di Giorgio Maria Duminuco

È da una settimana che siamo entrati nell’ultimo mese di questo 2019, ma questa volta non siamo solo in attesa della solita chiusura dell’anno: tra poco più di una ventina di giorni saluteremo il decennio dei nuovi anni ’10 per entrare a piè pari in una nuova decade. E come di consueto, ogni chiusura di ciclo porta con sé retrospettive e considerazioni che ci aiutano a tirare le somme di ciò che ne è stato, in un modo o nell’altro, del tempo trascorso.

È proprio in questo contesto che Billboard, celeberrimo magazine statunitense dedicato alla musica, ha rilasciato il 26 novembre 2019 la sua classifica dei 100 migliori video musicali usciti dal 2000 ad oggi

Troviamo nella classifica tutti nomi di grande importanza che in qualche modo hanno lasciato un segno caratteristico tramite i loro lavori: Kiesza, ad esempio, con le sue indimenticabili sneakers rosse in Hideway, oppure Adele nel suo romantic drama in bianco e nero di Hello, o anche i bigodini di Bruno Mars in Uptown Funk di Mark Ronson, gli esercizi di fitness in stile VHS anni ’80 della regina Lizzo o ancora la Pussy Wagon, omaggio a Tarantino, in Telephone di Lady Gaga.

Sarebbe doveroso spendere ben più di qualche parola su ognuno dei video elencati nella graduatoria in questione, ma per questioni di brevità salteremo direttamente al podio che, in questa occasione, è del tutto al femminile.

We Found Love – Rihanna ft. Calvin Harris

Terza classificata la perla delle Barbados, Rihanna, con il videoclip di We Found Love. Uscito nel 2011, il video di questa dance hit – frutto del featuring con il produttore e DJ britannico Calvin Harris – porta la firma di Melina Matsoukas, nota personalità dell’industria musicale internazionale.
Tema principale del videoclip è l’amore, ma di certo non quello idilliaco: alti e bassi della relazione sentimentale vengono mostrati in modo chiaro e diretto, ponendo un forte accento sulla possibile distruttività dell’amore quando fuori controllo. Scene di quotidiana routine e leggerezza tra i due amanti vengono quindi affiancate a violenza, droga e dissolutezza, ed è proprio a causa della forte presenza di queste ultime che il video fu molto criticato ed accusato di veicolare un messaggio inappropriato.

La regia aiuta a riportare il punto focale sulla componente umana ed emotiva: la maggior parte delle inquadrature si concretizza in primi o medi piani, e tutto ciò aiuta lo spettatore ad entrare in sintonia con la parte emozionale della relazione tra i due amanti e del dolore provato nei momenti di rottura. Finché il rapporto è sano e felice la relazione va a gonfie vele, ricca di momenti leggeri e spensierati. Ma quando si va giù è tutto come su un piano inclinato: da una piccola pendenza tutto rotolerà giù, accelerando costantemente fino ad arrivare alla vera e propria fine disastrosa.

La scelta della narrativa è sicuramente vincente in quanto è facile che molte persone riescano a ritrovare il loro vissuto – anche se solo in modo metaforico – nella storia presentata nel videoclip, in un amore così forte come la droga a tal punto di risultare tossico.

Bad Girls – M.I.A.

Si piazza al secondo posto la rapper britannica M.I.A. con Bad Girls. Il videoclip, le cui scene sono state principalmente riprese in Marocco, è stato diretto da Romain Gavras – regista di origine franco-greca – ed è stato rilasciato su youtube nel 2012.

Sin dalla prima scena veniamo catapultati nel mondo Arabo, con dune di sabbia e nuvole di polvere che offuscano le montagne in lontananza. Donne in attillati vestiti leopardati con il viso coperto ad eccezione degli occhi, uomini in abiti tipici in piedi sui condotti dell’acqua che ballano a suon di hip hop, gare illegali di drifting su BMW ormai decisamente datate: è questo lo spaccato della subcultura di quel mondo che M.I.A. ci presenta nel videoclip.

L’intenzione della cantante e del direttore Gavras è quella della denuncia sociale: in pieno accordo con la Primavera Araba l’artista si espone in difesa dei diritti delle donne, tutt’oggi scarsi nel mondo mediorientale. Ciononostante, il messaggio di questo video non è arrivato così chiaro e forte come auspicabile, e per questa ragione il videoclip è stato oggetto di durissime critiche che sostengono che la produzione sia stata il risultato di un agglomerato di stereotipi ben poco utili all’emancipazione femminile.

A prescindere da ciò, il video ha riscosso sin dalle prime ore dopo la pubblicazione su Youtube un altissimo tasso di visualizzazioni, probabilmente per la sua natura densa di contrasti forti che provocano un certo senso di shock nello spettatore. Il valore del video ha garantito la candidatura a diversi premi internazionali, come gli MTV Video Music Awards del 2012 ed i Grammy del 2013, trofei però conquistati da Rihanna con il precedentemente citato We Found Love.

Formation – Beyoncé 

Si aggiudica la vittoria assoluta l’iconica performer che da sempre ha fatto sbarrare gli occhi ai suoi spettatori: stiamo parlando di Beyoncé nel 2016 con Formation, videoclip di forte denuncia sociale, la cui direzione è stata affidata anche sta volta alla regista cubana Melina Matsoukas.

In pieno accordo con il suo abitudinario stile, anche stavolta l’artista ci propone un anatema visuale curatissimo in ogni dettaglio. Il tutto si apre con lei in piedi sul tettuccio di una macchina della polizia in una strada completamente allagata – probabile riferimento al disastro causato dall’uragano Kathrina. Seguono scene brevi ma ben strutturate che presentano per lo più donne e uomini afroamericani e in meno di 5 minuti viene ripercorsa tramite fedeli outfit la storia della cultura black, densa di sofferenza, orgoglio e riconquista della dignità.

Sono innumerevoli i riferimenti sociali, a partire da tutta la black culture per giungere alle forme di discriminazione e di abuso da parte delle forze dell’ordine. Un continuo omaggio ai black southerners e all’eredità della cultura Creola, reso efficacissimo da una fotografia di eccezionale gusto.

Formation è un video provocatorio e ammaliante, intrinsecamente politico ma allo stesso tempo personale. Esiste una fortissima coesione tra il testo e le immagini proposte, la quale mostra in modo schietto una realtà che non troppo frequentemente è stata palesata in tale modo nell’arte pop contemporanea.

È celebrazione della diversità, è protesta contro la discriminazione, sia essa di razza, di classe o di orientamento sessuale.

Non a caso candidato agli MTV Video Music Awards del 2016 ed ai Grammy Awards del 2017, questo video si pone ai vertici dei lavori artistici musicali di questo decennio, riassumendo in una deliziosa pillola un concentrato di ispirazione sociale e umanitaria.

Conclusioni

Tutte donne quindi nella classifica di questo decennio, simbolo finalmente di una rinascita e rivendicazione dell’importanza del femminino nel mondo. Videoclip tutti diversi tra loro, nel genere musicale, nella regia, nella fotografia, in parte anche nei temi trattati, ma tutti accomunati da un unico elemento alla radice di tutto: la voglia di creare una rottura con la tradizione, una rottura che sciocchi lo spettatore e che lo porti a interrogarsi su cioè che è veramente di valore in questa vita.
Fonte immagine di copertina: pagina Facebook Beyoncé
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