© Pagina Facebook – Bud Spencer Blues Explosion

Una formula vincente ha permesso loro di esprimersi in tutto e per tutto attraverso due strumenti.
White Stripes, Black Keys e i Kills sono solo alcuni degli esempi di una formazione apparentemente povera ma esplosiva. La risposta italiana non è stata affatto da meno.
Il nome del gruppo in questione deriva dall’unione di quello dei Blues Explosion, gruppo blues rock, con l’iconica figura di Bud Spencer, mito del cinema degli anni settanta. Un connubio tra un’America e un’Italia che segna la base di un progetto musicale interessante e diverso rispetto al resto del panorama italiano.

Un sound internazionale composto da una chiatarra hendrixiana, psichedelica, cruda, liquida che strizza l’occhio a quelle atmosfere anni ’60, dove una batteria prestante e dura amministra il tempo con personalità e gusto.

Bud Spencer Blues Explosion, il loro disco d’esordio, comprende 12 brani distribuiti su 31 minuti totali. Brani intensi che in meno di 4 minuti riescono a dire tantissimo, ad arrivare e a dire la loro. Il suono rimanda a quel vintage per nulla hipster ma ricercato, come se il tempo non fosse mai trascorso e ci trovassimo proprio in quegli anni, dove il sudore si mischia a quella sensazione di leggerezza e di spina staccata dalla presa di corrente.
I brani del disco, come anche negli album successivi, nascono da intense jam session in studio. L’improvvisazione è il momento in cui un musicista si confronta con il suo strumento e con gli altri. Si possono aprire dialoghi infiniti, discorsi complessi e riff da annotare per dei futuri pezzi. 

Noi in due siamo come uno, e tu?
Noi in due suoniamo come in dieci, e tu?
Noi in due facciamo un casino di dio, e tu?
Io mi chiamo Adriano e lui si chiama Cesare, e tu?

Frigido” e “Blues 2” camminano nei campi di cotone, “Mi sento come se” sbandiera un riff potente ed efficace, l’elettricità di “Hey Boy, Hey Girl” dei Chemical Brothers è tradotta in una cover rock dove la chitarra fa da sintetizzatore, “Good Morning Mike”, “Esci piano”, la strumentale “Here I Am” e le restanti evidenziano un talento fuori dal comune.
I Bud Spencer Blues Explosion sono la classica band selvaggia che sul disco è potente ma dal vivo è un qualcosa di micidiale. Non avendo regole e sovrastrutture, gioca molto sull’improvvisazione che si inserisce all’interno dei brani stessi e funge da ponte tra un pezzo e l’altro. Improvvisare su un palco permette non solo di mettersi alla prova creando atmosfere nuove, ma anche di continuare, soprattutto in quel momento, a conoscersi.
Dietro queste due grandi personalità musicali, c’è uno studio costante della musica e del proprio strumento. C’è la voglia di sperimentare e di provare sempre ad andare oltre.

Due musicisti completi che, nel tempo, si sono dedicati anche ad altri progetti. Adriano Viterbini presta le sue doti chitarristiche a progetti come quello di Bombino, Fabi-Silvestri-Gazzè, Blindur, Tre Allegri Ragazzi Morti, Cor Veleno, Nic Cester. Nel 2019 crea il progetto I Hate My Village con Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours), Alberto Ferrari (Verdena) e Marco Fasolo (Jennifer Gentle), con il quale riscuote molto successo e che gli permette di portarlo su numerosi palchi italiani. Cesare Petulicchio, ormai batterista consolidato di Francesco Motta, presente in entrambi i due dischi del cantautore, ha condiviso il palco con Gavin Harrison (Porcupine Tree, King Crimson e Pineapple Thief) e con Mike Mangini (Dream Theater, Steve Vai, Annihilator).

Ben dieci anni, ormai, dal battesimo discografico di questa straordinaria band che fino all’anno scorso ha portato in tour il suo ultimo album Vivi Muori Blues Ripeti, il quale segna una maturazione professionale non indifferente, raggiunta attraverso la pubblicazione di A Fuoco Lento Live Ep, registrato allo storico Circolo degli Artisti di Roma, e Do It nel 2011, e BSB3 nel 2014. 

Musica liquida, altamente infiammabile, che riesce a creare numerosi scenari nella mente dell’ascoltatore, portandolo, attraverso gain alzati, distorsori, compressori e battiti, su pianeti lontani.
Attraverso una sintonia più unica che rara, i due musicisti romani hanno fatto della libertà artistica il loro cavallo di battaglia, evitando le mode del momento e seguendo il loro gusto personale. Scelta rivelatasi vincente e apprezzata molto dai professionisti del settore, i quali non saranno mai titubanti nel consigliarvi un loro disco o di assistere ad un loro live che, dati gli impegni dei due artisti, diventa un vero e proprio evento al quale è severamente vietato assentarsi.

Immagine di copertina: © Ufficio Stampa Big Time
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