Quante volte ci siamo chiesti come un cantante abbia trasformato la sua passione per la musica in un lavoro o come sarebbe stato partecipare a Woodstock? Sarebbe stato bello nascere tra gli anni ’50 e ’60, per arrivare ad essere diciottenne nel 1969; sarebbe bello essere un agente o uno stretto collaboratore di Lady Gaga, Beyoncé o Taylor Swift, ma purtroppo non lo siamo. Una soluzione alternativa potrebbe arrivarci direttamente da Una notte al museo e la sua tavola di Akmenrah. In questo modo potremmo far rivivere nel Museo di Madame Toussaud la statua di cera di John Lennon e di altri grandi artisti, per poterci parlare anche solo qualche minuto.

Nessuna di queste ipotesi, però, sembra essere fattibile e attuabile. Come fare allora? In un periodo in cui stiamo perlustrando e divorando a suon di serie tv le piattaforme streaming, c’è una sezione affascinante e poco battuta che di solito ignoriamo.

I docufilm musicali

Questa sezione porta il nome di “documentari”. Già la parola potrebbe destare in molti di voi una sorta di timore referenziale e, in alcuni, uno sbadiglio involontario. La mente vagherebbe subito a Piero e ad Alberto Angela, ad antiche rovine romane, a leoni e gazzelle o al mondo sottomarino.

In realtà, però, il mondo dei documentari non conosce confini e mai come in questo periodo, questi confini li supera. Scorrendo i titoli di Netflix & friends, a volte in maniera passiva e casuale, c’è un genere che potrebbe aiutarci a sentire meno la mancanza dei concerti: il documentario musicale.

I docufilm musicali sono tantissimi e con argomenti che spaziano dalla storia di un evento come il Coachella al racconto della vita di un artista. Possono essere raccontati da appassionati e studiosi dell’argomento o da chi quell’“argomento” l’ha vissuto veramente.

Da Homecoming: A film by Beyoncé, in cui l’artista racconta la sua memorabile partecipazione al Coachella, a This is it, il docufilm in cui Michael Jackson prepara un tour di cinquanta tappe, diventato poi memorabile per la sua prematura scomparsa.

Per i più appassionati ci sono dei documentari che raccontano il lavoro “tecnico” che c’è dietro a grandi album come fa 33 Giri Italian Masters, piccoli gioielli di Sky Arte da vedere e rivedere senza sosta.

Alcuni sono caduti nel dimenticatoio un attimo dopo essere stati creati, altri hanno avuto un grandissimo successo e sono stati candidati all’Oscar, come nel caso di Woodstock- Tre giorni di pace, amore e musica, diretto da Michael Wadleigh. Un documentario che non solo racconta la storia del famoso festival, ma riesce a farci diventare uno di quei cinquecentomila presenti al concerto.

Come scegliere il docufilm musicale da vedere?

Districarsi tra questi titoli è un’impresa impervia, soprattutto per i neofiti. La strada più semplice da seguire, probabilmente, sarebbe quella di scegliere in base ai gusti musicali, ma si rischierebbe di apparire noiosi. Se, come diceva Thomas Hobbes, “la curiosità è la lussuria della mente”, perché non essere lussuriosi in questo caso?

Scegliamo la piattaforma che ci piace di più (o quella di cui abbiamo un mese gratuito) e mischiamo le carte in tavola. Metallari e musicisti rock all’ascolto: abbandonate i vostri bassi e le vostre chitarre elettriche per un secondo e scegliete un documentario sulla musica classica. Classici all’ascolto: guardate il docufilm sulla storia dei Club Dogo e, chissà, magari vi appassionerete al rap italiano.

Per aiutarvi in questa difficile impresa, abbiamo stilato una lista di piattaforme e rispettivi docufilm imperdibili.

Netflix

Abbandonate per un attimo La Casa di Carta e Stranger Things, cliccate su film e poi sulla sezione documentari. Ecco fatto, vi si aprirà un mondo bellissimo con storie di efferati serial killer o di donne pronte ad aiutarvi a mettere in ordine la vostra vita e soprattutto i vostri armadi. Ma se di musica si vuole parlare, Netflix si difende bene e ne ha per tutti i gusti.

Se non sapete che Neffa prima di “stare bene con la sua signorina” era uno dei più importanti rapper in Italia, Numero Zero. Alle origini del rap italiano fa per voi. Se, invece, volete scoprire la vita di alcuni artisti, la lista è senza fine. Da Whitney: Can I Be Me che racconta la vita e le battaglie contro la dipendenza della cantante, fino ad arrivare alla storia di Quincy Jones, icona musicale e culturale. Fiori all’occhiello di questa piattaforma: Rolling Thunder Revue: Martin Scorsese racconta Bob Dylan, il cui titolo dice già tutto, e What Happened, Miss Simone? così interessante e ben fatto da essere candidato all’Oscar. Da non perdere un commovente ritorno sulle scene della band protagonista degli attacchi del 13 novembre a Parigi, gli Eagles of Death Metal, diretto dal figlio di Tom Hanks.

Amazon Prime Video

Nessuno vi giudicherà se, in questo periodo, avete scelto di approfittare del mese gratis offerto da Amazon Prime Video. Quindi, perché non spulciare anche tra i docufilm musicali che offre questa piattaforma? Amazon Prime Video offre titoli per tutti i gusti, ma soprattutto per tutte le età.

Dai Coldplay con interviste e video inediti del tour di Head Full Of Dreams, fino a un docufilm per tutte le Belieber. Tranquilli, ce n’è anche per chi ha visto la caduta del muro di Berlino. Siete nati a suon di Rolling Stones e Beatles? Amazon Prime Video ha quello che fa per voi: dalla storia delle band a un focus su John Lennon. Se, invece, siete nostalgici degli anni ’80 non potrete sicuramente perdere Can’t stand Losing you: surviving The Police, Madonna and the Breakfast Club e U2- A Rock Crusade.

YouTube

Quante volte abbiamo utilizzato questa piattaforma per vedere video divertenti con i famosi gattini coccolosi? Tantissime. Quante volte, invece, lo abbiamo utilizzato per vedere un documentario? Un po’ di meno.

L’obiettivo è cambiare modalità d’uso della piattaforma a suon di Coachella, di rap italiano e di tanto altro. Gli organizzatori del Festival più fashion-bloggerizzato di sempre e che quest’anno compie vent’anni, hanno deciso di annullare l’evento e “sostituirlo” con un documentario. Non sarà come essere nel deserto e ballare a suon di musica, ma vedere interviste e video inediti sarà una magra consolazione in attesa di poterlo fare di nuovo.

Se invece vi piace il rap italiano, potrete fare un salto negli studi con Marracash e Gue Pequeno in Santeria-The recording session o scoprire cosa hanno fatto i Club Dogo quando sono volati a Los Angeles in  Dogo in LA.

Coachella 20 Years in the desert

Coachella 20 Years in the desert
Fonte: sito ufficiale Coachella

Immagine di copertina: cover album “Santeria”, Marracash e Gué Pequeno
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