L’estate sta ormai giungendo al termine e il mese dei nuovi inizi è arrivato. Settembre segna la fine delle feste in spiaggia e degli aperitivi al mare ed è il mese in cui tutto ricomincia: come se fosse l’arrivo di un nuovo anno, a settembre si riprende con i buoni propositi, con la routine lavorativa e con l’iscrizione in palestra. Settembre è anche l’inizio di un nuovo anno scolastico per bambini e ragazzi che fino agli inizi di giugno saranno impegnati quasi tutti i giorni sui banchi di scuola per imparare e crescere con l’aiuto dei loro insegnanti e professori. In occasione dell’inizio dei nuovi corsi sembra opportuno affrontare quello che secondo noi è un problema del sistema scolastico italiano: la poca importanza che viene data all’insegnamento della musica nelle scuole.

Musica nelle scuole.
Foto da Forum Educazione Musicale

L’educazione musicale nelle scuole pubbliche italiane

A livello di fondi stanziati per l’educazione musicale l’Italia si trova al penultimo posto nel panorama europeo, seguita soltanto dalla Spagna, il primo Stato in Europa che ha drasticamente cancellato la materia dal percorso di studi. In Germania, d’altro canto, lo studio della musica nelle scuole pubbliche dura tra i 12 e i 13 anni a seconda degli indirizzi.I governi che si sono succeduti nel nostro Paese hanno dimostrato di sottovalutare che la musica è parte integrante della nostra cultura e che numerosi sono i benefici che derivano dallo studio di uno strumento o dall’ascolto di canzoni e componimenti. Nei licei la musica non viene insegnata, ad eccezione di quelli con uno specifico indirizzo musicale, e nelle scuole medie è considerata una materia di serie B, categoria che spetta anche ad educazione fisica, disegno tecnico e simili. È una “materia tappabuchi”, come se l’ora riservata all’insegnamento di uno strumento fosse una seconda ricreazione per far svagare i ragazzi tra le impegnative (e più importanti) lezioni di matematica e di italiano.

Questo sistema scolastico non considera il fatto che abbiamo la fortuna di essere nati nello stesso paese di compositori, musicisti e direttori d’orchestra che hanno fatto la storia, quali Verdi, Puccini e Vivaldi e, cosa ancora più grave, non tiene conto degli effetti benefici che la musica ha sull’essere umano. A rimetterci sono i ragazzi, e indirettamente anche gli insegnanti, che per anni si sono dedicati allo studio della teoria e dello strumento per arrivare al diploma, in modo da poter poi trasmettere la loro passione al prossimo.

I benefici dell’ascoltare e del fare musica

Numerosi sono gli studi che dimostrano gli effetti benefici dell’ascolto della musica sia per la salute mentale che per quella fisica. Ascoltare canzoni, sonate o preludi fa bene alla mente e allo spirito. È un toccasana per il cervello e per il cuore, fa bene all’umore e allevia lo stress. È un ottimo modo per contrastare ansia e depressione, tanto che è utilizzata come strumento riabilitativo nella musicoterapia.

Ma i vantaggi che derivano dall’ascolto della musica sono minimi in confronto a quelli che derivano dall’apprendimento di uno strumento. È stato provato che chi suona ha migliori capacità di problem solving, di lettura dei testi e mantiene più a lungo la concentrazione. L’insegnamento della musica ha anche importanti riflessi positivi per curare disturbi del linguaggio come la dislessia. Dal punto di vista fisico lo studio delle 7 note permette di migliorare la coordinazione e le abilità motorie.

La musica per gli adolescenti

Gli anni trascorsi sui banchi di scuola rimarranno per sempre scolpiti nella memoria dei futuri adulti; sono i più emozionanti e indimenticabili, ma allo stesso tempo sono anche i più difficili. I primi anni del liceo in particolare coincidono con quel periodo tanto delicato che è l’adolescenza, il passaggio dall’età infantile a quella adulta, in cui i ragazzi sono più fragili e sensibili, a volte difficili da gestire perché ribelli e incontrollabili. L’educazione musicale alle medie e alle superiori può aiutare gli adolescenti ad esplorare la propria emotività e a scoprire la propria dimensione interiore. La musica infatti è il più popolare e universale dei linguaggi e viene utilizzata per comunicare senza le parole pensieri e emozioni in modo soggettivo.

L’insegnamento della musica a scuola può portare a due conclusioni: i ragazzi si appassionano ad uno strumento attraverso il quale scoprono un nuovo modo di esprimere sé stessi, e decidono quindi di portare avanti lo studio anche al di fuori della scuola; in caso contrario, si saranno in ogni caso arricchiti di tutti quei benefici che abbiamo prima elencato e avranno aumentato il loro bagaglio conoscitivo con le basi di uno strumento, del solfeggio, della storia della musica. Nulla di negativo deriva quindi dall’insegnamento della musica nelle scuola, ma solo vantaggi e benefici che si estendono anche al di là del suonare uno strumento.

 

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