Ci vorrà del tempo prima di riuscire a metabolizzare completamente la morte di Ezio Bosso, pianista e direttore d’orchestra, che ha avvicinato molte persone ad una visione della musica diversa, basata sull’introspezione.

Inconsciamente, come un vero e proprio divulgatore, Ezio Bosso ha seminato la cultura dell’ascolto, dello studio della musica, della dedizione e dell’esercizio costante.
Attraverso il dialogo, uno strumento musicale a tutti gli effetti, il Maestro riusciva a far riflettere, discutere e mettere in discussione tutti, compreso sé stesso, per poter crescere e incorporare riflessioni atte a migliorare ed entrare ancora di più nella musica.
Perché quel compositore ha preferito esaltare i violini piuttosto che i violoncelli? Qual è l’atmosfera che si vuole creare? Qual è la scenografia musicale che si vuole costruire intorno all’ascoltatore? Cos’è un’aria?

I nostri artisti che ci fanno tanto divertire

In un’intervista al programma di La7, Propaganda Live, condotta da Diego Bianchi, Ezio Bosso si è mostrato, ancora una volta, capace di trasmettere passione ed empatia attraverso la musica.

Fa sorridere il fatto che proprio qualche giorno fa, il presidente del Consiglio, durante la conferenza stampa di presentazione del decreto Rilancio, bonariamente, abbia detto: “Un occhio di attenzione per i nostri artisti che ci fanno tanto divertire”.

Senza creare inutili discussioni sulla forma, fa riflettere molto il ruolo dell’arte, e in particolare della musica, nel nostro Paese.
La musica, come il Maestro Bosso ci ha insegnato durante il suo percorso artistico, è di estrema importanza non solo per le orecchie e per l’animo, ma anche per la coscienza, la consapevolezza e la realtà che ci circonda: non è un mondo parallelo a sé stante.

Fonte: Pagina Facebook – Ezio Bosso

“La musica è nata come un fenomeno politico”

Basti pensare a quando paragonò l’orchestra ad una società ideale.
Una similitudine profonda che non si limita alla sola dimensione romantica, ma una efficace comparazione, in grado di scardinare numerosi punti.

Prendiamo un’orchestra sinfonica con più di 40 elementi, dove ci sono diverse gerarchie da rispettare: primo violino, primo violoncello, prima viola, primo oboe, etc.

“A volte le orchestre vanno anche da sole, perché magari davanti c’è qualcuno che non sa cosa deve fare”

Perché un’orchestra rappresenta una possibile società modello? Tralasciando il fatto che potrebbe comunque essere contaminata da qualsiasi difetto di cui la nostra società attuale è affetta, l’orchestra è un bellissimo esempio di equilibrio funzionale, come diceva Bosso.

Singolarità e individualità

“Ma io amo gli ideali che sono dentro le partiture: le nostre costituzioni. Unisce tutti: unisce le singolarità, non le individualità.”

Una frase così potente che si arma di una differenza fondamentale. Per comprendere bene la netta linea che divide singolarità e individualità, possiamo far riferimento al filosofo francese, Gilles Deleuze, il quale attribuì alla singolarità un interessante peculiarità: la singolarità non coincide con l’individuo, ma lo precede e lo costituisce.

Nell’Etica di Spinoza, invece, si afferma che l’essenza della singolarità è connettiva: perseverare nella propria esistenza vuol dire favorire le relazioni che aumentano la potenza, ridurre al minimo quelle che la limitano.

L’individualità rappresenta “la nota o il complesso di note proprie ed esclusive (singolarità) che caratterizzano l’individuo e lo distinguono dagli altri individui della stessa specie o dagli altri membri della stessa società”.

Fonte: Pagina Facebook – Ezio Bosso

La società ideale per Ezio Bosso

“Durante le mie prove, faccio ruotare i violini: chi era davanti va dietro e viceversa. Il primo violino è sempre lo stesso perché ha un ruolo ben preciso. Forse, quelli dietro il primo violino lo potrebbero sostituire in quanto molto bravi, ma magari non hanno le peculiarità per farlo. Magari stare lì davanti li agita, magari tutto quel lavoro in più non gli interessa se non fare la propria parte bene.

E continua, tornando sull’argomento: 

“Cos’è una società ideale? Ogni sezione, con le sue singolarità, è fondamentale. Quei sedici violini suonano tutti le stesse note, non che uno suona delle cose diverse e un altro fa altrettanto.
Non smetterò mai di dirlo: non si suona meglio per distruggere il nostro vicino, si suona meglio
affinché lui suoni meglio.

A cosa serve un’orchestra con tanti violini? Serve a rispettare la partitura scritta, il compositore che credeva in quello. Suona lo stesso, ma non è più musica.”

Come potete leggere, il Maestro Ezio Bosso ha fatto della musica una filosofia da seguire, un vero e proprio stile di vita.
Una vita, la sua, pregna di significato, di ideali e di libertà.

In conclusione, vogliamo ricordare il Maestro, con le sue stesse parole rilasciate in un’intervista del 21 aprile:

La malattia mi ha allenato a soste forzate ben peggiori (in riferimento alla quarantena, ndr). Stavolta però non è il mio corpo a trattenermi ma qualcosa di esterno, collettivo, misterioso. Sono giorni strani, il tempo e lo spazio si sono fatti elastici, a volte le ore sono eterne, a volte volano. A volte ti senti in prigione, a volte scopri la Dodicesima stanza, quella che ti libera. Era il titolo di un mio vecchio album.
Diventare migliori è una scelta non una conseguenza, richiede un impegno forte con sé stessi. Star chiusi in casa non basta. Questa retorica vuota che ci circonda è insopportabile. Così come tanta cattiveria sparsa nel web, l’ottuso complottismo di chi vuole un colpevole a ogni costo.

Immagine di copertina: Pagina Facebook – Ezio Bosso
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