Una delle ultime foto dei Beatles ancora insieme scattata da Linda McCartney ©

 

“Hey Jude, don’t make it bad
take a sad song and make it better…”

Pubblicato nel 1968 per la Apple Records, il singolo “Hey Jude” vide la luce nel panorama musicale statunitense il 26 agosto, mentre approdò su quello britannico il 30 dello stesso mese, insieme al singolo “Revolution” come lato B.
Prodotto dalla mente di Sir James Paul McCartney, il brano doveva inizialmente far parte del celebre omonimo album intitolato The Beatles – o per molti White Album – ma, successivamente, si pensò di dargli una veste separata dagli altri brani, proclamandolo così il singolo per eccellenza.

“Hey Jude” è una canzone dedicata al figlio di John Lennon, Julian Lennon, la quale, per favorire la fonetica del brano, è stata rinominata “Hey Jude” anziché “Hey Jules“.
Il figlio di Lennon stava passando un momento di sconforto per via del divorzio tra il padre e Cynthia Powell, scrittrice e prima moglie di Lennon, causato dalla relazione extraconiugale di John con Yōko Ono.
L’origine del brano non è mai stata chiarissima, in realtà, in quanto molti sostennero che la canzone fu scritta da McCartney per McCartney stesso, reduce dal fallimento amoroso intrapreso con Jane Asher, mentre altri ancora attribuiscono il vero significato ad un momento difficile passato dai Beatles.
Nel dubbio, Julian Lennon, durante un’asta, si aggiudicò per venticinquemila sterline lo spartito originale del brano.

“Vorrei averlo potuto amare anch’io, ma lui ha piantato in asso
me e sua moglie Cynthia per andare a predicare l’amore e la pace
e vivere con un’altra donna,
che oggi vende i suoi ricordi personali nelle aste.
Alcuni dei suoi strumenti preferiti li ho comprati io.” –  Julian Lennon sul padre John

Paul McCartney è sempre stato legato al primogenito di John, tanto da trattarlo quasi come se fosse suo figlio. 

“Rimasi profondamente toccata dalla sua evidente
preoccupazione per il nostro benessere.
Mentre era in viaggio in macchina compose “Hey Jude”.
Non dimenticherò mai il gesto gentile di Paul nel venire a trovarci” – Cynthia Powell

Durante l’arrangiamento e la scrittura del pezzo, la frase the movement you need is on your shoulder non convinse molto McCartney, tanto da promettere al resto della band di provare a sostituirla con altro per la versione definitiva. Lennon si oppose, definendola la strofa migliore di tutta la canzone.

John Lennon, per anni, ritenne che il brano fosse stato scritto per lui, su di lui, in merito alla relazione con Yōko Ono, leggendolo in chiave di esortazione per aver scelto di intraprendere una nuova strada con la sua nuova dolce metà. Ma non fu così, in quanto McCartney non avrebbe mai voluto che Lennon se ne andasse.

Registrato nei famosissimi studi di Abbey Road e negli studi Trident a Londra, il brano fu sottoposto a minuziosi cambiamenti e perfezionamenti tecnici, riuscendo così a sfruttare le grandi potenzialità che questi studi di registrazione potessero offrire ai tempi.
Non pochi furono gli aneddoti che colorirono questa fase di produzione: la diatriba tra Harrison e McCartney sull’arrangiamento; il rifiuto di un membro dell’orchestra ad unirsi al coro e a battere le mani; il litigio tra Lennon e gli altri membri, il quale voleva che “Revolution” fosse sul lato A, data la forte componente politica del brano.

Al terzo minuto, durante i versi che recitano Remember, to let her under your skin / Oh, then you’ll begin, si intuisce un “Fucking Hell” dello stesso McCartney. L’imprecazione, lasciata come registrazione in sottofondo, coperta dagli strumenti, fu fortemente voluta da Lennon che convinse McCartney a renderla parte integrante del singolo.

La struttura del brano è un continuo crescendo: si parte con la voce solista di McCartney accompagnata dalle note del pianoforte, per poi veder inserirsi chitarra, basso e percussioni. La coda del pezzo, essendo un coro lungo circa quattro minuti, necessitava di un appoggio orchestrale di 36 elementi tra cui violini, trombe, viole, violoncelli, percussioni, flauti, contrabbassi, fagotto e controfagotto, clarinetto basso, clarinetti e corni.
La Capitol Records, si dice, fu contrariata riguardo la lunghezza del brano in quanto non adatta per un utilizzo radiofonico.

Schizzo con la scrittura di “Hey Jude”. © Wikipedia

Caratteristico anche l’aneddoto nel quale McCartney, durante la promozione dell’uscita del loro nuovo singolo, scrisse con della vernice sul negozio ormai chiuso della Apple Boutique, la scritta Hey Jude/Revolution. Un passante, vedendo la scritta, si infuriò e con un sasso distrusse la vetrata. In molti criticarono il fatto attribuendolo ad un riferimento antisemita, cosa da cui il membro dei Beatles si dissociò completamente.

Hey Jude“, nonostante sia un singolo di ben sette minuti abbondanti, riuscì a rimanere nelle classifiche inglesi e americane per ben 16 settimane, andando contro gli standard dell’epoca.
In sei mesi, il brano registrò circa cinque milioni di copie vendute in tutto il mondo e dopo quattro anni raggiunse la cifra di sette milioni e mezzo.

Un brano iconico che è stato simbolo di una generazione. Amore, empatia e dolcezza sono stati alcuni degli ingredienti che hanno permesso al gruppo di affermarsi come band di fama mondiale, la quale non solo è riuscita a rivoluzionare il modo di fare musica ma anche a modificare le abitudini degli ascoltatori stessi.

Immagine di copertina: © Don McCullin
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