One Plus One, meglio conosciuto come Sympathy for the Devil è un film del 1968 diretto da Jean-Luc Godard.
Un film ideologico e politico, carico di metafore e allusioni alla rivoluzione culturale e sociale che stava infervorando tutto il mondo, a partire dalla Francia, patria di Godard, e quel maggio francese al quale partecipò un mese prima delle riprese del film. La rivoluzione contro l’establishment, il sistema industriale, la logica del denaro e il sistema militare non è più di dominio comunista, ma viene portata avanti dai giovani e dai cineasti. 

 

Sympathy of the Devil vede la partecipazione dei Rolling Stones, ripresi durante la scrittura di una delle canzoni più celebri del gruppo, e anche la più controversa: dopo la sua pubblicazione, furono accusati di satanismo e istigazione alla magia nera. 

Un testo dibattuto, che nasce dalla lettura de Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Come nel libro, la figura del diavolo viene legata a vari episodi storici:  la morte di Gesù Cristo, la Rivoluzione d’Ottobre, la morte di Kennedy, la Guerra dei Cent’anni.
Il diavolo è elegante, seducente, sempre presente nella storia dell’uomo e non limitato ai potenti, ma celato nella banalità del male. Molti critici musicali affermano che sia un’allusione alla natura diabolica dell’uomo, ma possiamo notare nel film una frase che potrebbe ribaltare quest’analisi. Durante l’intervista di Eva Democracy, in uno dei quattro episodi che scandiscono il film, l’intervistatore chiede: “Il diavolo è Dio in esilio?”. 

Nel film, paradossi come questi ce ne sono tanti. Dopo la scena dei Rolling Stones, la macchina da presa riprende i rivoluzionari militanti di colore nella discarica di Battersea a Londra, mentre leggono testi politici e letterari. Nell’apertura della scena ascoltiamo la lettura del libro Soul on Ice di Eldridge Cleaver: si descrive il blues, e si contesta il furto della black music da parte dei bianchi. 

I Rolling Stones ne sono l’esempio: nascono sotto il nome di “The Blue Boys”, una band skiffle – il rock and roll britannico degli inizi, termine che rimanda alle feste nei quartieri poveri dei braccianti neri degli USA. 

È evidente il conflitto che c’è tra le due fazioni: l’emarginazione dei neri contro l’imperialismo culturale e politico bianco. 

Dobbiamo ricordare che, nonostante il rock abbia una diretta paternità nera, esso è rivoluzionario: i Rolling Stones incarnano l’anti establishment.
Un’altra chiave di lettura del brano vede Jagger che parla in prima persona: riflette ironicamente sull’effetto del rock, demonizzato dal tradizionalismo e filtrato dai media e dal pubblico, che destrutturano l’immagine del divo a proprio piacimento. Grazie alla notorietà, la trasgressione e la sperimentazione, si introduce la musica nera ad un pubblico bianco, plasmando una nuova generazione, la stessa che ha reso possibile la rivoluzione del 1968. 

Godard vuole mostrare la natura politica dell’arte, il fascino delle celebrità e la violenza della società, la lotta di classe nera, la liberazione delle donne e il rifiuto della cultura autoritaria. Tutti questi temi non sono direttamente rivelati allo spettatore ma vengono celati dietro discorsi criptici, in quattro lunghe sequenze senza azione, legate l’una all’altra da un filo conduttore: il fascino della rivoluzione.

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