Da un punto di vista artistico, gli ultimi due anni per Rancore sono stati a dir poco frenetici: prima l’uscita dell’album Musica per bambini che lo ha portato in tour per un anno e mezzo, poi l’inizio della collaborazione con il cantautore Daniele Silvestri, per concludere con la partecipazione da solista all’ultima edizione del Festival di Sanremo, da cui è uscito vincitore del premio per il miglior testo, segnando così un momento epocale nella storia del rap italiano.

Insomma, per quanto Rancore ci possa piacere, persino i suoi ascoltatori più impazienti gli avrebbero concesso un periodo di meritato riposo alla fine di quest’avventura musicale. Invece no, lui si è rivelato ancora una volta inarrestabile proprio come le parole che scorrono a fiumi nei sui pezzi, dinamico proprio come il suo inconfondibile flow e instancabile viaggiatore nello spazio e nel tempo.

Inoltre, ha confermato ciò che molti dei suoi attenti ascoltatori sospettavano da tempo: i suoi testi sono scritti dagli alieni. Ma andiamo con ordine.

12 maggio: Lost in the Desert

È un brano che tiene alta la bandiera della condivisione e della solidarietà nel momento in cui ce n’era, e ce n’è, bisogno.

Nata da un’idea di Rodrigo D’Erasmo, il pezzo è il risultato del lavoro di squadra di 12 artisti, tra cui Joan As Police Woman, Rancore, Daniele Silvestri e molti altri, che mira ad accendere un’ulteriore luce sulla crisi del settore musicale e per supportarlo attraverso l’iniziativa Covid 19 Sosteniamo la Musica di Spotify.

Rancore ha raccontato così il suo contributo a la Repubblica: “Ho cercato di rompere per un attimo il sogno nel quale i musicisti e le voci di Joan e Daniele riescono a trasportarti, per poi creare vortici e tornadi di parole e rime, ed infine riportarti di nuovo nel sogno. È bello quando diversi linguaggi e diverse lingue riescono a parlarsi e a creare qualcosa di unico“.

Infatti, in “Lost in the Desert”, la sua identità musicale stravolge l’atmosfera onirica che prevale nel brano, ma senza brusche interruzioni. Rancore trasporta l’ascoltatore in un’altra dimensione onirica, più intensa, che si figura come un’oasi di parole che, insieme alla sonorità, accarezzano chi, in questo momento storico così delicato, si sente come perso in un deserto arido di emozioni. 

22 maggio: Il mio nemico invisibile

Rancore e Daniele Silvestri tornano a collaborare dimostrando che la linea sottile che separa rap e cantautorato può assottigliarsi fino a divenire impercettibile, o meglio, invisibile.

I due artisti, dopo l’esperienza di “Argentovivo“, decidono di fare un salto nel passato per creare un potente dialogo tra il capolavoro del cantautorato moderno “Il mio nemico“, di Daniele Silvestri, e quelli del rap ermetico “Non esistono” e “Invisibile“, nati dall’indimenticabile sodalizio artistico tra Rancore e Dj Myke.

Rancore stesso ha descritto questo esperimento musicale sui social come “Un viaggio nel tempo che però ci da la sensazione di essere nel presente perché ogni singola parola sembra scritta oggi. Forse per questo ho la sensazione che è una vita che parlo di questo periodo”. Infatti, con “Il mio nemico invisibile”, Rancore e Daniele Silvestri uniscono la loro sensibilità per lanciare un messaggio forte contro i nemici che, fuori e dentro di noi, non hanno fattezze, ma contro cui combattiamo un’assurda guerra senza tempo. 

25 maggio: Razza Aliena 

Non lo senti che non sto più in questo pianeta?”, cantava Rancore nel brano conclusivo del suo ultimo album Musica per bambini.

La parola “alieno” si è intrecciata più volte alle altre parole che hanno composto gli innumerevoli testi ermetici del rapper, quasi fosse inevitabile per lui non usarla, ma solo adesso scopriamo ironicamente il perché.

Questo periodo di quarantena è stato, per Rancore, un’occasione per svelarci un segreto a riguardo con “Razza Aliena”, brano scritto in 48 ore, figlio di questo periodo storico che ha costretto molti a fare i conti con i propri fantasmi, o nel caso di Rancore, con i suoi alieni.

Il pezzo è il racconto dell’esperienza personale del rapper che, durante l’isolamento, come solo i veri artisti sanno fare, è riuscito a trasformare un momento di difficoltà in uno di creazione artistica. Rancore ha spiegato a Rolling Stones: “La parola stessa è spesso fraintesa: “alieno” è la definizione di tutto ciò che già esiste dietro l’angolo, o almeno lo è fino a quando non trovi il coraggio di girarlo. Dentro di noi ci sono tante cose che non conosciamo, e scoprirle a volte può essere doloroso. In più, c’è il fatto che lo straniero e il diverso sono concetti che sono stati molto strumentalizzati per mettere paura alla gente, nell’Italia degli ultimi anni. La canzone parla anche di questo, anche con un po’ di autoironia.

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