La vittoria di Mahmood arriva inaspettata la sera della finale di Sanremo come quando organizzi il ferragosto al mare e poi scopri che proprio quel giorno diluvia. Ci si adatta facilmente alle circostanze, si cerca un modo per accettare il fatto che può piovere anche a ferragosto, ma sotto sotto senti che poteva andare meglio di così. E per spiegare il perché dobbiamo fare un passo indietro e dare un senso a questo Sanremo fatto di imprevisti e colpi di scena.

Se c’è una cosa che si può dire con certezza è che la canzone vincitrice non aveva le tipiche sonorità sanremesi a cui tutti si sono piegati, dagli artisti più indie ai rappresentanti della musica rap e trap. Una produzione elettronica, e finalmente giovane! Non per niente Mahmood proviene proprio dal percorso di Sanremo Giovani, ed è facile aspettarsi un appeal fresco come il suo.

Eppure la sala dell’Ariston scalpita e urla quando viene annunciata la terna del podio.
Social e bookmaker indicano Ultimo nettamente favorito,e la sala proprio a Ultimo e alla Berté aveva tributato le standing ovation. Tradite le aspettative del pubblico, il caos ha regnato sovrano, e quando è caos intorno, a fare rumore è l’ignoranza.
Mahmood vince Sanremo, ma i titoli sono “Ha vinto lo straniero”.
Nessun titolo del genere quando a vincere è stato Ermal Meta, cantante di origine albanese, che proprio un anno fa ha portato a casa il trofeo più ambito della storia della musica italiana.
Sarà che Mahmood ha la carnagione molto più scura, tratti arabi marcati e un nome che non lo aiuta affatto. Sarà che le sonorità del suo pezzo sono così internazionali che non sembra nemmeno una produzione italiana, che persino il testo recita quel poco rassicurante Waladi waladi habibi
.
Sarà per tutti questi motivi che Mahmood ci viene venduto come la novità dal Mediterraneo. Come l’altro, come il diverso. Quello venuto a rubarci pure la musica. Ma Mahmood si chiama Alessandro, è nato a Milano, e noi non ci abbiamo capito davvero nulla.
Ma poteva davvero andare meglio di così. Magari comprendere che tutto questo scalpore non è imputabile al ragazzo. Ma solo al rumore delle aspettative disattese.

Mahmood è il vincitore che nessuno voleva, ma che ha messo d’accordo tutti. L’alternativa che nessuno si aspettava in un Festival pieno di possibili canzoni vincitrici e di vittorie preannunciate. E se c’è una cosa di cui proprio non avevamo bisogno è la polemica inutile sulle sue origini. Piuttosto, un fatto da molti ignorato è proprio quello che sul podio, a trionfare, c’erano cinque ventenni. A trionfare non c’era “lo straniero”, ma una generazione che lotta faticosamente per trovare il proprio posto nella musica italiana. Mahmood aveva già un curriculum artistico pieno di zeppo di esperienze diverse: dalla sua partecipazione alla sesta edizione di X-Factor nel 2012, alle collaborazioni con artisti del calibro di Fabri Fibra e Marco Mengoni, fino a i numerosi premi e riconoscimenti collezionati in questi anni (dal Wind Summer Festival alla vittoria a Sanremo Giovani). In una realtà conservatrice e poco incline al cambiamento, Mahmood è stata la virata di cui tutti avevamo bisogno, ma di cui nessuno parla.
Perchè il problema non è che Alessandro ha un padre egiziano, ma che l’Italia non ha gli stessi tempi della musica, e non è pronta a virare con lei.

Festival di Sanremo 1978 – Nella foto Anna Axa, vincitrice del festival di quell’anno

Esattamente trent’anni fa, trionfava sul palco di Sanremo una scatenatissima Anna Oxa, anche lei di origini albanesi. Dopo ieri sera, abbiamo la riconferma che in trent’anni, se passi ne abbiamo fatti, sono stati tutti all’indietro. Nessuno avanti. Sono queste le vere delusioni del festival di Sanremo.