Settembre, andiamo. È tempo di migrare”: così D’Annunzio iniziava la sua celebre poesia, I pastori, racchiudendo in un verso quelle transizioni del corpo e dell’anima che soltanto una stagione a cavallo tra l’euforia estiva e il lento ritrarsi invernale sa accompagnare. Settembre riguarda le lente riprese, il ritorno ai ritmi consueti, oppure segna stacchi netti, nuovi inizi: in poche parole, una parentesi dell’anno in cui ognuno di noi rivolge lo sguardo a sé per raccogliere silenziosamente i pensieri e i bilanci di un periodo più o meno considerevole del proprio vivere. Non è un caso, allora, che molti artisti, tra cui letterati e musicisti, abbiano trovato in questa stagione il luogo prediletto in cui dare forma a opere, versi e canzoni, concedendo a noi comuni mortali il privilegio di poterne fruire e di trarre quell’interpretazione che meglio si addice al nostro stare al mondo.

Tra queste, Impressioni di settembre rappresenta, più di qualunque altro pezzo, un caposaldo, prima ancora che della musica italiana, del nostro lento incedere verso l’autunno. Per gli appassionati e non, la canzone simbolo della Premiata Forneria Marconi diventa, ogni 1° settembre che si rispetti, una sorta di ritualità, un gesto propiziatorio che parte dall’ascolto e che lega gli altri sensi nella percezione più sensibile delle cose. Ma da dove prende origine questo brano così immediato e sperimentale, così suggestivo nella sua apparente semplicità?

Impressioni di settembre nasce come lato B del primo 45 giri (La carrozza di Hans/Impressioni di settembre) della Premiata Forneria Marconi, la band rock progressive – allora composta da Franco Mussida, Flavio Premoli, Franz Di Cioccio e Giorgio “Fico” Piazza – che sceglie quel nome altisonante “in omaggio al barocco e verboso vezzo che contagiò il nascente movimento” (Gino Castaldo, Il romanzo della canzone italiana). In un clima pervaso da innovazione, espansione e destrutturazione del normale assetto della forma-canzone, il singolo d’esordio della PFM, pubblicato per l’etichetta Numero Uno nel 1971 e prodromo dell’album Storia di un minuto (Numero Uno, 1972), sembra porsi come spartiacque e, al contempo, come punto di raccordo tra la vecchia e la nuova tradizione, tra influenze nostrane e stimoli d’oltremanica.

“Storia di un minuto”, il primo album della Premiata Forneria Marconi

Così Mussida, chitarrista del gruppo e compositore del brano, descrive la genesi di Impressioni di settembre:

“È uno di quei brani che sono usciti di getto, come un dono del cielo che arriva inaspettato, e al momento giusto. Un momento di ispirazione vissuto sul divano dei miei genitori, con lo sguardo sognante, le dita che trovavano da sole gli accordi che servivano ad accompagnare una melodia che esce di getto, un canto il cui sviluppo cercava di portarmi verso un culmine, un’immagine di apoteosi, di sfogo positivo che è sfociato nell’inciso musicale”.

A dispetto di quel processo tempestivo che ha dato vita al suono, Impressioni di settembre è in realtà una canzone caratterizzata da una sovrastruttura musicale ben studiata e congeniata, soprattutto per la presenzaper la prima volta in assoluto nella musica italiana – del sintetizzatore moog, che la PFM prenderà in prestito dal signor Monzino (unico collezionista della penisola a possedere il costosissimo strumento) per dare alla luce quel celebre inciso che costituisce fulcro e ossatura del brano.

Impressioni di Settembre venne composto sulla base di una intuizione fantastica di Franco: era la prima canzone che non aveva il classico ritornello. Mi correggo: il ritornello c’era, ma era suonato, non cantato. Quell’inciso era talmente bello che ci sembrava di non avere a disposizione lo strumento adatto per farlo. Provammo con il flauto, ma non aveva la forza evocativa, lo facemmo con la chitarra, ma era troppo normale. Mancava lo strumento… Ma questo strumento esisteva. Lo avevamo sentito in un disco di Emerson Like & Palmer che si chiamava Luky man. Era uno strumento dalle sonorità nuove, simili a quelle delle tastiere e dei fiati. Sapeva di terra, di cielo, di mare e di tutte queste cose insieme”. Franz Di Cioccio

Non meno memorabile è poi il testo, scritto da Mauro Pagani in collaborazione con Mogol, che contribuisce, con vive istantanee e con un lessico estremamente essenziale, a creare un raro connubio tra immagini naturali e suggestioni sonore, quasi a voler rendere il rapporto col mondo un’esperienza panica, totalizzante. “L’uomo in cerca di sé stesso” si traduce nella metafora di una condizione esistenziale in continuo divenire, tra gocce di rugiada, distese d’erba e timidi soli affacciati su un orizzonte sbiadito dalla malinconia, irriducibile compagna di viaggio delle nostre meditazioni quando i colori del cielo si diradano. Tante le versioni di Impressioni di settembre esistenti – pensiamo a quella di Franco Battiato, dei Marlene Kuntz o, ancora, ai Macrobiotics di Dargen D’Amico e Nic Sarno – tante quante possono essere le differenti predisposizioni dell’anima rispetto al proprio errare.

Ecco – forse – spiegato il successo di una canzone che, a distanza di quasi mezzo secolo e in perfetta antitesi al suo nome, non lascia il tempo di un istante, ma di una vita intera.

La Premiata Forneria Marconi. Fonte: Wikipedia
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