di Giorgio Maria Duminuco

Per chiudere questo anno abbiamo scelto di scattare una fotografia al contesto musicale italiano attuale per cercare di capire quali sono le principali direzioni e le tendenze che gli artisti e le loro case discografiche stanno intraprendendo. Sono tante le cose che proveremo a tenere in considerazione in quest’analisi, come ad esempio le influenze estere (principalmente britanniche ed americane) che, con almeno il solito lustro di ritardo, iniziano ad insediarsi e stabilizzarsi nel panorama nostrano.

Da non trascurare, inoltre, come i nuovi canali di diffusione abbiano contribuito al raggiungimento di target differenti rispetto a qualche anno fa, con impatto sempre crescente. È sufficiente riflettere su come Spotify, Amazon Music, iTunes e simili abbiano negli ultimi cinque anni ampliato in modo esponenziale il loro catalogo, consentendo anche ai più giovani di usufruire di musica on demand a costo molto basso o addirittura gratuitamente.

Ecco quelle che secondo noi sono le principali tendenze dell’attuale panorama musicale, raggruppando gli artisti ed i loro prodotti in filoni discriminati principalmente dal genere di appartenenza.

Fonte: pagina Facebook Marco Mengoni

Mainstream

Tra tutte le aree di interesse, la più grossa – anche se forse la meno interessante – è certamente quella mainstream, il genere che negli anni ha subito forse la minor evoluzione a livello contenutistico ed in parte formale: stiamo parlando della cosiddetta “musica leggera”.

Nata in contrapposizione alla musica impegnata di derivazione operistica, si diffonde a macchia d’olio coinvolgendo sempre la più grossa fetta di ascoltatori tramite passaggi in radio e soprattutto in tv. È interessante riflettere su come questa categorizzazione abbia una connotazione fortemente relativa alla nostra nazione e al nostro contesto culturale: parlare di pop in questo caso non è sufficiente per individuare in modo univoco questa categoria poiché il termine pop indica un macrogruppo all’interno del quale convivono numerosi microcosmi, a volte fortemente differenti tra loro.

In Italia la musica leggera ha sempre avuto tratti molto distintivi: predominante componente melodica (a discapito della parte ritmica), arrangiamenti orecchiabili dal sound molto spesso sanremese, testi lineari con temi principalmente romantici. Si tratta di un genere a tratti ruffiano, così nel passato come adesso: con il passare degli anni sono certamente cambiati in parte le produzioni e quindi le sonorità, ma la sostanza in fondo è rimasta sufficientemente invariata.

Oggi, all’interno di questo gruppo, troviamo prodotti di diversa qualità, partendo dai top di gamma come Marco Mengoni e Tiziano Ferro, per arrivare a prodotti raccoglimassa come Ultimo, Benji & Fede, Emma Marrone ed Alessandra Amoroso. Chiaramente all’interno del contesto generale ritroviamo molti artisti, anche sufficientemente differenti da loro a seconda delle contaminazioni, e tra questi è difficile non citare Cesare Cremonini, Annalisa e Francesca Michielin.

Fonte: pagina Facebook Calcutta

Indie

Seconda macroarea in ordine di fruizione è quella dell’indie, ed è qui che le cose si complicano. Cominciamo col dire che l’indie – il cui nome sta per “produzione indipendente”, vale a dire produzioni non legate a major discografiche – nasce durante la prima metà del 2000 con gruppi come i Tre allegri ragazzi morti ed i Baustelle. Da un certo punto di vista potrebbe essere vista come evoluzione del cantautorato vecchia scuola.

Il testo ha un’importanza centrale in quello che è il pezzo musicale, le parole vengono utilizzate con cura e la musica ruota attorno all’idea di racconto: il concetto chiave è quindi quello della narrazione. Ma si sa, con il passare del tempo cambiano gli stili di vita delle persone e, conseguentemente, si trasformano anche le necessità: il più grosso discriminante quindi tra il cantautorato d’altri tempi e l’indie attuale riguarda proprio il contenuto. Mentre De Andrè raccontava di come l’amore e le viole fan presto ad appassire, mentre Guccini riportava in vita la lotta proletaria e De Gregori faceva sognare con le poetiche scene della Donna Cannone, oggi Calcutta ci parla del disagio quotidiano della vita attraverso il paracetamolo, i Thegiornalisti ci ricordano come esprimere la propria felicità con un vocale di 10 minuti e Canova ci parla della pesantezza della frenesia della vita a 30 anni.

Fanno parte della squadra molti altri artisti, tra cui chiaramente ricordiamo Gazzelle, Motta, Iosonouncane, gli Ex-Otago, Pinguini Tattici Nucleari, Coez ed Aiello. Sia ben chiaro, lo scopo tra la vecchia e la nuova scuola non è differente, ciò che cambia è solamente il mezzo: proprio perché i grandi maestri, i cantautori di una volta, hanno parlato in modo esaustivo di temi aulici per massimi sistemi, adesso il pubblico sente la necessità di sentir raccontare del quotidiano della propria vita e di come dai piccoli eventi di ogni giorno possano scaturire riflessioni ed emozioni profonde.

Esistono poi posizioni intermedie, come quella di Brunori Sas che, tutto sommato, con il giusto grado di ammodernamento, resta più fedele alle linee guida della vecchia scuola.

All’interno dell’indie è doveroso citare la contaminazione con il pop, le cui maggiori esponenti sono certamente Levante e Maria Antonietta, cantautrici in grado di utilizzare vicende del quotidiano per esprimere grandi riflessioni sui valori della vita.

Quando l’indie invece incontra l’elettronica il mix che ne deriva è qualcosa di molto affascinante e l’emblema di questo connubio ad oggi può essere identificato in Cosmo, DJ, cantante e produttore discografico.

Fonte: pagina Facebook Mahmood

Urban

L’indie però non termina qui il suo sviluppo e si incontra e si scontra con quello che è il panorama urban, dove trap ed EDM fanno da riferimento principale. Nasce qualcosa di interessante e diverso dal solito: il contenuto resta indie, il testo è ben pensato, legato al quotidiano ma che attinge ad un immaginario per l’appunto molto più street; ciò che però cambia radicalmente è il sound generale. Beat freschi e attualissimi, metriche frammentate, articolazione vocale artefatta – come accade per Madame e tha Supreme – e linee vocali dall’andamento caratteristico – il cui esempio lampante può essere ritrovato nei Coma Cose.

Ma anche in questo caso il pop si insinua come edera e contribuisce a creare una piccola corrente il cui massimo esponente in questo momento è certamente Mahmood, che riesce in modo eccellente – anche grazie alle produzioni curatissime di Durdust e Charlie Charles – a coniugare tutti gli elementi sopracitati. Gli tiene compagnia Federica Abbate, già da tempo autrice per altri artisti, che nell’ultimo paio d’anni ha intrapreso la carriera da solista dando alla luce brani decisamente interessanti all’interno del proprio genere di appartenenza.

Fonte: pagina Facebook Brancale

Rap

Ultimo per ordine ma non certo per diffusione o per valore è il panorama del rap, attualmente floridissimo ed in costante crescita. Accanto a nomi consolidati come quelli di J-Ax, Marracash, Salmo e Fedez, troviamo un buon numero di artisti che decide di farsi strada in questo mondo, richiedendo spazio ed udibilità, tanto da portare alcuni tra i più noti rapper italiani a creare un canale di diffusione radio totalmente dedicato a questo genere.

Un’altra unione molto interessante – anche se decisamente più di nicchia – è quella che vede il mondo rap fondersi con quello della musica black, e così hip hop e nu soul si mescolano con metriche e parlato caratteristico per dare vita a qualcosa di intrigante ed innovativo per l’Italia. Appartengono a questo mondo Serena Brancale e Willy Peyote (che non a caso hanno più volte collaborato artisticamente), che con grandissimo gusto trovano il giusto equilibrio tra tutti gli ingredienti dei differenti generi e le armonie del nu soul vengono abbinate a metriche serrate e a volte anche ad extrabeat. Frah Quintale e Ghemon invece, fanno di hip hop e soul la pietra cardine del loro lavoro.

A conti fatti ci troviamo quindi davanti ad un panorama molto eterogeneo, dove gli artisti protagonisti della scena musicale attuale presentano molti punti di rottura ma anche tanti punti di contatto tra loro. Prodotti per la massa e lavori artistici di qualità si mescolano, garantendo una copertura molto ampia delle necessità del pubblico.

Innovazione sì ma solo in parte, legata principalmente ad una visione nazionale, poiché molte di queste propensioni sono già state sviluppate negli anni passati in territorio anglofono. Possiamo indubbiamente notare come in Italia la principale tendenza globale sia quella di sfruttare elementi musicali e stilistici già esistenti in passato, rimescolando le carte in tavola per dar vita a nuovi mix e a nuove sonorità. In chiusura, se dovessimo forzare la mano e trovare una sola parola per descrivere tutto ciò di cui abbiamo parlato in questa analisi, potremmo quindi affermare che il tutto si racchiudere nella forza della contaminazione tra generi.

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