In un articolo del 14 giugno scorso il Sunday Times ha pubblicato i risultati di un sondaggio sui lavori ritenuti essenziali durante un periodo di pandemia. Questo sondaggio ha rivelato che al primo posto della top 5 dei lavori non ritenuti essenziali l’artista guadagna la coppa più ambita, quella della prima posizione. 

I paladini della categoria vorrebbero storcere il naso, mentre altri finalmente potranno dire “ve l’avevo detto che dipingere/cantare/recitare non è un lavoro”. La verità è che questa prima posizione non è strana, né tanto meno inaspettata. 

Però, non va mai dimenticato che il comparto Cultura produce il 16% del PIL del nostro Paese. Un dato importante e che va sempre tenuto in considerazione.

Focalizzandoci sulla musica, è sempre più doveroso ricordare che non ci sono solo i cantanti e le band che salgono sui palchi di club e stadi. Esiste pure il loro entourage, composto dalle più disparate figure. E poi le case discografiche e gli uffici stampa. I tecnici, di ogni tipo. Se non ci sono eventi, ovviamente, queste persone non lavorano. 

Gli hashtag #iolavoroconlamusica e #senzamusica

Per continuare a dare voce ad uno dei comparti più colpiti da Covid-19, dal weekend scorso hanno iniziato a girare sui profili social di diversi artisti – e non solo – delle fotografie nelle quali sono ritratti con un cartello che recita il loro nome, cognome, professione e l’hashtag #iolavoroconlamusica.

La mobilitazione è ancora una volta lanciata da La Musica Che Gira, il coordinamento composto da lavoratori della musica e dello spettacolo, che ormai da settimane chiede al Governo maggiori attenzioni nei confronti di tutto il mondo dello spettacolo.

#senzamusica

Fonte: pagina Facebook La Musica Che Gira

Ma non solo #iolavoroconlamusica. Infatti, è stato lanciato un secondo hashtag #senzamusica, in riferimento ad una data fondamentale: il 21 giugno, giornata della Festa della Musica (quest’anno dedicata al ricordo di Ezio Bosso).

Purtroppo quello che è emerso nei giorni scorsi è che nessuno degli emendamenti al DL Rilancio che riguardano la musica è stato segnalato per la discussione in parlamento. Una dura sconfitta per tutti, un colpo basso in una ferita già grande e che sarà sempre più difficile da rimarginare.

Tantissimi artisti hanno aderito all’iniziativa sui social 

Nonostante il silenzio assordante del Governo nei confronti del settore, gli artisti e tutto il mondo della musica continuano a fare il possibile per rialzarsi. Diodato, Ghemon, Levante, Vasco Rossi e tantissimi altri hanno voluto richiamare l’attenzione di tutti nei confronti di questa tematica, pubblicando le loro foto (e quelle dei loro collaboratori, come nel caso di Levante) sui loro profili social.

Un piccolo gesto che nell’era del digitale, delle continue dirette su Instagram e dello “scroll or die” può diventare un’onda enorme capace di portare all’attenzione di tantissimi una tematica così importante.

Perché, anche se l’artista è stato ritenuto il mestiere meno essenziale per eccellenza, durante i due mesi più intensi di lockdown gli artisti hanno continuato ad intrattenere i loro fan su Instagram, hanno pubblicato singoli e album, hanno rilasciato interviste e hanno partecipato a format inediti. Tutto questo per intrattenerci e darci la possibilità di avere anche dei ricordi positivi legati a quello che probabilmente è stato uno dei momenti più difficili delle nostre vite.

Reinventarsi o chiudere, due facce della stessa medaglia

Senza musica non solo tantissimi non lavorano, ma tanti luoghi sembrano quasi essere privati della loro vera natura. Basti pensare ad un luogo simbolo della buona musica italiana, il Circolo Magnolia di Milano, che si è dovuto reinventare proponendo un temporary bar e bistrot. Un luogo che da ritrovo per concerti e serate si è dovuto trasformare, adattandosi ai tempi e alla misure restrittive per non chiudere i battenti.

Non è stato altrettanto fortunato, sempre a Milano, il Circolo Ohibò, che il 10 giugno, a soli 5 giorni dalle nuove riaperture in tutto il nostro Paese, si è visto costretto a chiudere per sempre. Una scelta sofferta e che lascia un grande vuoto anche nei milanesi, e non solo, che lì hanno visto suonare tantissimi artisti e band (sul palco dell’Ohibò si sono esibiti anche i Green Day) e si sono scatenati durante serate come “Discoteca Paradiso”. 

Purtroppo rialzarsi dopo più di due mesi di chiusura forzata non è facile, ma è ancora più difficile farlo quando non si viene ascoltati e sembra di urlare contro un muro. Per questo #iolavoroconlamusica e #senzamusica sono due hashtag necessari, perché la musica è una parte fondamentale delle vite di tutti noi. Sempre con le cuffie nelle orecchie, ad aggiornare le playlist di Spotify, ad aspettare la mezzanotte per le uscite del venerdì e fare le code (anche telematiche) per acquistare i biglietti del nostro artista preferito. Se i fan fanno la loro parte così, gli artisti e tutti i lavoratori del settore musicale ogni giorno si adoperano per far sì che tutto funzioni. Noi e loro dobbiamo e vogliamo continuare a vivere la/di musica.

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