18 Novembre 1993. Quel biondino, frontman dei Nirvana, un certo Kurt Cobain, ha conquistato davvero tutti, portando il trio di Seattle all’apice del successo. Da qualche anno anche qualcos’altro sta spopolando, soprattutto tra i più giovani: MTV contribuisce al boom della musica alternativa anni ‘90, sviluppando una via, ai tempi, ancora troppo poco percorsa della condivisione video della musica, come la televisione. I videoclip dei singoli spopolano su tutte le tv del mondo e MTV è regina indiscussa del settore. Da un’intuizione nata dal successo di un’esibizione acustica dei Bon Jovi, nel 1989 si sviluppò l’idea di un palcoscenico dove fare esibire le maggiori star del momento, facendole suonare in acustico

Kurt Cobain durante l’MTV Unplugged l’11/18/93. Photo by © Frank Micelotta.

Quel giorno toccò proprio ai Nirvana occupare il palcoscenico e di storie, di voci e leggende su quella serata, ne girano diverse.
Si è formato, negli anni immediatamente successivi la morte di Cobain avvenuta nel 1994, un nutrito gruppo di fan che ha iniziato a “collezionare” stati d’animo e atteggiamenti del cantante durante i suoi live. Persone che si sono occupate di annotarsi, quasi giorno per giorno, i comportamenti e i gesti di Cobain. Di artisti così vicini a noi – in fondo venticinque anni non sono poi tanti – è interessante osservare, oltre l’aspetto artistico, anche il coinvolgimento che essi hanno creato, volontariamente o meno, all’interno della società. Musicisti come Kurt Cobain hanno lasciato un velo di mistero e un numero indefinito, ma sicuramente molto alto, di fan sfegatati che ancora venticinque anni dopo la sua morte cercano di trovare un senso alla sua vita. Collezionano, catalogano e raccolgono testimonianze: ne è un esempio l’attuale proprietario del cardigan indossato da Cobain proprio la sera dell’MTV Unplugged. Tutto ciò è commovente, per molti aspetti: lo è il livello di coinvolgimento che Cobain è riuscito a creare attorno la sua persona, come lo è l’attaccamento a questa figura così malinconica, un dark hero di fine secolo scorso, che ci fa intuire cosa Cobain abbia significato per larga parte di giovani e meno giovani. 

Che la vita di Cobain, soprattutto nell’ultimo anno e quindi dall’estate del ‘93 alla primavera del ‘94, fosse piuttosto macabra non era un segreto nemmeno all’epoca: la sera del live pretese che il palco fosse decorato con elementi funebri (foto di copertina). Così, candele scure, fiori e addobbi funebri furono disposti attorno alle postazioni dei musicisti. Forse indizi di una propensione da tempo in mente di Kurt, dichiarano gran parte dei suoi fan. Di fatti strani o poco chiari, quella sera, ce ne sono diversi. Pare – così ci arrivano le testimonianze dei dirigenti dell’MTV – che Kurt avesse particolarmente bisogno di farsi una dose d’eroina e che per gran parte dello spettacolo ne fosse sotto effetto. Nulla di sconvolgente per noi che un minimo conosciamo il mondo della musica, ma in generale Kurt quella sera doveva essere particolarmente agitato. Chiese più volte di fare sedere in prima file le persone a lui più care, si agitò fino a poco prima dell’inizio, stravolse più volte la scaletta concordata con Krist Novoselic e Dave Grohl

Certo i due colleghi di Kurt non furono gli unici a stupirsi della serata. Qualche tempo dopo anche David Bowie ebbe modo di stupirsi di quanto la band americana avesse fatto quella sera sul palco, in particolare realizzando una sua cover di “The Man Who Sold the World“, pezzo storico del Duca Bianco. Cover realizzata talmente bene che un fan di Bowie, dopo una sua esibizione del pezzo, gli fece i complimenti per aver suonato una cover dei Nirvana. Insomma, una serata strana che, in appena quaranta minuti, contribuì a cambiare nel piccolo – ma nemmeno troppo piccolo – il mondo della musica.

Da quella serata verrà ricavato un album live che tutti conosciamo e che ha contribuito a lanciare il mito della figura di Kurt Cobain e dei Nirvana. La morte di Kurt nell’aprile del ’94 sancì la fine della band e il proseguo della carriera di Dave Grohl verso altri orizzonti musicali. Questo live, guardandolo col senno di poi, assume le sembianze di un grande presagio di ciò che sarebbe successo. È, in fondo, un concerto di addio di una delle band più difficili da interpretare dello scorso secolo. Un Kurt stanco e provato, in un’atmosfera ricercatamente pesante e con una scaletta accuratamente selezionata dal cantante: la serata perfetta per mandare un messaggio forte di disperazione e aiuto che, purtroppo, nessuno colse davvero.

Fonte Immagini copertina: pagina Fb della band.
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