I recenti assassinii di George Floyd, Breonna Taylor, Ahmaud Arbery e altri, sono stati la scintilla per un movimento di protesta dei Black Lives Matter nelle scorse settimane. Nelle proteste in tutto il mondo la musica ha avuto e continua ad avere un ruolo fondamentale per aggregare le istanze di chi denuncia e si oppone al razzismo sistemico e alla violenza poliziesca. Negli ultimi giorni i contatori del numero di streaming di molti pezzi hanno registrato un incremento verticale. Da ‘This is America‘  di Childish Gambino, a ‘Fight the Power’ dei Public Enemy o ancora ‘Alrightdi Kendrick Lamar. Ma la protesta stessa è diventata oggetto di diffusione musicale, con il remix di una donna arrestata che dice a un poliziotto “you’ about to lose your job”. 

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Insomma la musica nelle proteste di questi giorni ha un ruolo di primissimo piano per unire le persone, per aggregare, per urlare la rabbia. D’altronde la musica è stata sempre protagonista nelle proteste di tutto il mondo, pensiamo al movimento pacifista del ’68 o alle canzoni di lotta italiane negli anni immediatamente successivi. In più, grazie ai social e alla facilità della diffusione dei video, abbiamo accesso a un incredibile catalogo documentale di balli, canti e quant’altro. Ne abbiamo scelti alcuni tra i più significativi. 

Techno a Detroit

La ‘Motor City’, si sa, è la culla della techno. D’altra parte nella natura stessa della techno alle origni c’era un istinto politico (ne abbiamo accennato qui). È fisiologico, allora, che durante un corteo a Detroit i partecipanti hanno intonato il coro “No justice, no peace, fuck these racist police” scandendo i versi sul beat di un brano di Bruno Furlan, ‘Line Five’ , sparato – doverosamente – a volume altissimo dai cassoni di uno strano mezzo.

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Bill Withers a Washington D.C. 

Anche la capitale e la Casa Bianca sono stati teatro di massicce manifestazioni, le quali hanno anche costretto Trump a rifugiarsi per qualche ora in un bunker sotterraneo. Lo scorso 3 giugno, durante un corteo numerosissimo, Kenny Sway ha omaggiato Bill Whiters cantando ‘Lean on Me’. Il brano è uno dei più famosi dell’indimenticabile artista soul, scomparso solo pochi mesi fa. Negli anni, ‘Lean on Me’ è diventato una vera e propria colonna sonora per la comunità afroamericana, grazie alle tematiche di solidarietà che trasmette. La folla, a Washington, ha cominciato a cantare in coro. L’effetto è meraviglioso. 

Anche in Nuova Zelanda

A Auckland, così come in tutte le più grandi città del mondo occidentale, ci sono state manifestazioni importanti. Dopotutto anche la Nuova Zelanda ha vissuto un passato di colonizzazione, anche se il contesto è oggi – com’è normale – diverso dagli Stati Uniti. Abbiamo accennato in apertura alla crescita negli streaming di alcuni brani di Kendrick Lamar. ‘Alright’ è tra questi. Fin dalla pubblicazione è diventato un classico dei cortei e delle piazze, così anche a Auckland la folla di Black Lives Matter l’ha intonata.

Move Bitch” contro il kettling 

Il kettling è una pratica utilizzata dalla polizia nella gestione delle piazze. Consiste nell’isolare una parte dei manifestanti per impedire loro di sfuggire agli arresti o di organizzare attacchi. A New York, durante una notte di coprifuoco, un gruppo di persone che si è ritrovato in questa sgradevole situazione ha iniziato a cantare ‘Move Bitch’ di Ludacris. Un po’ come espressione di sostegno reciproco, ma più che altro l’invito era rivolto alle forze di polizia: “Move bitch, get out the way“.

La ‘Macarena‘ della Guardia Nazionale

Questo è forse tra i video più famosi di questi giorni, in ambito “musicale” almeno. È stato girato ad Atlanta, poco prima del coprifuoco del 5 giugno. Mostra una squadra di militari della Guardia Nazionale (schierata in alcune città in appoggio alle polizia) che si esibisce in un ballo di gruppo. Il contrasto tra un ruolo – quello degli uomini e donne in divisa – e un’azione così ridicola fa sorridere. In effetti a quanto pare è una vera e propria tattica (utilizzata dai militari anche in scenari di guerra coi civili) volta a “allentare la tensione” e scoraggiare eventuali violenze da parte dei manifestanti.

‘Happy Birthday’ per Breonna Taylor

Il 5 giugno Breonna Taylor avrebbe compiuto 27 anni. Lo scorso 13 marzo, però, è stata colpita a morte da un colpo di pistola sparato dai poliziotti di Louisville. A New York i manifestanti hanno voluto omaggiare la sua memoria intonando in suo onore la celebre ‘Happy Birthday’ di Stevie Wonder.

“Don’t give up the fight”

Immancabile tra i canti delle piazze anche ‘Get up Stand up’ di Bob Marley e i suoi Wailers. A Washington Square Park la gente l’ha cantata il 5 giugno, con un accompagnamento dal vivo di un sax e una batteria. Il testo è sintomatico, ed è un invito rivolto a loro stessi e a noi tuttiDon’t give up the fight, non smettere di lottare. È quello che, in tutto il mondo e in quest’epoca così travagliata, stanno facendo le persone nelle piazze. Musica e proteste.

 

Immagine di copertina: © Cheryl Diaz Meyer
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