di Riccardo Terlizzi

Perché alcuni brani vengono tralasciati o rigettati dalla maggior parte del pubblico? Ciò può essere dovuto a varie cause: quando ascoltiamo della musica, ad esempio, potremmo voler soltanto lasciarci cullare, invece di ragionare o cercare di capire. La musica contemporanea proprio questo cerca: un ascoltatore pronto a capirla e non soltanto ad ascoltarla.

La musica contemporanea affonda le sue radici nella musica romantica, alla quale si contrappone, e nella musica di inizio secolo, per lo più dodecafonica e atonale, portando un sentore orientaleggiante alla musica classica occidentale. Sempre più complessa e spettacolare sia dal punto di vista visivo che dal punto di vista uditivo, è da sempre considerata con diffidenza dai più, rispetto alla musica di “consumo”, ma ha continuato lo stesso la sua espansione silenziosa nei meandri dei salotti musicali più prestigiosi.

Ultimamente, in Italia e soprattutto nel mondo della musica classica, aprono i battenti ensemble che si occupano di sgrovigliare la mente dei giovani compositori, che sperimentano sempre più con suoni apparentemente strani per l’orecchio di un qualsiasi ascoltatore. Viene inserito anche un aspetto molto visivo e di interpretazione lasciato all’ascoltatore, che non viene imboccato da melodie semplici, bensì da suoni ricchi di espressione e di “immagini” richiamate dalla suggestione. L’organico di questi ensemble è vario, senza pregiudizio per qualsivoglia famiglia di strumenti di etnie e tipologie diverse e di strumenti considerati “moderni”, creati dal progresso tecnologico (che possono essere sintetizzatori, computer o un qualsiasi strumento in grado di compiere una sintetizzazione di suono).

Uno dei più famosi è il PMCE (Parco della Musica Contemporanea Ensemble), che nasce nel 2009 per merito della fondazione di musica per Roma e che raggruppa le menti di musicisti specializzate nelle tecniche esecutive più moderne sul loro strumento. Alla musica contemporanea sono dedicati molteplici festival nel mondo, come il Festival di musica contemporanea di Donaueshingen, il Festival Ultima di Oslo, la Biennale di Venezia e moltissimi altri.

PMCE al Ravenna Festival. Fonte: ravenna24ore.it

I compositori, a loro volta, spinti sempre più dal progresso e dalla crescente bravura degli esecutori moderni, scrivono pezzi di elevata difficoltà, portando così l’ascoltatore non educato musicalmente ad allontanarsi da questo genere, talvolta fino a disprezzarlo. Ma un orecchio abituato a più forme di astrazione musicale, con un pizzico di curiosità, può scoprire un mondo fatto di passione, di esplorazione e di fantasia, che può essere l’artefice di una “strana” composizione, ma che sviluppa nell’ascoltatore emozioni e stati d’animo talmente suggestivi da non voler più smettere di ascoltare.

La riprova di tutto ciò è l’Omaggio a Kagel eseguito da Ars Ludi al Mattatoio (ex Macro, che qui a Roma è considerato un’istituzione nell’ambito delle performance audiovisive più elevate). Ars Ludi è uno degli ensemble di percussioni che in Italia e nel mondo portano questa musica ad altissimo livello.

Il concerto è stato un susseguirsi di pezzi di un’intensità esemplare, creando un filo conduttore per il finale, “Dressur” di Kagel. Il pezzo, scritto per trio di percussionisti, combina l’utilizzo di più di 50 strumenti, alcuni non convenzionali e di una teatralità che coinvolge lo spettatore nell’intensità della performance stessa. Questo, appunto, definisce l’approccio adatto dell’ascoltatore, che non deve sentirsi estraneo alla musica, ma che deve esserne parte concreta, deve provare emozioni e condividere dopo il concerto sensazioni, dubbi e riflessioni su ciò che ha appena ascoltato, non risultando meramente passivo al concerto. L’ascoltatore si ritroverà accresciuto di un’esperienza di cui non si scorderà facilmente.

Tom Service del Guardian ha parlato di cinque miti della musica contemporanea, per sfatare i preconcetti insiti nella nostra società, dove la musica scritta per organici spesso classici viene definita “vecchia”. La colpa può essere attribuita al nostro governo che adibisce lo studio della cultura musicale solo ad istituzioni specifiche, come conservatori o scuole private, privando così l’adolescente di raggiungere una maturità musicale. La musica commerciale offre all’utente medio un’esperienza sicuramente ludica, ma viene usata solamente per sponsorizzare una determinata corrente di prodotti secondari ad essa collegati, come per esempio la musica trap in generale, che ha creato un vero e proprio trend nel mercato. L’esecutore non è più colui che ci permette di ascoltare un componimento e quindi un mezzo del compositore per proporre le sue opere, ma diviene un vero e proprio oggetto di culto che può influenzare fortemente la mentalità dell’adolescente medio.

Con questo, non si può dire che sia sbagliata, ma che si debba vedere sempre un’altra faccia della medaglia di ogni cosa e che sia necessario allargare le proprie vedute su qualsiasi argomento, avendo così uno sguardo a 360 gradi sui vari linguaggi artistici dei nostri tempi. Come diceva spesso Beethoven: “dove le parole non arrivano, la musica parla”.

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