Ci sono brani che si pongono a inno di un’intera generazione. Ci sono brani, a volte, che colpiscono con forza l’immaginario di un decennio. Che stupiscono e brillano per la loro ricca semplicità. Gli artisti che li scrivono, li chiamiamo poeti. È questo il caso di Dolores O’Riordan, e del suo gruppo, i Cranberries, che con la hit “Zombies” hanno segnato le sensazioni di tutti gli aspiranti chitarristi. Ciò che gli Oasis sono stati con “Wonderwall”, ciò che gli amici sulla spiaggia sono spinti a emulare, è tutto qui, in un brano da cinque minuti. Perché la verità, a volte, è più semplice di qualsiasi storia romanzata. 

Grande esempio di alternative rock per tutte le band a venire, “Zombie” diventa in pochissimo tempo la bandiera dei Cranberries e uno dei più potenti singoli post-grunge. Registrata ai Manor Studios di Oxford, la canzone esce nel 1994 a lanciare il secondo album della band, No Need To Argue. Subito disco d’oro in Austria e Danimarca, vince presto il disco di platino qui in Italia.

Quell’anno, il 1995, è davvero l’anno di Zombie. Agli MTV Europe Awards viene nominata e vince il premio per la categoria Canzone dell’anno. Nel giro di poco i Cranberries, da grande band irlansese ed europea, diventano una grandissima band mondiale, riconosciuta ovunque. Non c’è jukebox di un qualsiasi pub sul nostro continente che a un certo punto della serata non suoni quei primi accordi, e non intoni le parole:

Another head hangs lowly

Child is slowly taken

And the violence caused such silence

Who are we mistaken?

Il testo, pur così universale, in realtà cita degli avvenimenti molto specifici. Parla di un attentato dell’IRA a Warrington, in Inghilterra, il 20 marzo 1993. I versi, scritti di getto da Dolores proprio durante il tour inglese della band (e questo non è sicuramente un caso), sono parole che non potevano rimanere represse, che dovevano uscire, dedicate alla morte di due ragazzi, Jonathan e Tim, rimasti coinvolti nell’attentato. La canzone è così personale e allo stesso tempo universale proprio perché parla di qualcosa che tutti noi conosciamo così bene, ma che in realtà nessuno può fisicamente dire di conoscere: la morte.

Ed è proprio per questo motivo che “Zombie” è la canzone della morte, di ogni morte, perché il suo testo è adattabile a così tanti momenti della nostra esperienza. È per questo che abbiamo scelto proprio questo testo per ricordare la prematura scomparsa di Dolores, esattamente due anni fa, il 15 gennaio 2018. Ma non è di questa morte che vogliamo parlare, quanto di un più generale sentimento di morte evocato dal brano.

“Zombie” si apre con una richiesta di aiuto, esplora la tematica, si ispira a «un bambino che è morto per colpa della situazione dell’Irlanda del Nord.», per citare una delle numerose interviste che Dolores ha rilasciato negli anni. Tali interviste avevano uno scopo ben preciso, politicizzare il brano, dargli una connotazione di sinistra o di destra a seconda dei casi, usarlo per la politica irlandese. Dolores non ci stava, non ci è mai stata.

Perché sarebbe riduttivo abbassare questo pezzo a un mero utensile politico, riduttivo e poco lusinghiero per i Cranberries, che hanno cercato di fare tanto di più. Usiamolo invece per il suo scopo originario, ricordare una morte, commemorarla, non con lacrime, ma con la consapevolezza di un inno che unisce, dal quale ci si aspetta un coro, perché è proprio come corale che è stato pensato.

Immagine di copertina: © Wikipedia

 

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