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Il 7 novembre del 2016, Leonard Cohen chiuse gli occhi per l’ultima volta. Ci lasciò su questo pianeta con mille domande e altrettante risposte, con la consapevolezza di aver avuto l’onore di aver assaporato ogni suo tipo di prodotto musicale e letterario.
Considerato uno dei più importanti cantautori della storia, Leonard Cohen è riuscito, attraverso la sua continua ricerca di se stesso e degli altri, ad indagare i più misteriosi e cupi anfratti dell’animo umano.
Religione, sessualità, introspezione, drammaticità. Sono queste le armi usate dal poeta canadese per poter stuzzicare tutti quei punti deboli che, se uniti, componevano un quadro generale dell’individuo.

“Come un uccello sul filo, come un ubriaco in un coro di mezzanotte, ho cercato a modo mio di essere libero”

Come tutte le più grandi personalità, Cohen era immerso nell’umiltà più profonda dalla quale difficilmente riusciva ad emergere, tanto da definirsi un “poeta minore”, nonostante le opere prodotte dichiarassero tutt’altro.
In molti, infatti, avrebbero consegnato il Nobel per la Letteratura, non solo a Bob Dylan, ma anche a Sir Leonard Norman Cohen.

Appassionato, fin da subito, di poesia e di tutto ciò che ne comporta, Cohen trovò in Federico Garcia Lorca una sorta di faro in grado di aiutarlo nel muovere i primi passi su un terreno fatto di parole, pensieri in rima e dichiarazioni personali.
Flowers for Hitler, The Favourite Game e Beautiful Losers furono i primi colpi sparati nel mercato letterario tra gli anni ’60 e ’70, per poi arrivare a pubblicare il suo primo disco Songs of Leonard Cohen nel 1967.

“La sua immagine ascetica era in totale controtendenza con gli eccessi dionisaci associati con il rock and roll” – New York Times

Il primo disco andò benissimo, registrando una vendita di circa centomila copie, che gli costò il titolo di rivale di Bob Dylan, con il quale aveva molte cose in comune come la scrittura stessa.

La figura di Leonard Cohen è stata, e lo è tutt’ora, una figura importante che connette il mondo musicale al mondo letterario, avvicinando così la figura del cantautore a quella del poeta.
Nei suoi testi, come già scritto in precedenza, si trovano molti “conflitti” esistenziali. I temi religiosi sono stati quasi una costante nella sua discografia. Nonostante provenisse da una cultura ebraica, si avvicinò al mondo buddhista, tanto da essere stato addirittura ordinato monaco, passando gran parte degli anni ’90 nel monastero di Mount Baldy sotto il nome di Jikan, “il silenzioso”.
Come ogni cantautore che si rispetti, Cohen possedeva due occhi molto vigili sull’ambiente circostante. Il tema del sociale è stato anch’esso ripreso più e più volte come in “Tower of Song”, “The Future” e la famigerata “Democracy”.

La depressione, grande componente della sua vita che lo ha accompagnato fin da quando era giovane, è stata per lui fondamentale. Una sofferenza che è stata in grado, paradossalmente, di aprirgli gli occhi. Suicidio, inquietudine costante, interrogativi sul malessere psicofisico.

Quanto è stato influente Cohen per l’Italia? Tantissimo.
Basti pensare a Francesco De Gregori che in  “Marianna al bivio” lo cita con “Ma Suzanne non l’ho dimenticata”, “Buonanotte fratello”, “La casa di Hilde”, “Il futuro”; Fabrizio De André con “Nancy” (“It Seems So Long Ago”), “Suzanne”, “Giovanna d’Arco”; Roberto Vecchioni con “Leonard Cohen” inclusa nell’album Milady.

I’m Your Man, Various Positions, Songs of Love and Hate e Recent Songs sono solo alcuni dei dischi più impattanti che Cohen ha scritto.

Lo stesso Lou Reed, durante l’inserimento nella Rock and Roll Hall of Fame descrisse il cantautore come “il più grande e il più influente”.

Il 22 novembre, uscirà il disco di inediti postumo intitolato Thanks for the memories. Canzoni rimaste incompiute durante la lavorazione di You want it darker, l’ultimo album uscito poco prima della sua morte.
Il figlio, Adam Cohen, ha dichiarato:

“Nel comporre e arrangiare la musica affinché si adattasse alle sue parole, abbiamo seguito la sua impronta musicale,
tenendolo così con noi.
Ciò che mi ha davvero commosso è stata la sorpresa di coloro che hanno ascoltato questo album: “Leonard è vivo!” hanno esclamato uno dopo l’altro”.

Per ora, il primo singolo rilasciato è “The goal” seguito da “Happens to the Heart”.

L’album conterrà nove tracce inedite, le quali hanno visto la partecipazione di Damien Rice, Richard Reed degli Arcade Fire, Bryce Dessner dei The National, Beck e il compositore Dustin O’Halloran.

La domanda viene naturale: può un personaggio del calibro di Leonard Cohen morire? Personalità del genere, difficilmente staccano le proprie radici. Difficili da estirpare.
Possiamo realmente affermare che non è più qui tra noi? Quanto è realmente sottile la linea che divide la carne dallo “spirito”?

Tre anni, ormai, dalla sua morte. Una di quelle morti pesanti da mandare giù.
Cohen, attraverso le sue canzoni, arrivava al suo pubblico come pochi sono riusciti nella loro carriera. Amico, confidente, parente stretto e parente lontano che rivedi dopo anni, dove ogni incontro rimane memorabile.
Immaginate di alzare gli occhi verso un cielo notturno. Ci sono poche stelle che contornano il passaggio fulmineo di una cometa che si spegne nell’oscurità.
Quella cometa è Leonard Cohen.

© Leonard Cohen, “Thanks for the Dance”

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