Ci sono mondi che si guardano da lontano, si sfiorano, si stuzzicano e, a volte, si incontrano e danno vita a qualcosa di speciale. Ci sono mondi che, fin dall’antica Grecia, hanno trovato un modo per entrare in contatto e ispirarsi a vicenda. A volte lo hanno fatto in maniera evidente, altre in un modo che ha richiesto studi e ricerche. Questi due meravigliosi mondi portano il nome di musica e letteratura.

Il rapporto tra queste due arti ha origini così antiche da farci catapultare, come in una macchina del tempo, direttamente nell’Olimpo e nelle storie che lo raccontano. Avete presente quei miti che ci piace ricordare anche attraverso Pollon? Sì, stiamo parlando proprio di quei racconti che riescono a spiegare qualsiasi cosa: dall’origine del mondo a quella di alcuni oggetti. Se possiamo conoscere attraverso un mito la nascita di uno strumento musicale come la lira, Esiodo corre in nostro soccorso per spiegarci l’origine del rapporto tra le arti.

Poscia s’innamorò di Mnemòsine bellacesarie,
e nacquero da lei le Muse dagli aurei serti,
nove, a cui grate sono le feste e le gioie del canto.

Ecco, Esiodo non ci ha facilitato la vita raccontandocela in questo modo. Se volessimo, invece, fare una sinossi di questa storia in pieno stile Netflix, potremmo scriverla così: Zeus, vip dell’Olimpo, si innamorò della Dea della Memoria e dalla loro unione nacquero ben nove muse.

Ma a cosa serve conoscere una delle innumerevoli storie d’amore nate sul monte Olimpo? Le nove muse sono le arti che, pur essendo diverse, sono tutte figlie del potere memoriale. Queste fantastiche nove figlie, in qualche modo, si sono avvicinate tra loro diverse volte e negli anni hanno accolto altre arti, tra cui il cinema. C’è chi ha studiato analiticamente questo rapporto e chi, allontanandosi da una teoria più vicina al mito, ha cercato di capire come quelle discipline siano entrate in contatto tra loro e chi ne fosse a capo.

La letteratura guida il gioco delle arti?

La corona e lo scettro, secondo alcuni, spettano di diritto all’arte della parola: la letteratura. Provate a pensare a quanti film si sono ispirati ad opere letterarie. Fatto? I nomi che vi saranno venuti in mente sono tanti. Potrebbe esservi venuta in mente la versione de Il signore degli anelli con Elijah Wood o il film ispirato a Il gattopardo, diretto da Luchino Visconti.

Potremmo citare nomi più attuali come Cinquanta sfumature di grigio e Twilight, ma forse in questo caso sarebbe meglio pensare al passato.

Se l’interrogativo “è meglio il film o il libro?” vi distrugge, c’è un altro rapporto tra le arti che fa per voi ed è quello, già citato, tra la musica e la letteratura. I modi in cui questi due mondi sono entrati in contatto, sono tra i più svariati e parlare di una reciproca mera imitazione, sarebbe limitativo. Dalla lirica greca alla chanson, dal leitmotiv del teatro di Wagner al libretto, dai libri che scrivono di musica alla musica che canta di libri.

Musica e letteratura nel Novecento: da Dante a Bob Dylan

Se musica e letteratura hanno cominciato a dialogare tra loro sin dai tempi antichi, il Novecento e gli anni Duemila ci hanno regalato forme inaspettate di questo rapporto.

Il jazz diventa uno dei generi più utilizzati del Novecento grazie ad autori come Pavese e Keruoack con la sua beat generation. I cantautori diventano poeti e narratori, come nel caso di Bob Dylan che nel 2016 ha ricevuto, tra molte polemiche, il premio Nobel per la letteratura. Ma non solo. Nel ventesimo secolo l’espressione più bella di questo dialogo si traduce nella messa in musica di alcune opere e poesie o l’ispirarsi alle stesse da parte di alcuni cantautori. Nomi insospettabili come i Nirvana, Patty Smith e Morrisey scelgono Dante e Pier Paolo Pasolini. Sting corona il suo amore per l’Italia prendendo in prestito il titolo di un’opera di Calvino, mentre Guccini e Battiato scelgono la Francia di Baudlaire e Flaubert.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti. Da chi sceglie la letteratura italiana a chi quella americana come ha fatto De Andrè. Da chi sceglie i poemi a chi sceglie la poesia e la letteratura per l’infanzia. Per darvi un’idea e magari scegliere di ascoltare quella canzone o leggere il libro a cui si è ispirata, eccovi tre brani.

Vinicolo – Vinicio Capossela

Mi ha vinto col vino mi ha vinto col vino
Mi ha orbato la luce dell’occhio
E poi si è nascosto in un nome

Il brano da cui è tratta questa strofa fa parte di un album che lo stesso Capossela definì «un’opera “ciclopedica”, una “Marina Commedia” fuori misura». E come dargli torto? Ascoltare marinai, profeti e balene significa fare un viaggio nel mondo di Melville e Louis-Ferdinand Céline, ma soprattutto accompagnare Ulisse nella sua Odissea.

Vinocolo è un brano che si ispira ad uno degli episodi più iconici dell’opera e racconta in musica come Ulisse, dopo averlo fatto bere, rese cieco Polifemo. Un viaggio reso ancora più bello dalla bravura e dall’originalità del cantautore irpino.

Till Victory – Patti Smith

The italian bikers. The shoppe of priests.
Leather jackets made in heaven fashioned from
The skin of alain delon. Here is the street of the
Trucks. Here is lantern row where hard bucks
Lean and strut and pose for the passing of

                                                     Pier Paolo Pasolini

Questa volta niente strofe o titoli evocativi per raccontare il rapporto tra musica e letteratura, ma “solo” il commento a Till victory inserito nelle liner notes di Easter.

In uno degli album che più rappresenta il suo modo così irriverente di fondere musica, liriche poetiche, impegno sociale e punk, Patti Smith racconta chi l’ha ispirata. I personaggi e i romanzi pasoliniani prendono vita nelle canzoni e nel linguaggio dei brani della cantante, ma non solo. Nel testo lo scrittore appare invocato come se ci si trovasse di fronte a quelle famose muse, figlie di Zeus e Mnemosine.

La ballata dell’amore cieco – Fabrizio De Andrè

Un uomo onesto, un uomo probo
Tralalalalla tralallaleru
S’innamorò perdutamente
D’una che non lo amava niente.

Fabrizio De André è il cantautore italiano che per antonomasia ha incarnato in sé il rapporto tra l’arte della parola e l’arte del suono. De André non è stato solo portatore di tematiche alte, cultura vera, ma ha anche ridotto un gap che esisteva tra la canzone e la poesia ufficiale.

Il suo merito è stato quello di aver proposto un’icona di sé rimasta mitica e stabile nel tempo: quella del trovatore. Oltre ad aver composto delle vere e proprie poesie in musica, De André si è ispirato ad altre per creare alcuni dei brani più celebri. Dalle poesie-epitaffi di Edgar Lee Master a S’i fosse foco, fino ad arrivare a Baudelaire nel brano sopracitato. Nella feroce donna del brano troviamo i tratti, frequenti in Les fleurs du mal e in tutta la poesia di Baudelaire, della femme fatale, spietata e bellissima, crudele e assetata di sangue e di morte.

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