La scorsa settimana vi abbiamo introdotto la prima parte di questo nostro excursus fenomenologico sulla questione meglio nota come Liberato, detonata nuovamente sui media e sulle piattaforme nazionali grazie all’uscita dell’album omonimo allo scoccare della mezzanotte tra il nove e il dieci maggio. L’intento di oggi è quello di andare ancora più a fondo nell’universo nebuloso dell’anonimo partenopeo, avendo scandagliato anche i singoli fotogrammi della sua ultima produzione partoriti dalla mano del sapiente Francesco Lettieri.

Come abbiamo già premesso, ciò che carica d’interesse la prima uscita discografica targata Liberato è questa ibridazione che troviamo qui perfettamente realizzata tra parola e immagine: la struttura narrativa dell’album si fa carne nelle sequenze filmiche dei videoclip curati dal video-maker napoletano, sequenze che si combinano ad arte all’interno di quella che abbiamo già audacemente definito come una vera e propria soap di alto livello, la playlist/video progetto Capri Rendez-Vous disponibile su Youtube. Ed è proprio all’interno dei questi fermi immagine che abbiamo la possibilità di cogliere alcuni aspetti dell’artista dal volto ignoto che forse non ci saremmo neppure aspettati di prendere in considerazione.

Liberato. Fonte: Deejay.it

Intanto chi si sarebbe mai aspettata la scelta di atmosfere dal gusto retrò in perfetto stile nouvelle vague in salsa napoletana? Oseremmo dire forse nessuno. Ed invece ecco conclamato lo stupore alla visione di Guagliò, primo episodio del Capri RDV: l’eco è quello alle scelte stilistiche di un Godard della prima ora, quello dei tempi di Fino all’ultimo respiro o Bande à part per intenderci.

La scelta radicale cade quindi sul bianco e nero, un cosciente ritorno alle origini nonché un chiaro rimando e tributo al cinema d’autore: l’opzione vintage viene sfruttata al meglio in quanto sintomo della volontà del progetto stesso di combinare elementi della tradizione arricchendoli (osando) con l’innovazione. Il prodotto finale di un video come appunto Guagliò può sembrare paradossale, ossimorico. Qualcuno potrebbe addirittura definirlo irrispettoso.

Qui però risiede la forza specifica dell’immagine in combinazione con la parola: il rimando lampante al neorealismo nostrano (come anche in Oì Marì) e alle atmosfere d’Oltrealpe altro non è che la manifestazione stessa degli intenti e volontà di Liberato stesso. Liberato racconta storie comuni avvolte da un senso di realtà disarmante essendo egli stesso figlio ed esponente di un popolo indistinto e senza volto.

Liberato è da intendere quindi come la vox populi disgraziata di contesti in cerca di riscatto, di elevazione. E a contribuire a questa elevazione ci pensano appunto le riprese di Lettieri. Le parole semplici, cadenzate e dialettali di Liberato si nobilitano attraverso una macchina da presa che le carica di significati altri, più intensi, che trascendono la semplice andatura dei brani. Alla visione completa del Capri Rendez-Vous realizziamo quindi l’incredibile valore potenziale di tale progetto: il poter riuscire ad avvicinare, magari anche solo a livello inconscio, le giovani generazioni di distratti millennials al Grande Cinema del quale sembra molti di noi abbiano solo un vago ricordo nel migliore dei casi.

Liberato. Fonte: Rolling Stone

Questo Capri Rendez-Vous quindi non fa altro che stimolarci con la sua infinità di rimandi alla Settima Arte: al suo interno è possibile cogliere sprazzi della genialità di Antonioni, della cruda verità pasoliniana, alcune pillole sparse del più puro onirismo felliniano, fino ad arrivare a notare quell’inconfondibile impronta britannica alla Hitchcock combinata con la nostra commedia dei primi ’60 in pieno stile Risi.

I cineasti del cinema vengono quindi in questo contesto trasformati in dotte citazioni funzionali atte a generare un prodotto commerciale di una modernità con pochi pari nei tempi attuali: questa micro-fiction impregnata d’amore, partorita dal dinamitardo quanto insospettabile duo Lettieri-Liberato, è un piccolo gioiello della cinematografia indipendente dei giorni nostri, un tipo di cinematografia che si rende universale in quanto fruibile senza impedimenti, essendo in più come valore aggiunto l’espressione globale e concreta della nostra storia cinematografica su schermo.

Consigliamo a tutti perciò la visione integrale del Capri Rendez-Vous di Liberato sulla piattaforma Youtube, non sia mai che aiuti davvero a far tornare in voga la passione viscerale per quel cinema d’autore che temevamo fosse andato perduto per sempre.

Grazie Francesco Lettieri. Grazie Liberato.

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