Il tempo passa sempre troppo in fretta quando ci si diverte, e quest’anno a confermarlo è il famigerato album dei Kinks intitolato Arthur (Or the Decline and Fall of the British Empire) che compie 50 anni tondi tondi.
Nella “British invasion”, fenomeno musicale per cui artisti provenienti dal Regno Unito conquistarono le classifiche americane e quelle del resto del mondo, i Kinks hanno trovato il loro meritato spazio sul quale stare, insieme a gruppi del calibro dei The Beatles, Led Zeppelin, Deep Purple, The Animals, The Rolling Stones, The Who e molti altri.
You Really Got Me”, “All Day and All of the Night”, “Lola” e “Waterloo Sunset” sono soltanto alcuni dei brani che hanno affermato l’identità musicale del gruppo all’interno del panorama musicale internazionale.
Punto forte della band, oltre ad un garage rock prepotente con distorsioni pungenti e ritmi incalzanti, fu la scrittura di Ray Davis: ironica e provocatoria.

Nel 1969 arrivò Arthur (Or the Decline and Fall of the British Empire), il settimo album in studio della band.
Arthur nacque, inizialmente, come concept album per la colonna sonora di un programma televisivo, il quale venne cancellato e non fu mai trasmesso.
Considerato una sorta di “opera rock”, l’album è incentrato su Arthur Anning, installatore di moquette, cognato di Ray Davis, rinominato poi Arthur Morgan.
La figura di Arthur è una figura chiave all’interno di questo disco e, attraverso la sua storia, il gruppo è stato in grado di descrivere la società britannica nel periodo del dopoguerra.
Il disco venne accolto positivamente dalla critica e permise ai Kinks di riapparire nelle classifiche americane, ottenendo la posizione 105 nella Billboard Hot 100, anche se non ci fu un vero e proprio successo commerciale.

«Arthur Morgan… vive in un sobborgo londinese in una casa chiamata Shangri-La, con giardino, un’auto, una moglie di nome Rose ed il figlio Derek, sposato con Liz, e la coppia ha due graziosi bambini, Terry & Marilyn. Derek, Liz, Terry e Marilyn sono in procinto di emigrare in Australia. Arthur aveva anche un altro figlio, di nome Eddie. Era stato chiamato così in memoria del fratello di Arthur, rimasto ucciso durante la battaglia della Somme. Anche Eddie morì in guerra, in Corea.» – Julian Mitchell

Già con il precedente album, The Kinks Are the Village Green Preservation Society, il gruppo attraversò il cosiddetto flop di vendite. Il periodo di lavorazione dell’album fu difficilissimo, soprattutto per la decisione di Pete Quaife, bassista e fondatore della band, di voler lasciare il gruppo.
Nonostante le insistenze di Davies nei confronti di Quaife, il musicista fu irremovibile e le registrazioni di Arthur continuarono con John Dalton.
Nel frattempo, Davies riuscì a risolvere la situazione del blocco statunitense, in quanto nel 1965  l’American Federation of Musicians mise al bando i concerti dei Kinks in territorio americano.  Le ragioni ufficiali di questo provvedimento non furono mai chiare e si ipotizzava sul mood, tenuto dalla band durante i concerti, ritenuto rude e maleducato.
Ma nel ’69, dopo varie riunioni con Davies, il provvedimento fu tolto e la band poté tornare in tour negli Stati Uniti.
Come già scritto in precedenza, Arthur nacque in un momento di vera difficoltà artistica, ma le ondate di mare mosso non scoraggiarono il gruppo che continuò imperterrito le registrazioni.

“Ho iniziato Arthur prima della fine di Village Green. Gli album si susseguono l’un l’altro perché c’è un collegamento tra di loro. Avevo già scritto la canzone ‘Arthur’. Penso di aver scritto ‘Australia’ quando vivevo ancora al numero 87 di Fortis Green (Londra), quindi era abbastanza presto. Ricordo di averla fatta sentire a Dave, all’epoca viveva in Cockfosters e la suonammo insieme. Stavamo ridendo dell’ironia del passaggio ‘nobody’s got a chip on their shoulder’’” – Ray Davies

Per festeggiare i 50 anni dall’uscita del loro capolavoro, la ristampa dell’album includerà 4 CD con 81 brani in totale, di cui 5 completamente inediti, tra cui “The Future”, e 28 in versioni live altrettanto inedite.

Il box set includerà una raccolta di tracce demo inedite di Ray Davies, due nuove registrazioni con “The Doo Wop Choir“, “Arthur & The Emigrants” con una traccia inedita, “The Come Dancing Workshop Ensemble” con tre tracce inedite e nuovi remix di Ray di “Australia” e “Shangri-La“.

Un gioiello che non potrà mancare nella vostra collezione.

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