Gli anni ‘90 non sono stati un decennio particolarmente fortunato per il cantautorato italiano. Oltre qualche eccezione, sempre nel ‘96 ma dieci giorni prima, Guccini pubblicò D’Amore Di Morte e D’altre sciocchezze, uno dei suoi album più autentici, nel pieno stile del cantautore modenese – l’Italia non ebbe grandi fortune nel decennio del grunge e dell’alternative. Controllando qualche data, effettivamente, ci sarebbero anche altri autori per cui gli anni ‘90 hanno segnato la nascita artistica. Max Gazzè pubblicò nei nineties i suoi primi due album, ma è pur vero che il successo lo riscosse agli inizi del decennio successivo. 

In generale l’ultimo decennio dello scorso secolo non è un periodo particolarmente fortunato per il nostro Paese. Tra gli stravolgimenti nella società, nella politica, nella cultura di massa, comunque le stelle del cantautorato sopravvivono e, anzi, vanno proprio forte. Il 5 settembre del ‘96 Lucio Dalla pubblica l’album Canzoni: in poco più di due mesi vende oltre il milione di copie vendute e il singolo Canzone, che diventerà da subito la traccia più nota del lavoro, il 25 novembre raggiunge la prima posizione nelle classifiche. 

Dalla pochi anni prima della morte. Fonte: TPI

Com’è possibile che in un decennio così ricco di novità nella musica, l’Italia sia rimasta ancorata alle proprie radici? Un’analisi difficile, che interseca tanti aspetti del nostro Paese. Sicuramente va sottolineato che gli anni ‘90 furono l’inizio dell’indie all’italiana che oggi, seppur con notevoli differenze, spopola in molte città. Tra il 1994 e il 1996 si formarono le band storiche dell’indie nostrano: Tre Allegri Ragazzi Morti, Zen Circus, Verdena e Baustelle iniziarono i loro percorsi in questo biennio. Un’Italia, quindi, non proprio ostile alle novità, ma rimane da dire che queste band ci misero degli anni a leggere i propri nomi sui giornali. 

Mentre qualcosa, in netto ritardo, provava a muoversi nella scena musicale italiana, Dalla e gli altri cantautori resistevano all’insorgere del pop straniero e italiano. Una guerra su più fronti: da un lato l’indie che provava a farsi strada nei piccoli locali di città, dall’altro i mostri sacri del cantautorato che provavano a resistere al nuovo mondo che avanzava. Una resistenza destinata, a lungo andare, al fallimento. Se Dalla e Guccini riuscirono a prendersi la scena nel ‘96, già un decennio dopo il cantautorato si poteva definire praticamente sparito dalle classifiche. 

Rimaniamo nel 1996, però. Lucio Dalla, dicevamo, si presentò al pubblico del Bel Paese con un album musicalmente simile ai suoi capolavori a cavallo tra gli anni ‘70 e gli ‘80, utilizzando un’ampia gamma di strumenti e mettendo assieme melodie piuttosto semplici, puntando molto sulla propria voce. Dietro al testo del singolo c’è un ragazzo giovane, pupillo di Dalla. Samuele Bersani scrive il testo di Canzone per volontà di Dalla che lo nota qualche anno prima tra un palco e l’altro.

Bersani scrive un testo che si inserisce perfettamente nello stile del cantautore bolognese. Un testo d’amore non banale. L’intero album, seppur non paragonabile ai successi di Dalla o Come è profondo il mare, è comunque un lavoro ammirabile. È come se, in controluce, Dalla avesse avuto intenzione di far leggere e ascoltare un ritorno insperato al passato musicale italiano, aggiungendo però un tocco di novità. Quanto questo esperimento sia riuscito o meno è tutto da vedere, soprattutto se pensiamo che Canzoni è uno degli ultimi veri album del cantautorato italiano. Col senno di poi, l’esperimento di Dalla potrebbe sembrare una sterile riproposizione di schemi musicali passati e non adatti al nuovo che avanzava. Non dimentichiamo, però, che il cantautorato italiano è rimasto tale nei decenni anche per questa capacità di riproporre intatto uno schema a metà tra la nostalgia e la tradizione. 

Immagine di Copertina: pagina FB artista.
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