Non esistono regole precise che determinino la scadenza di una notizia: a volte bastano poche ore, altre invece essa si protrae a lungo, venendo indagata a fondo. Siccome l’intero corpus di notizie che riguarda il Festival di Sanremo ha una vita contemporaneamente molto rumorosa e brevissima, ne approfittiamo per mettere una sorta di punto alla kermesse, che s’è conclusa (come vi abbiamo raccontato) con un colpo di scena abbastanza clamoroso, che ha dato vita a due fazioni contrapposte: da un lato la maggioranza, che ha giustamente accettato la vittoria – un po’ a sorpresa – di Mahmood e dall’altra una parte di spettatori alla quale non è andata giù la sconfitta del cantante romano Ultimo.

Fin qui, tutto sommato, niente di così strano: meritava questo, meritava quell’altro. Un copione (prima da bar, ora social) ormai trito e ritrito di preferenze, recriminazioni e quant’altro; questa volta però è stato lo stesso sconfitto a sposare le polemiche e le lamentele: nessuna sportività dimostrata sul palco ed ancor meno a posteriori, quando durante la conferenza stampa ha perso le staffe di fronte ai giornalisti ai quali ha rimproverato le eccessive critiche nei suoi confronti. È in questa sede che Mahmood è diventato “il ragazzo”, quando, in uno slancio di cordialità, Ultimo ha cercato di nascondersi dietro le frasi di circostanza. Ma, evidentemente, la rabbia accumulata era eccessiva, pompata da eccessiva fiducia nei propri mezzi (o in quelli dei suoi fan?) e da rumours che lo davano per vincente quasi sicuro, e la delusione ha dato il fiato ad un comportamento poco gradito dalla sala stampa.

Come se non bastasse poi, anche qualche politico ha provato a cavalcare le polemiche denunciando la presunta mancanza di considerazione del voto del pubblico, che aveva – tramite televoto – accordato una grande preferenza ad Ultimo. È doveroso però specificare come queste siano lamentele quantomeno futili, dato che le regole del concorso erano chiare fin dal principio e non c’è stata alcuna irregolarità nelle votazioni.

Eppure, è proprio a questo cavillo che ha deciso di appellarsi, ancora di recente, Ultimo: in una storia su Instagram di domenica 10 febbraio, ha manifestato la sua indignazione per un meccanismo che permette alla giuria di qualità di ribaltare un risultato ottenuto coi voti (“a pagamento”) della gente da casa.

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vivere è un po’ come perder tempo

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E dire che lo scorso anno la vittoria di Niccolò Moriconi (questo il nome all’anagrafe del cantautore) nella categoria Nuove Proposte era stata ottenuta con lo stesso meccanismo di voto. Tale vittoria lo ha lanciato alla conquista di una fetta di mercato e di un pubblico davvero notevole. I numeri parlano abbastanza chiaro: Il Ballo delle Incertezze, brano con il quale vinse un anno fa, è diventato disco di platino e il tour di quest’anno ha già registrato il sold out in tutte le date nei palazzetti, così da prevedere addirittura un concerto estivo allo stadio Olimpico. Insomma un vero e proprio boom che poca risonanza ha però avuto al di fuori della propria cerchia di sfegatati fan. Un po’ come se ci fosse nato un novello Ligabue sotto il naso e non ce ne fossimo quasi accorti.

La sua partecipazione al Festival targato indie si è smarcata dalla vena indipendente più canonica, rivolgendosi piuttosto ad un pubblico da talent show (ebbene no, lui non arriva da Amici, seppure abbia tutte le caratteristiche topologiche di un protagonista della trasmissione). Stile alla Fabrizio Moro (già “professore” proprio del talent di Canale 5 e con il quale ha duettato, non a caso, anche sul palco dell’Ariston), Ultimo ha dalla sua l’età più giovane e l’occasione di consolidare un proprio pubblico di fedelissimi, che come ogni fanbase che si rispetti si compatta ancora di più proprio di fronte alle polemiche.

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Che emozione ieri sera… grazie fratello

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Se è vero che l’abito non fa il monaco, è anche vero che in un contesto nel quale si hanno moltissimi occhi puntati addosso non c’è da stupirsi di essere osservati con la lente d’ingrandimento: mani in tasca e sorrisetto appena accennato, anche il modo in cui si è presentato sul palco a ritirare prima il premio Tim Music e poi ad attendere il verdetto finale, non è parso dei più eleganti. Ci può stare, certo: fa parte del personaggio, senz’altro; tuttavia non ha contribuito di certo a stemperare gli animi intorno a lui.

Insomma c’è da scommettere che questo Festival senz’altro non lo ha reso molto simpatico ad una bella fetta di pubblico, ma ha senza alcun dubbio serrato le fila dei suoi adepti, strizzato l’occhio a chi riversa in un concorso canoro le proprie istanze di rivincita e le proprie delusioni e gli ha permesso di avere un picco di notorietà che era fino ad oggi relegata ad un pubblico numeroso ma molto targhettizzato.

D’altra parte l’ha detto anche lui e non ha tutti i torti: “la gente è la mia vittoria”, e non fatichiamo a crederlo perché s’è dimostrato il cantante perfetto per i gentisti.