“Siamo sballottati tra un’arrogante sopravvalutazione e una servile sottostima di noi stessi”, scrive Parker Palmer, scrittore ed educatore statunitense. Tutta la nostra esistenza si basa su un equilibrio piuttosto instabile, alla disperata ricerca di una cifra esatta, una stima forfettaria più simile possibile alla verità. Ci sono delle volte in cui, però, quell’equilibrio si complica.
La prima grande complicazione è “il confronto”. Sapersi migliorare e valutarsi in base a ciò che eravamo prima, e non confrontando sé stessi con gli altri. E lo sbaglio è stato quello di confrontare Levante con il pattume artistico circostante, e non con lei stessa, con la sua storia discografica.

Copertina di Magmamemoria; fonte: Pagina Facebook Levante

È chiaro che Levante, in radio, vince. In una batteria di venti hit italiane, spicca come uno smeraldo nel carbone. Levante in una playlist di Spotify gambizza chiunque. Ma Levante di oggi non è Levante di ieri, e i fatti sono due: o nessuno lo ha ancora capito, o tutti mentono.
Magmamemoria è l’album più sopravvalutato dell’anno, nonostante sia di gran lunga migliore di tanti e tanti album usciti di recente. Questo perchè non regge neanche lontanamente il paragone con i lavori fatti fino al suo approdo in Warner Music.
Ci sono diverse questioni spinose da affrontare: Claudia Lagona, in arte Levante, è una cantautrice dichiaratamente pop, che strizza l’occhio all’indie, che prova a fare cantautorato vecchio stile, miscelando sonorità nineties con elementi orchestrali e una potente mano di elettronica. Manca un po’ di raggaeton e ce le abbiamo tutte, è chiaro. Quindi il primo grande problema che si pone è il seguente: qualcuno ha capito davvero l’identità musicale di Claudia? C’è coerenza e coesione fra tutti gli elementi di questo album? La risposta è no.
Magmamemoria ha esattamente il sapore di questo minestrone.
Per sua stessa confessione, l’ultima fatica discografica della cantautrice di origini siciliane è una riflessione su affetti e ricordi del passato che rievoca nelle sue canzoni, con annesse tutte le emozioni e i sentimenti che ne scaturiscono. Ma l’unica emozione che emerge perpetua è la rabbia, che è la costante di buona parte dell’album. Una rabbia monocolore, espressa sempre nello stesso modo: urlando. Così, a caso. Il risultato? Un album rissoso, ma con la dialettica di Piero Angela. Una zuffa fra manifestanti, ma con le mazze di gommapiuma.

Fonte: pagina Facebook Levante

Il primo brano è proprio la title track, Magmamemoria. È un intro coraggioso, un filino pretenzioso, ma giusto per il progetto. È una promessa di qualità cantautoriale che però rimane inattesa. Una sola eccezione: Lo Stretto Necessario. Uscita durante i torridi mesi estivi, questo brano è stato come acqua fresca nel deserto. Una canzone brillante, che non teme paragoni. Che si sposa bene con lo stile di Claudia, nonostante sia scritta a sei mani con Colapesce e Dimartino. La presenza di Carmen Consoli eleva tutto ad una dimensione più alta, l’ispiratrice e l’ispirata.
Una premessa sicuramente migliore di Andrà Tutto Bene, di cui abbiamo già parlato, e presente nell’album, (e che a titolo informativo poteva benissimo essere dimenticata).
Due tracce hanno il nome dei libri da lei pubblicati negli ultimi anni, Se Non Ti Vedo Non Esisti e Questa È L’Ultima Volta Che Ti Dimentico. L’idea è quella di riassumere il libro da lei scritto con il relativo brano. Ma dobbiamo anche considerare che è Halloween, e le idee terrificanti sono spesso giustificate dal gusto per l’orrido, quindi lasciamo correre. Sono tracce riempi album, come lo sono anche Rancore e Regno Animale. Vince il premio per il miglior titolo, il brano Il Giorno Prima Del Giorno Dell’Inizio Non Ha Mai Avuto Fine, a mio dire, liberamente ispirato da una trasmissione a caso di Gigi Marzullo. Di bello però c’è solo il titolo, perché è in questa canzone che il delirio di urla raggiunge l’apice.

Fonte: pagina Facebook Levante

Degna di nota è invece Antonio, che finalmente si distingue fra tutte per essere una pagina di gossip godereccio all’Alfonso Signorini. Un dissing sincero e un atto di apertura della cantante siciliana. Qualcuno dice che il destinatario di tanta rabbia sia il cantante Diodato, ultima fiamma della cantautrice. Peccato, però, che la canzone sia inascoltabile.  Arcano 13 soffre dello stesso disturbo: un tema interessante, ma trattato male. Un arrangiamento poco melodico, due accordi che variano sulla nota di basso, e poi il vuoto cosmico. I brani sono indistinguibili, filati uno dietro l’altro con una pesantezza senza precedenti. Nessun vero slancio vitale, tutto appassisce nel medesimo brodo. Dimenticate l’ironia di Alfonso e di Pezzo Di Me. Dimenticate l’energia di Gesù Cristo Sono Io, la carica di Pose Plastiche, di Contare Fino A Dieci. Ma anche la forza espressiva di IO Ero Io, e la genialità dei primi pezzi di Manuale Distruzione. Si salva poco e niente: Bravi Tutti Voi è l’ultimo singolo estratto, ed è sicuramente la scelta più interessante fra tutte. Altra piccola postilla è da fare per Reali, in cui fa capolino il suo sound, quello che le si intona meglio.

Copertina dell’album Magmamemoria nella versione doppio vinile; Fonte: pagina Facebook Levante

Magmamemoria, nel complesso, non è un brutto album, ma è piatto. Diversamente da quanto detto da tutti, è un album monotematico, monocolore e monocorda. Magmameria non è un disco rosso, è più grigio di questo tempo autunnale.

Certo, se il confronto da fare è con l’ultima uscita di qualche trapper di turno, Claudia sembra quasi una benedizione, ma non lasciatevi ingannare. Basterebbe solo un po’ di cuore in più.

Canzoni consigliate: Lo Stretto Necessario, Bravi Tutti Voi, Reali

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊/10

Fonte immagine di copertina: pagina Facebook Levante
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