La settantesima edizione del sempreverde, e forse mai interminabile come quest’anno, Festival di Sanremo è (finalmente) giunta al termine. Abbiamo un vincitore nonché la certezza di ulteriori future polemiche, ma al momento è una ed una sola domanda a tartassarci le sinapsi: cosa resterà di questa controversa e discussa kermesse targata 2020?

Oltre agli impareggiabili outfit di Achille Lauro, le stonature veementi della queen of twerking in salsa emiliana Elettra Lamborghini e agli ormai celebri strafalcioni macchiati di becero maschilismo del direttore artistico Amadeus, di una cosa, certamente, si continuerà a parlare. Ci stiamo riferendo all’ormai conclamata débâcle artistica di Morgan, al secolo Marco Castoldi, storico ex  líder máximo dei monzesi Bluvertigo.

Il pioniere dell’eclettismo elettronico all’italiana, che per le sue ormai consuete bagarres mediatiche è costantemente al centro delle critiche più aspre, stavolta l’ha fatta davvero grossa. La questione è legata a quello che potremmo definire come l’affaire Bugo, o il Bugo-gate se preferite. Parliamo di un tiro mancino, di una mossa studiata o del frutto di una completa alienazione mentale? La domanda centrale dalla quale vogliamo far partire la nostra analisi è certamente, quindi, se l’artista lombardo si sia effettivamente bevuto il cervello, se abbia perso definitivamente la trebisonda.

Andiamo, tuttavia, con ordine: la brace ha cominciato ad ardere già durante la terza serata del Festival, quella dedicata ai duetti per intenderci. Il programma prevedeva l’esibizione del surreale duo Morgan-Bugo (già in gara fra i big con la loro filo-battiatana Sincero) sulle note del capolavoro di Sergio Endrigo, l’intima e devastante Canzone per te.

Il preludio di ciò che i social avrebbero ribattezzato in seguito con l’hashtag #bugexit si avvertiva forte e chiaro già dall’atmosfera pesante che si respirava sul palco. Fra i due il gelo fendeva l’aria come lame, arrivando a detonare infine in una performance del tutto dissonante, disorganica nonché ai limiti del cacofonico. Sembravano, insomma, come se fossero stati piazzati su quel palco a forza, con un Bugo che, a detta del Castoldi, nell’atto di atteggiarsi alla Frank Sinatra di turno, avrebbe sabotato intenzionalmente l’idea iniziale, dal tratto fortemente devozionale, del cantautore lombardo.

Sappiamo bene, infatti, quanto Morgan sia visceralmente legato alla produzione di Endrigo, motivo per il quale non abbiamo alcun dubbio riguardo il suo embroniale risentimento nei confronti del suo compare Bugo. Certamente, però, non ci saremmo mai aspettati ciò che aveva in serbo per noi il maudit brianzolo per la serata successiva.

Il delirio era dietro l’angolo: quello che ci ha proposto la quarta, nonché penultima, serata del Festivalone Nazionale è un dissing in piena regola, conflagrato con l’abbandono del palco da parte di Bugo e con un Morgan apparentemente sbigottito per l’accaduto. Rimaniamo tutti attoniti in attesa della naturale, seguente squalifica.

Non ci resta, quindi, ora che essere analitici riguardo la figura stessa del vecchio Morgan in relazione a questo suo ultimo, plateale gesto. È inequivocabile, infatti, soprattutto se messo in relazione ai recenti fatti che lo vedono protagonista, un evidente declino del Morgan uomo ed artista.

Sembra aver perso, in modo pressoché irreparabile, lo smalto di un tempo: forse l’ultimo rimastogli integro è quello che si ritrova laccato sulle unghie come ai tempi d’oro. Le sue proposte artistiche, a dispetto dei frizzantissimi gossip che lo immortalano con costanza certosina sulle principali testate scandalistiche, appaiono per certi versi trite e ritrite, prive ormai di quel guizzo geniale che ce l’ha fatto tanto amare. La mosca bianca del cantautorato italico non sembra avere ancora tanto da dire, tanto da dover ricorrere ad escamotages mediatici per far parlare ancora di sé.

Bugo e Morgan durante la tempesta. © La Presse

La meschinità del fatto è certamente inequivocabile: cosa si nasconde, tuttavia, dietro questo potenziale harakiri artistico e mediatico? Con estrema tristezza ammettiamo di pensare ad una quasi disperata tattica commerciale, mirata a marcare quel suo tratto socialmente incompreso che tanto decantava all’interno di L.S.D. – La Sua Dimensione, immensa perla targata Bluvertigo. Quello che abbiamo davanti appare, insomma, come un figuro maggiormente interessato allo scalpore generato per questioni para-artistiche che all’arte che è capace di partorire. Punto.

In seguito a ciò abbiamo compreso che, forse, a Morgan addirittura piace giocarvici sopra, gode nell’esaltare quella figura di reietto all’interno della quale si sta barricando da diverso tempo a questa parte. La tattica del purché se ne parli, insomma, non appare come una scelta sapientemente oculata: sarebbe interessante sentirlo creare ancora con la stessa forza motrice che l’animava un tempo, piuttosto che sentir parlare di scandali e accapigliamenti vari ed eventuali all’interno dei quali si pone come fulcro scatenante.

Quest’ultima caduta di stile, quindi, pare avere l’amaro sapore dell’irreparabile: dimentichiamoci, perciò, il Morgan degli anni che furono in quanto, in quest’ultima occasione, anche il suo più remoto e recondito barlume di professionalità ha fatto fagotto andandosene assieme a Bugo dietro le quinte. All’inizio abbiamo parlato di una disfatta annunciata, inesorabile, di un artista ridottosi alla stregua di un fenomeno da baraccone: forse, stavolta, ci abbiamo davvero azzeccato.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Immagine di copertina: ©La Presse

 

 

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