Al diavolo le programmazioni, l’industria musicale, al diavolo tutto. Il disco era pronto e così i Run the Jewels l’hanno pubblicato, stop. Con un paio di giorni di anticipo e, soprattutto, senza aspettare il “via libera” dell’etichetta o il favore delle piattaforme di streaming (nel frattempo peraltro impegnate a cavalcare l’onda del #BlackoutTuesday). D’altronde l’idiosincrasia nei confronti dell’industria musicale è da sempre un vessillo portato alto e ben visibile da El-P e Killer Mike. Il nuovo disco dei Run the Jewels, invece, non cavalca nessuna onda, o meglio: è dentro quell’onda, è la sua narrativa messa in versi, è a tratti anche profezia. Ma le profezie sembrano tali soltanto a chi osserva dall’esterno: per questo entrare nella musica dei Run the Jewels significa aprire una breccia sul presente. 

Il disco è disponibile in free download, e tutti i proventi delle offerte degli utenti vengono donati al Mass Defence Program.

Profezie

C’è qualcosa di profetico già nel video di “Ooh LA LA“, sebbene sia stato pensato e girato all’inizio dell’anno, ben prima dei mesi più sconvolgenti della recente storia globale. Killer Mike e El-P sono tra la gente, nelle strade di una città statunitense avvolta dalle fiamme e tutti bruciano montagne di soldi: metafora dell’auspicata fine del dominio del denaro sull’essere umano. I due, insieme ai registi Brian e Vanessa Beletic hanno nel video voluto immaginare:

il giorno in cui nel mondo terminerà la vecchia lotta di classe, il giorno in cui l’umanità, l’empatia e il senso di comunità avranno il sopravvento sulle forze che ci vorrebbero dividere. Insomma, la fine del mondo basato sui sistemi arbitrari creati dagli uomini, il risveglio in un giorno in cui non ci sarà più alcun sistema monetario, nessuna divisione, nessun fratello giudicato di più o di meno di un altro solo sulla base del denaro che si possiede

Sono immagini che si sovrappongono, nei nostri occhi, a quelle che ci arrivano da tutti gli Stati Uniti, dove centinaia di migliaia di persone stanno manifestando in seguito alla morte di George Floyd.

“One day the long fought battle between humanity and the forces of greed and division will end, and on that day, finally free, we will throw a motherf***ing party”

Rovesciare il sistema

I primi tre dischi, incredibili, dei RTJ li hanno definitivamente incoronati come l’act più esplosivo della scena hip hop americana. Zitti tutti, parlano loro. Dagli ultimi due lavori l’anima politica dei due si era fatta sempre più prorompente: quello che era nato come un progetto alternativo alle logiche delle major, ha incorporato e rappresentato idee di eguaglianza, ribellione, giustizia tutte e tutti. È in questo quadro che il quarto lavoro aggiunge, se possibile, un ulteriore livello di grandezza. Perché, semplicemente, i nodi che i due hanno sempre denunciato stanno venendo al pettine. Non fraintendiamoci: il rap ha da sempre una storia di denuncia verso la società razzista, quello che però i RTJ rappresentano va forse oltre. L’obiettivo allora diventa un mondo senza classi, senza razze, senza la dittatura del capitalismo. Quello festeggiato nel video di cui sopra. Quello rivendicato, oggi, nelle strade d’America.

I Can't Breathe

Illustrazione di Nicola Pertile (@sir_pertile)

“I can’t breathe”

C’è un pezzo, in ‘RTJ4‘, che più di altri fa rabbrividire per la precisione con cui sembra descrivere la vicenda di George Floyd. A un certo punto in ‘Walking in the Snow’ Killer Mike dice:

And every day on evening news they feed you fear for free
And you so numb you watch the cops choke out a man like me
And ‘til my voice goes from a shriek to whisper, “I can’t breathe” 

Il rapper di Atlanta si immedesima in una vittima della violenza razzista della polizia e si rivolge a chi (noi, bianchi) da sempre si limita a guardare senza muovere un dito. Infatti prosegue:

And you sit there in the house on couch and watch it on TV
The most you give’s a Twitter rant and call it a tragedy

But truly the travesty, you’ve been robbed of your empathy

Purtroppo non c’è, nemmeno qui, niente di profetico. “I can’t Breathe” sono le parole pronunciate già da Eric Garner nel 2014, mentre veniva soffocato da un agente. Una richiesta che tragicamente è diventata allegoria della situazione degli afroamericani, soffocati dal razzismo sistemico che li circonda dovunque.

“Guarda tutti questi schiavisti che posano sui tuoi dollari”

Potere economico e razzismo sono due facce della stessa moneta. La critica contro la violenza razzista si unisce a quella verso l’ideologia capitalista che vede il denaro come unico strumento per la (presunta) emancipazione. In “Ju$t un arrangiamento minimalista e raffinato fa da base a un feat. (ce ne sono molti nel disco) con Pharrell e Zack de la Rocha. Qui, come dicevamo, si racconta, senza termini, l’ipocrisia di un sistema che favorisce le diseguaglianze e le discriminazioni. Una società che si fa vanto di essere la “culla della libertà” e contemporaneamente ha stampati sulle proprie banconote i volti di illustri schiavisti del passato. E allora non basta illudersi di avere delle opzioni (“master of these politics, you swear that you got options”) o partecipare al voto (“master of opinion ‘cause you vote with the white collar”): niente di tutto ciò serve, finché il sistema non cambia.

Meno quadratini neri, più solidarietà

Il #BlackoutTuesday è stata un’iniziativa imponente a livello di visibilità online. Anche noi abbiamo scelto di aderire. Tuttavia non poche sono le perplessità che ha sollevato: ha davvero un impatto concreto la condivisione di un post del genere? No, se non implica un impegno nel comprendere, studiare, sostenere attivamente il movimento che lotta in Usa. No, se è una posa di brand internazionali che contribuiscono a un certo tipo di modello di sviluppo. Il quarto disco dei Run the Jewels è, invece, uno scrigno prezioso. Dentro ci troverete innumerevoli radici che affondano nella realtà dell’America contemporanea. Se davvero vogliamo fare qualcosa, il minimo è conoscere la realtà. 

L’artwork di ‘Run the Jewels 4’, come sempre a cura di Nick Gazin.

Immagine di copertina: © Cooper Neill
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