Se un tempo ad uscire dal gruppo è stato John Frusciante, nel millennio dei duemila la stessa sorte è toccata a Tom Meighan, membro fondatore e leader dei britannici Kasabian. Il punto in questo caso non è, però, dettato dalle classiche dipendenze che ci aspetteremmo da manuale, quanto dalla comprovata violenza che il vocalist inglese avrebbe esercitato sulla sua ex compagna Vikki Agger.

All’inizio il tutto è stato fatto passare come un allontanamento condiviso dall’intero organico della band alla stregua di una separazione consensuale per motivi personali, anche se qui non stiamo certo parlando di un semplice matrimonio naufragato e alla deriva per noia o comune disamore.

Now that the legal proceedings have been concluded, we can comment on the departure of Tom Meighan from Kasabian.No…

Pubblicato da Kasabian su Martedì 7 luglio 2020

Tom Meighan, messo alla porta ma con garbo

La situazione è, infatti, ben più complessa a nostro avviso. La volontà della band di tutelare, a quanto pare, quasi a spada tratta il reo confesso ci sembra a tutti gli effetti una mossa piuttosto infelice. Scegliere scientemente di non rilasciare ulteriori commenti a riguardo, se non attutendo e ovattando la complessità del caso con due paroline buttate qua e là, non appare di certo la mossa più brillante, specialmente in tempi burrascosi come questi.

A quanto pare, non possiamo più parlare di mera Art for Art’s Sake alla Wilde, soprattutto in un clima come quello attuale in cui, per una cosa o per un’altra, si mira a voler sradicare con forza dall’arte tutte quelle manifeste tendenze di dubbia, abbietta morale.

Il caso Kinski

Non vogliamo, di certo, passare per estremisti, ma ammettiamo quanto i tempi siano cambiati rispetto a qualche decennio fa. Un esempio fra tutti è quello di Klaus Kinski, genio sregolato quanto assoluto del cinema tedesco, il suo baluardo più alto per eccellenza. A vent’anni dalla sua scomparsa ecco che uscirono le magagne serie, le più vergognose delle quali un padre può farsi portatore.

Insomma, fu sua figlia Pola ad accusarlo di reiterate violenze a sfondo sessuale nei suoi confronti fino al compimento del suo diciottesimo anno di età, e non neghiamo quanto ai tempi fece piuttosto scalpore nonostante, di sicuro, Kinski non fosse mai passato per uno con tutte le rotelle al proprio posto. Quindi, con quel matto di Klaus, nessuno si è scandalizzato più di tanto.

L’affaire Ian Watkins

Caso analogo, che ci fa rientrare a gamba tesa nel contesto musicale, fu quello di Ian Watkins, leader dei gallesi paladini dell’emocore Lostprophets. Altro enorme caso mediatico quello di Ian, un fattaccio che per fortuna uscì violentemente allo scoperto mostrandoci come quel curatissimo e tranquillo ragazzotto d’Oltremanica fosse invece un pedofilo seriale da gattabuia eterna, uno di quelli della peggiore specie. Tuttavia, a parte per i suoi fedelissimi, una notizia del genere non portò al terremoto mediale che avrebbe meritato.

Insomma, nell’arte siamo costellati dall’alba dei tempi da faccende orride e turpi, tutto sta a saperle affrontare nel modo giusto. Sì, perché Meighan non sarà di certo un pedofilo come in questi due casi precedenti, ma la gravità del fatto sussiste ed è talmente seria che una reazione soft come quella dei Kasabian non ce la saremmo mai aspettata.

La reazione dei Kasabian superstiti

Il motivo centrale del nostro stupore è principalmente legato alla fama spropositata che i Kasabian si sono guadagnati ai quattro angoli del globo. Sarà per il nome scabroso e malandrino, per i brani così accattivanti sfornati dal quartetto di Leicester, sarà per il loro stile dal tratto inconfondibile ma, ammettiamolo, tutti ci siamo almeno una volta nella vita ritrovati a canticchiare la loro sfolgorante super hit “You’re in Love with a Psycho”. Un titolo quest’ultimo che ci suona un pò come una sorta di premonizione criptica e creepy sull’indole di Meighan visti gli ultimi fatti, ma che tuttavia resta una perla incontrastata del panorama indie rock mondiale.

Tornando a noi, i Kasabian sembrano, insomma, essere stati un pò troppo parchi di critiche nei confronti della brutta vicenda. Appare comprensibile la questione del voler restare puliti rispetto alla malefatta gravissima combinata dal loro vocalist, tuttavia, sapendo che comunque quello che è stato resta e continuerà ad essere ascoltato (e ci riferiamo alla loro nutrita e meritevole produzione con all’attivo dodici album tra studio, live e raccolte) qualche sferzata in più e una maggiore presa di posizione sarebbe stata scontata, addirittura d’obbligo.

Tom Meighan è uscito dal gruppo

Dichiararsi colpevole e non negare l’evidenza alleggerisce il peso del peccato? Decisamente no, ma almeno ha portato Pizzorno, Edwards e Matthews a fare la scelta giusta, ovvero quella di mettere Meighan alla porta senza troppi convenevoli. Sebbene in sordina, un tipo come Meighan deve essere tagliato fuori, specialmente se appartenente a contesti universali come quello musicale. Abbiamo bisogno di altri esempi, di altri modelli, non di gente che sparandosi qualche goccio di troppo può sentirsi libero e legittimato a fare violenza, che sia su una donna quanto su un uomo.

Tom Meighan e Sergio Pizzorno alla Royal Albert Hall di Londra nel 2018 in London. © Venla Shalin/Redferns

Di farabutti e delinquenti, di violenti e pervertiti ne è pieno il mondo, evitiamo perciò di contaminare le matrici restanti di quel poco di bellezza che è rimasta nel mondo. La posizione presa dai restanti Kasabian di certo non risolverà mai il problema alla radice ma, per quanto riservata ed elegante, è una di quelle posizioni che in questo momento ci servono come il pane. Insomma, a mai più rivederci Tom, e grazie per tutti i dischi.

Immagine di copertina: © Pagina Facebook Kasabian
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