Rancore, all’anagrafe Tarek Iurcich, è una delle punte di diamante della 70° edizione del Festival di Sanremo.
In realtà, nonostante questo sia il suo esordio nella categoria big di Sanremo, Rancore è reduce dal grande successo ottenuto lo scorso anno, come ospite di Daniele Silvestri, con il brano “Argento vivo”.
La canzone, infatti, ha ottenuto il Premio della Critica “Mia Martini”, Premio della Sala Stampa Radio – Tv “Lucio Dalla” e il Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo.

Quest’anno, la musica è diversa, se non addirittura migliore.
Il rapper romano, nella seconda serata del Festival, è salito sul palco dell’Ariston portando uno dei brani più potenti e comunicativi della gara: “Eden”.

Siamo tutti d’accordo che la musica deve rendere leggere le atmosfere, farci staccare la spina e farci rilassare il più possibile dopo una giornata di lavoro o di studio. Ma ci sono momenti – e ce ne sono stati molti, fortunatamente – in cui è la musica a dettare le regole del gioco.
“Eden”, che viene cantata nel Teatro dell’Ariston di Sanremo, è un grande motivo di orgoglio sia per il rap italiano che per la musica italiana in toto.
La storia di Sanremo la conosciamo tutti, tanto da riuscire a capire se una canzone possa essere “sanremese” o meno. Partiamo subito col dire, a proposito, che il brano di Rancore non è per nulla sanremese ma che potrebbe essere proprio questa la sua forza, la sua arma per riuscire a spezzare una catena ormai fissata da troppo tempo.

Oltre ad essere un cavaliere dell’hermetic hip hop, offrendo al suo pubblico numerosi livelli di interpretazione, Rancore decide di far scivolare la sua penna sul foglio bianco in maniera decisa, irruenta e vincente, ancora una volta.

“Questo è un codice, codice
Senti alla fine è solo un codice, codice
Senti le rime è solo un codice, codice
Su queste linee solo un codice”

All’interno di questo brano, le immagini, i riferimenti, gli scenari che vengono a crearsi nella mente dell’ascoltatore sono molteplici e variopinti. Scenari che ruotano intorno ad un frutto – o per chi ha fatto studi scientifici, saprà che in realtà parliamo di un falso frutto – presente nel mondo della narrativa e della mitologia: la mela.

Si parte dal titolo, citando il giardino dell’Eden: luogo in cui la scelta fu un tema chiave per la storia dell’uomo; il viaggio prosegue per New York, la Grande Mela, con il disastro delle Torri Gemelle che ha determinato una censura storica; la mela di Biancaneve in uno scenario di guerra come quello siriano; il passaggio tra scienza (Isaac Newton) e tecnologia (iPad); il Giudizio di Paride e la mela d’oro per la dea più bella dell’Olimpo che scatenò la guerra di Troia; René Magritte e il suo “Il figlio dell’uomo”, che gioca sul visibile e il nascosto, per poi toccare anche Guglielmo Tell.

Come anticipavamo poco più su, il rap di Rancore è una macchina complessa in grado di sfornare riferimenti e incastri perfetti, mostrando così più sfumature di un unico tema che, come in questo caso, affligge l’uomo da sempre: la scelta che porta ad un cambiamento.

«Se ogni scelta crea ciò che siamo / Che faremo della mela attaccata al ramo?»

Ed è proprio questo il tema centrale della canzone: le scelte che portano ad un cambiamento e il nostro approccio al cambiamento.

Fiumi di parole che, proprio come un codice, mandano un messaggio forte e chiaro a chi non si limita a vedere le cose in superficie.

“Ho sognato l’Eden, poi un albero e una mela che si stacca e che inizia a rotolare. Mentre rotola ripercorre la storia dell’uomo, dall’inizio fino ai giorni nostri. Ho deciso di scriverci una canzone che raccontasse i tempi che stiamo vivendo e che parlasse di come, ancora una volta, l’uomo è di fronte a una scelta che potrebbe cambiare tutto il suo futuro”

Questa macchina complessa, poi, viaggia su un terreno che il nostro Dario Faini (Dardust) ha seminato minuziosamente. Un tappeto sul quale le parole di Rancore si adagiano alla perfezione, trovando una loro dimensione a seconda delle esigenze narrative con le quali vengono buttate fuori. Note di pianoforte che si rincorrono tra loro, creando un fraseggio che entra nelle orecchie e non esce più.

© Facebook Rancore

“Eden” è un brano che va ascoltato più e più volte per comprenderne al meglio il significato intrinseco.
Non si chiede, quindi, un banale ascolto ma di entrare il più possibile tra le parole ritmate, con la consapevolezza che tutto ciò che facciamo avrà una conseguenza, giusta o sbagliata che sia.

Rancore può vincere Sanremo? Ha tutte le carte in regola per poter vincere e per poter segnare un evento importante, ma il Festival ha paura di cambiare.

Immagine di copertina: Pagina Facebook di Rancore
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