È facile scrivere un articolo per ricordare Mozart. Basta esaltare la sua figura, chiamarlo genio, inserire un paio di teorie complottiste sulla sua morte e infine esaltarlo di nuovo. C’è un problema però: così fan tutti.

È riportato che Mozart avesse un senso dell’umorismo, per così dire, escatologico. Quello che noi oggi chiamiamo black humor, ma con alcuni tratti ridicolmente infantili e imbarazzanti. In una sua lettera del 5 novembre 1777 (aveva vent’anni) si legge: «Oui, per amore della mia pelle, ca**erò sul tuo naso, così che coli sul tuo collo». Nella stessa lettera il compositore ci rivela: «Oh, il mio c**o brucia come fuoco! Che significa? Forse qualcosa sta cercando di uscire?».
Settecento, secolo dei lumi, fondato sul potere dell’intelletto e della ragione.

Ora però una domanda sorge spontanea. Dal momento che lui stesso apprezzava questo tipo di umorismo, non sarebbe più divertente per una volta, anziché esaltarlo, leggere un articolo completamente fuori luogo, con un registro imbarazzante, proprio nell’anniversario della sua morte? No? Troppo tardi.

Oggi ricorre l’anniversario della morte di Wolfgang Amadeus Mozart, scomparso il 5 dicembre del 1791. Aveva 35 anni. Viene da pensare che i suoi genitori non fossero le persone più felici del mondo. Anche loro erano musicisti, tutta la famiglia lo era. Non per niente hanno iniziato a portare il figlioletto Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus a lezione da insegnanti esperti e pagati profumatamente a suon di talleri austriaci.

Anche perché, se vogliamo dirla tutta, solo due dei sette figli che la coppia aveva avuto sono sopravvissuti all’infanzia. Non dev’essere un caso se i genitori gli hanno dato quattro nomi, il piccolo Wolfgang doveva coprire il ruolo di tutti gli altri.

Anzi, diamo un’occhiata da vicino ai nomi.

Joannes Chrysostomus, perché era nato nel giorno di San Giovanni Cristonomo. 

Wolfgangus, che significa «camminare come un lupo». 

Theophilus, dal greco theo-filos, «colui che ama Dio». E infatti noi l’abbiamo sempre tradotto in Amadeus, ama-deus. Ma a Wolfgang dava un certo fastidio la desinenza latina –us nei suoi nomi, la sentiva troppo pomposa. Si riporta che ogni tanto, per questo motivo, si firmasse scherzosamente Wolfgangus Amadeus Mozartus.

 

Suo padre, che aveva voluto la bicicletta ma non amava pedalare, lo chiamava familiarmente Wolferl. Facile così.

Anche l’altra dei due bambini superstiti, la sorella Maria Anne Walburga Ignatia, era soprannominata dal padre Nannerl. Anche lei suonava, ma, oltre al peso di cinque fratelloni mancati, lei doveva portare anche quello di essere una donna. Ovviamente i genitori, che erano davvero musicisti affermati nel loro ambiente, avevano pagato anche a lei le lezioni. E i primi anni Nannerl si esibiva dal vivo con Wolferl e si dice che fosse apprezzata quanto lui dal pubblico dell’epoca. Andavano a suonare sempre insieme alle serate nei salotti della Vienna bene. Solo che era una donna. Raggiunta la giusta età per prendere marito, si è dovuta sposare e non ha più potuto esibirsi in pubblico, perché non si addice a una signorina. Sarebbe diventata anche lei un genio, dicono. 

Curioso notare come fino a quel momento la madre di Nannerl e Wolferl, si dice, non si fosse mai fatta troppi problemi a tenere concerti. E anzi, pare fosse stata una delle prime stage-mums della Storia. Da qui alle Donna & the Dynamos di Mamma Mia il passo è brevissimo.

Quindi, ricapitolando, le basi per diventare mentalmente instabile ci sono state fin dall’inizio. Vieni partorito in una famiglia che ha subito cinque lutti prima di te, le tue battute non fanno ridere, tua madre è vista di malocchio dalla società perché donna-musicista e probabilmente persino tuo padre si è scordato il tuo vero nome. Non il migliore degli inizi. Poi odiava gli italiani e aveva addirittura un arcinemico: il compositore Antonio Salieri. Ma a sentire le teorie cospirazioniste sulle ambigue circostanze della sua morte, sembra che mezza Vienna lo volesse morto (prima di tutti, la sorella che avrebbe potuto diventare famosa quanto lui). Non c’è da stupirsi che il poveretto sia morto a 35 anni, la metà di noi avrebbe avuto una crisi di nervi molto prima. Probabilmente nemmeno è davvero morto, è anche lui su un’isola deserta a nascondersi da duecento anni dalle difficoltà della vita. Almeno, noi di Artwave.it avremmo fatto così.

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