Proprio quando le cose vanno bene, è sempre il momento di cambiare aria. E può sembrare strano a dirsi, ma è il fatto stesso di essere riusciti a dare il massimo a metterti in fuga, a volte.

Riguardando la storia di Peter Gabriel, sembra ovvio come la sua permanenza nei Genesis non fosse destinata a durare per sempre. Come si poteva vedere ai concerti, come si vede oggi nei filmati, i Genesis degli anni settanta erano qualcosa di perfettamente anni settanta.

Hanno poi spopolato sotto la guida di Phil Collins, ma c’è qualcosa nel periodo con Gabriel che li distingue.

È un qualcosa che non si può definire né come positivo, né come negativo.

Un soffio vitale che li teneva in vita allora, che li tiene in vita ancora oggi, ma che ha cambiato direzione.

Oggi, ascoltando i primi sei album dei Genesis, da From Genesis to Revelation all’incredibile opera The Lamb Lies Down On Broadway, ciò che si sente è un suono molto diverso da quello a cui siamo abituati.

Non era strano per l’epoca, però, in cui il progressive rock andava, invece, molto di moda.

Oltretutto, Peter Gabriel era stato in grado di farne qualcosa di più prezioso, regalando agli spettatori delle vere e proprie messe in scena, con personaggi, trucchi e travestimenti.

La verità è che, già era scritto, una storia simile non poteva durare.

Allora Gabriel è stato geniale nel cavalcare un momento, e nel farlo con la sua band, ma è stato altrettanto geniale nell’individuare il momento giusto per tirarsene fuori.

Ben noto ormai a critica e pubblico, si è dedicato per diverso tempo alla musica world.

Ancora adesso è un punto di riferimento per il mondo della musica e in tutto il periodo della sua attività, dal 1967 a oggi, si è sempre portato un passo avanti.

Non si è mai accontentato delle etichette, e ha sempre combattuto per l’innovazione.

Da oggi aggiungiamo una candelina alla sua torta, e gli auguriamo di continuare su questa strada ancora per molto.

© riproduzione riservata