Come poche altre, la carriera di Phil Collins e la sua militanza nel mondo musicale si sono trasformate nel corso degli anni. Ha esordito con i Genesis, la band su cui vogliamo concentrarci in questo articolo. In realtà, più che altro, vorremmo provare a notare tutte le influenze che il suo periodo progressive rock, trascorso insieme a Peter Gabriel e compagnia, è riuscito ad avere nei suoi anni successivi.

Urge però prima di tutto una specificazione: lo scopo di questo articolo non è dividere la produzione discografica di Phil in un periodo-rock e un periodo-pop, anzi, se possibile proprio il contrario: mostrare quanto di quel rock si sia conservato anche nella sua produzione pop. Duole ammetterlo, ma un ruolo fondamentale in questo percorso è stato giocato da Peter Gabriel e dal suo abbandono del gruppo. Oltre alla sua rottura col gruppo, però, anche quella di Steve Hackett è stata decisiva nel plasmare il sound della band.

La maggior parte della critica, infatti, concorda nel notare un deciso cambio di direzione dopo il disco A Trick of the Tail, del 1976, a cui Gabriel già non aveva partecipato. A questo proposito, si potrebbe notare qui qualcosa di importante. Non è stata tanto una nuova presenza a definire un cambiamento nel suono dei Genesis, quanto piuttosto una o più mancanze.

Non solo ciò che c’è può cambiarci, anche ciò che sparisce può farlo, in modi più sottili ma anche più potenti. Oltretutto saremmo portati a pensare che sia l’inizio di una nuova attività a cambiare il modo in cui concepiamo la realtà, quando il più delle volte non è così. Spesso è la fine a farlo, non l’inizio, e nella storia di Phil Collins è andata esattamente così. Undici anni dopo, il Phil che avrebbe cantato “In the Air Tonight” o “Another Day in Paradise” non poteva immaginarlo, ma a cambiare i Genesis sarebbe stata la loro assenza.

Affrontando questo discorso, è impossibile non notare come Phil sia in grado di adattarsi.

Rapido nel trasformismo, ha capito subito, all’uscita di scena dei suoi due compagni, quale veste sarebbe stata più adatta a ciò che era rimasto della band. Tanto da fare di questa economia la ragione stessa del successo della band.

Walking across the sitting room, così iniziava “Supper’s Ready”, considerato il capolavoro dei Genesis di primo periodo. Ancora oggi però, a camminare nel salotto dei nostri ricordi, non è più l’estroso Foxtrot, ma una molto più orecchiabile “Invisible Touch”.

Vero quanto incredibile, è stato Phil a portare la band al successo. E questo all’epoca non lo avrebbe immaginato nessuno. Come se fosse ieri, per festeggiare Phil e il suo importante ruolo nei Genesis, nessun modo è più spontaneo di questo.

Ormai quando si parla dei Genesis si pensa alla macchina costruita da Phil, e il suo è un merito enorme. Non ha importanza che i detrattori oggi lo accusino di aver rovinato la band.

Un artista come lui, di certo, non si porrebbe problemi per questo.

Non ha importanza che nessuno faccia il tifo per lui, al paragone con Gabriel: Phil resta l’anima e il cuore pulsante di chi quel gruppo non l’ha mai davvero abbandonato.

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