Nel 1953 Edmund Hillary e Tenzing Norgay furono i primi esseri umani a raggiungere la cima dell’Everest. Per scalare quella montagna alta 8.800 metri impiegarono sette settimane. Non sono affatto poche sette settimane! Anzi, se pensate alle loro condizioni, probabilmente sono un’eternità. Nel 1960 Jacques Piccard e Don Walsh raggiunsero con un batiscafo il fondo della Fossa delle Marianne, sotto le acque del Pacifico. Ci misero quattro ore e 47 minuti per scendere a più di diecimila metri. In quasi cinque ore hanno percorso più strada di quanta ne abbiano fatta Hillary e Norgay. Questo perchè, probabilmente, è più faticoso salire in altezza che scendere in profondità, specialmente se hai un batiscafo. O forse perchè le grandi conquiste richiedono tempo. E tempo significa sacrificio.

L’artista di cui parliamo oggi è stata sulla cima dell’Everest tanto a lungo, ed anche per lei è giunto il momento di scivolare giù, con o senza batiscafo.
Parliamo di P!nk, 39 anni. Dal suo debutto nel 2000, ha venduto più di 30 milioni di album, 65 milioni di singoli, oltre 1 milione di DVD in tutto il mondo e ha avuto ben 11 singoli nella top 10 della classifica Hot 100 di Billboard. Dietro il suo successo, la scelta mirata di non puntare sulla sensualità del suo corpo o sugli scandali che hanno contraddistinto volta per volta le colleghe del panorama pop americano; mostrando, al contrario, un carattere da ragazzaccia sempre fuori dagli schemi, trasgressiva e irriverente. Un’immagine che rispecchia le sonorità pop-rock dei suoi album. O almeno quelli dei suoi primi anni. Ma quando sembra abbia già esaurito il suo contributo alle classifiche, P!nk esce con un album che segna in maniera inequivocabile il suo ritorno sulla vetta più alta della musica, velocemente, in ascensore. Parliamo dell’album “The Truth About Love“. Per farlo, sposa le sonorità più pop del momento, ma lo fa con intelligenza e capacità. Testi accattivanti, produzioni talmente tanto giuste che ogni traccia è un possibile singolo. Le vendite, le classifiche, la perfezione, l’Everest. Poi si scende, si ritorna a lavoro, P!nk sparisce per cinque anni.

Il peso delle aspettative è duro da affrontare, ma quando lavori per tanti anni ad un progetto ti aspetti che quello sia curato nei più minimi particolari. E invece no, P!nk, come se avesse finito le sue idee, torna con un album con le stesse sonorità del precedente, ma in un panorama musicale che in cinque anni è cambiato troppo per accoglierlo come si dovrebbe. “Beautiful Trauma” diventa il brutto anatroccolo della sua carriera, bello ma non bellissimo. Che vende, ma non tantissimo. Che ha la pretesa di scalare l’Everest, ma rimane comodo in baita. Annuncia un tour, arriva anche un inaspettato premio alla carriera sul palco dei BRIT awards, e fa la cosa peggiore che potesse fare: un nuovo singolo e un nuovo album, “Hurts 2B Human”. A distanza di poco più di un anno, senza neanche chiudere il progetto precedente. Ci si aspetta allora che il nuovo progetto sia decisamente più bello e accattivante, e invece no. P!nk, nel suo batiscafo, affronta la Fossa delle Marianne, finendo a picco nel più nero dei fondali. Il suo ultimo singolo, “Walk Me Home“, è infatti uno strano mash-up dei suoi ultimi lavori. Un perfetto Frankenstein, dai ritmi un po’ country, un po’ afro, un po’ pop, e un po’ ruffiani. Nonostante sia scritto anche dalla bellissima penna di Nate Ruess, con cui ha già collaborato con “Just Give Me A Reason”, neanche il testo è particolarmente irresistibile. Non ricorre alla sua peculiare estensione vocale, agli acuti che di tanto in tanto infarciscono i suoi pezzi, preferendo un particolare approccio più intimo, che però fallisce nel suo intento, creando invece un piattume che è quanto di più lontano ci si possa aspettare da lei. Un lavoro troppo frettoloso, che non regge il confronto con le sue prime fatiche. Non c’è il minimo sforzo di reinventarsi, o quantomeno, produrre qualcosa che sia all’altezza della sua carriera e del suo lavoro. A 39 anni P!nk non è più la ragazzaccia che faceva gestacci al mondo, ma una donna, una madre, che affronta a testa alta il mondo. L’unico modo per uscire dalla fossa in cui si è calata è dare voce a quella ragazzaccia assopita, che sembra affacciarsi timidamente ogni tanto, ma in maniera ancora poco convinta.
Per farlo occorre tempo, naturalmente. L’Everest ha bisogno di grinta, pazienza e sacrificio per essere scalato.

Il singolo è BOCCIATO.
Lei è rimandata a settembre, quando avrà le idee più chiare sul suo futuro.