Lo abbiamo intervistato in presa diretta qualche settimana fa e non potevamo di certo risparmiarci dal recensire e commentare il suo ultimo album in studio, la sua quinta fatica. Stiamo parlando di Giovanni Truppi, cantautore e polistrumentista partenopeo classe 1981, e soprattutto del suo ultimo lavoro, Poesia e Civiltà, uscito lo scorso 22 marzo per la Universal Music Italia. Lo abbiamo ascoltato in anteprima proprio in occasione della nostra video-intervista, e il prodotto finale ci ha lasciato a bocca aperta.

Già il suo singolo d’anteprima, L’unica oltre l’amore, parlava da sé e per l’intero album nella sua globalità: in questa traccia, oltre alla tipica e coerente impronta cantautorale di Truppi, troviamo quell’essenzialità nuda e cruda che pervade l’intero LP, al centro della quale c’è l’amore come primario motore aggregante. Basandoci sulla convinzione di una traccia talmente forte da rappresentare un vero e proprio manifesto contro l’individualismo, potremmo quasi definire questo amore come l’arché truppiano nell’atto fisico di snodarsi tra la poesia ed il concetto ad oggi forse più lontano da questa, la civiltà.

La cover del booklet di “Poesia e Civiltà”

Poesia e Civiltà si manifesta già dal primo ascolto come un album dotato di un forte sapore sociale, adatto a smuovere le coscienze distratte di noi mammiferi di razza umana spesso troppo alienati rispetto alle realtà circostanti, così in balia dell’universo digitale in perenne espansione e di conseguenza sempre più chiusi nei confronti dell’altro. I messaggi veicolati da Truppi dimostrano la maturità intrinseca di questo lavoro, ed il suo personale modo sempre più diretto e privo di compromessi di usare parole e concetti tanto forti da poterli definire scomodi data la loro pienezza concettuale di fondo.

Un testo come Borghesia, traccia di apertura dell’intero album, è allo stesso tempo prodotto e sintomo di tutto ciò: apostrofandola come talmente impaurita dalla puzza di miseria troviamo in queste parole lo specchio dei nostri giorni quanto la realizzazione di un ritorno a quel cantautorato d’essai d’altri tempi, come ci testimoniano nella loro coralità le testualità delle altre dieci tracce che si snodano di seguito.

Giovanni Truppi. Credits: Sebastiano Tomada Piccolomini Fonte: CPG Comunicazione

Poesia e Civiltà è ben lontano quindi dalla scena cantautorale attuale, e aggiungiamo, per fortuna: perché inserire Truppi in un panorama così vasto e dispersivo sarebbe riduttivo, se non un peccato mortale. L’album che ci accingiamo ad ascoltare è complesso nella sua perfetta semplicità, così coerente con lo stile in perfetto divenire dell’autore da essere dotato di un profondo valore artistico e di uno spessore scrittorio con pochissimi eguali di questi tempi. In questo album nulla viene banalizzato né tanto meno eviscerato nei classici modi ai quali siamo abituati oggi: l’intero processo subisce invece una vera e propria spinta alternativa, finendo così per essere esaltato dall’eleganza delle scelte compositive di un Truppi al suo quinto traguardo e dal suo tono rassicurante e avvolgente.

Giovanni Truppi. Credits: Sebastiano Tomada Piccolomini Fonte: CPG Comunicazione

Per noi di Artwave Poesia e Civiltà viene quindi promosso a pienissimi voti: consigliamo però di arrivare al suo ascolto tramite gli step definiti dai suoi album precedenti, a partire dal suo esordio con C’è un me dentro di me del 2010, per cogliere il Giovanni Truppi più raffinato e profondo di questa perla, il riscatto del panorama cantautorale italiano.

Un’ultimo dettaglio: per noi romani l’appuntamento con Giovanni Truppi sarà l’11 aprile al Monk, non mancate.

Chapeau Giovanni.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊 + / 10

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