Sono il figlio e l’erede di una timidezza colpevolmente volgare.

Da quale romanzo o componimento poetico abbiamo tratto questo verso? La risposta sarà sorprendente e probabilmente vi motiverà a leggere le righe che seguono. Non si tratta né di uno né dell’altro, per quanto i loro testi siano impregnati di una sottile onestà e di una malinconia che rasenta gli stadi più alti della bellezza. Ecco, nei The Smiths e nella voce solista del loro leader Morrissey troverete questo e molto altro: politica, valori sociali ed intimi si uniscono nel canto dell’anima che trova la pienezza di esprimersi. Procediamo a piccoli passi dandovi il benvenuto nel quinto appuntamento con Politics Milkshake, il frappè che supera le barriere Celsius stagionali.

Giugno, anno 1982: a Manchester nasce la collaborazione tra il ventitreenne Steven Patrick Morrissey, detto Moz, e Johnny Marr, chitarrista diciannovenne, dopo l’incontro avvenuto quattro anni prima. Qualche mese più tardi, con l’aggiunta di Mike Joyce alla batteria ed Andy Rourke al basso, si esibirono come gruppo d’apertura per i Blue Rondò A La Turk. Il nome scelto, ovvero The Smiths, rappresenta uno dei cognomi più diffusi nel mondo anglosassone, quasi si volesse far evincere un certo anonimato nel quotidiano. È bene ricordare che stiamo raccontando dei brillanti Eighties, quel periodo sfavillante in cui era d’obbligo passare sotto delle luci della ribalta, immersi in un’aurea di lacca e luccichio di paillettes. Diversamente dai colleghi sul campo, la band inglese differì dal prototipo standardizzato dei divi plastificati, sia dal punto estetico che da quello sonoro; nelle loro prime foto appaiono come dei tipi vestiti in modo casuale, dai volti pacifici ed un po’ storditi. La loro musica risultava limpida, con il falsetto di Morrissey duttile ed imprevedibile. In poche parole, erano in grado di emanare un fascino “normale” totalmente spiazzante, seppur in una formazione inusuale come quella del quartetto.

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La loro immensa capacità è stata di parlare col cuore, con un stimolo che parte dalla pancia e fuoriesce come un flusso emotivo di suoni e parole. C’è un’assoluta disponibilità ad esprimere le proprie debolezze, attingendo alle briciole della memoria relativa agli anni dell’adolescenza. “La musica”, disse il frontman a quei tempi, “può essere la cosa più importante del mondo”. 

Furono cinque anni in cui venne attuata una sorta di rivoluzione umanistica, fino a quando la voglia di nuove esperienze e i dissidi interni non decretarono la fine di un importante capitolo musicale nel 1987. Le differenze tra Moz/Oscar Wilde e Johnny Marr smisero di essere un incentivo creativo per trasformarsi, invece, in una bomba ad orologeria; ormai alle ultime battute, il primo decise di dedicarsi alla carriera solista, facendosi carico di maggiori responsabilità creative e narrative. Quello che possiamo ben dire è che i The Smiths siano tutt’ora un pilastro, un passaggio necessario nella storia della cultura musicale. Le loro sono storie intime, struggenti, incredibilmente vere ed hanno un retrogusto ironico, trattano temi politici e sociali, cercando di mantenere una linea omogenea ed unitaria.

Ma le divergenze ci sono, eccome! Morrissey, ad esempio, è stato cresciuto come cattolico ma ha sempre rifiutato l’istituzione ecclesiastica, è un animalista, non ha un buon rapporto con l’ambiente politico che egli ritiene senza speranza. Al contrario di Marr, ha dato alla Brexit l’appellativo di “magnifica”.

Fonte: http://robdager.tumblr.com/post/10830675299/the-smiths-the-queen-is-dead-1986

A conti fatti, la poetica di questa band è un vero e proprio morbido tripudio di critiche e rassegnazioni. in cui lo status dell’uomo è quello di un malinconico in continua ricerca di qualcosa. Sì, ma di cosa? Per il momento non abbiamo risposte, ma solo delle colonne sonore su cui rimuginare: il 20 ottobre è stata pubblicata la ristampa, sia su vinile sia cd, di The Queen Is Dead, l’iconico album dell’86 che ora si presenta arricchito di demo, b-sides e di un inedito live registrato a Boston nello stesso anno. Le novità non mancano neanche dal fronte Moz, che il 17 novembre darà ufficialmente i natali al suo nuovo album, dal titolo Low in high school. Pensavate che la loro avventura fosse finita per sempre? Forse la loro musica sta tornando.

Fonte: http://www.brooklynvegan.com/morrissey-details-low-in-high-school-listen-to-spent-the-day-in-bed/

Il Politics Milkshake di oggi volge al termine. Come per tutti i grandi su cui c’è molto da raccontare, è stato difficile creare una cernita mentale che non risultasse come un’accozzaglia di informazioni senza capo ne coda; speriamo di essere stati all’altezza dell’impresa, con la promessa di approfondire quei meravigliosi anni nel corso dei prossimi appuntamenti. Alla prossima!

Immagine in evidenza: ©Simona Anna Gentile

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