In principio vi era un set da tè. Poi fu la volta di due bluesman, Pink Anderson e Floyd Council, e l’energia di un terremoto pervase la crosta del suono terrestre, fino a farle irrimediabilmente cambiare aspetto. Era il 1965 e Londra iniziava a vestirsi di tinte oniriche, assumendo forme sempre nuove. In un’Europa metamorfica, in piena risurrezione dalle ceneri della guerra e lungimirante verso l’altrui tempesta bellicosa, fece capolino un nuovo modo di vedere e sentire le cose: i Pink Floyd furono tra gli artefici – ma anche i fautori – di una rivoluzione comunicativa d’avanguardia. Tedofori della fiamma della verità, intermediari tra il sacro della scienza delle onde sonore ed il profano di magia ed illusione, talmente anticonvenzionali che il live a Pompei (diretto da Adrian Maben nel ’71) fu creato come un’antitesi al flower power di Woodstock.

In questa prima puntata del viaggio intorno al lato oscuro della luna parleremo di un concept album di ispirazione letteraria, per l’esattezza il decimo in studio della rock band brittanica: Animals, pubblicato nel gennaio del 1977. Ma facciamo prima un passo indietro. Nietzsche portò il pubblico alla conoscenza di Umano, troppo umano a partire dal 1878. L’opera è redatta in forma aforistica, poiché è l’autore a parlare di sé con sé, ripiegandosi nella propria intimità attraverso una spiccata speculazione interiore. Il titolo dell’articolo è proprio un rimando a quest’opera. Lo sforzo che Nietzsche fa nel guardarsi intorno non basta, e tutto sembra sbagliato, fallace, saldamente legato all’individuo; il superuomo tarda ad arrivare ed anche il migliore esemplare è ancora troppo umano.

In Animals il mondo è poco umano, ma molto, troppo animale. Il richiamo orwelliano al romanzo satirico del ’45 -così come i Radiohead si ispirarono a 1984 per alcuni brani di Hail to the Thief – è lampante. Il quartetto composto da David Gilmour, Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright immagina una società simile ad una fattoria, in cui si distinguono, nel bene o nel male, cani, maiali e pecore. I quarantuno minuti del concept sono suddivisi in cinque tracce dalla lunghezza variabile: si parte con Pigs on the Wing (Part I) per poi proseguire con DogsPigs (Three Different Ones)Sheep ed infine Pigs on the Wing (Part II). La dolcezza acustica del primo brano viene interrotta dalla crescente energia di Dogs, scrigno di meravigliosi assoli. I cani, nella versione romanzata, rappresentavano la polizia politica destinata a reprimere le opposizioni; nell’interpretazione pinkfloydiana, invece, non sono altro che simbolo di meschinità e risolutezza amorale, propriamente individuabile nel concetto del fine che giustifica i mezzi.  Essi sono tutte quelle persone disposte a compiere ogni genere di misfatto, dal tradimento all’omicidio, per il solo raggiungimento del proprio appagamento e per la propria brama di potere. Il destino immaginato per questi individui è tutt’altro che roseo, in quanto la loro fine è prospettata verso la solitudine e l’insoddisfazione, grazie ad una qualche legge del contrappasso trascendentale.

Pigs (Three Different Ones): a cosa si deve questa differenziazione? La divisione del testo in tre macrostrofe evidenzia la volontà di parlare di tre categorie, o meglio, personaggi diversi. I maiali sono quelli che si fanno belli alle spalle degli altri, giocando con la mente degli altri, ingannando con soprusi, professando la legge del più forte. Ma è realmente così? In Orwell trovavamo personaggi-suini come Old Major, Palla di Neve e Napoleon, ambasciatori della categoria animale più intelligente della fattoria, ma che ben presto riescono ad assumere il controllo mentale di tutte le altre specie (non ricorda forse l’urlato “We don’t need no thought control” di Another Brick In The Wall?). Iniziano ad obbligare i restanti a vivere in condizioni al limite dello stremo, crogiolandosi nella lussuria e nel finto buonismo, condannandosi a vicenda. Il romanzo si conclude con una scena raccapricciante, spiata dagli altri animali increduli: maiali e uomini cenano allo stesso tavolo e stringono un’alleanza, chiudendo la serata tra ebbrezza e gioco d’azzardo. Non si riescono più a distinguere gli uni dagli altri.

Roger Waters e compagni destinano ciascuna strofa ad un attore sociale dell’epoca diverso, identificabili con il primo ministro James Callaghan, la leader dell’opposizione Margaret Thatcher e l’attivista politica Mary Whitehouse, colpevole di voler censurare le radio. Il senso del valore unico di convivenza terrena è andato perduto, non c’è più uguaglianza; c’è poco da controbattere, tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali di altri.

La quarta traccia dell’album tratta il tasto dolente delle pecore. È vero, probabilmente ci ritroveremo a sorridere se il primo richiamo al mondo ovino che bazzica nella nostra testa è quello con Everything You Always Wanted to Know About Sex * But Were Afraid to Ask, pellicola storica di Woody Allen. Le pecore in questione, però, hanno poco a che fare col sesso e molto, purtroppo, con la perdita di dignità. Le pecore che obbediscono a Napoleon sono accecate dalla propaganda, così come orba è la loro volontà di affidarsi al non conosciuto, al non empirico; subiscono la violenza dei cani e la tortura psicologica dei maiali, rappresentano la maggioranza numerica ma sono intellettualmente in difetto. Il fotografo francese Renè Maltete colse appieno il concetto, impressionandolo su pellicola. Richard Wright ci elaborò su una serie di assoli al Rhodes tra i più belli mai realizzati. Ognuno aveva il proprio fantastico mezzo per esprimersi.

©Renè Maltete

Il lavoro si termina con Pigs on the Wing (Part II), una traccia speculare a quella d’apertura, in cui le insidie della società vengono paragonate a dei porci in volo. Animals è una critica alle condizioni socio-politiche del Regno Unito degli anni Settanta. Nel 1990 abbatterono il Muro di Berlino con un epico concerto, ma già decenni prima iniziarono la loro dissacrante e sincera attività critica nei confronti di quello che accadeva loro intorno. Sono storie di denaro e barriere, ma di quest’ultime ne parleremo nella prossima puntata…

Per ora vi lasciamo con un consiglio di cuore: dall’esperienza londinese sbarca a Roma The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains, la mostra-evento che vi condurrà nello sfaccettato universo della band, procedendo dalle origini fino ad arrivare ai giorni nostri. È ospitata al MACRO di Roma dal 19 gennaio al 1 luglio, perciò non fatevi scappare quest’imperdibile occasione e date un’occhiata al video di anteprima che vi lasciamo in fondo alla pagina! Per info su orari, costi e modalità di raggiungimento dell’evento, visitate il sito ufficiale dell’esposizione.

Il Politics Milkshake di oggi termina qui. Ci siamo dilungati più del solito, ma i mostri sacri in questione hanno un operato così complesso ed articolato che è difficile contenere le parole. Vi aspettiamo per parlare dell’undicesimo album, forse quello più attuale che mai. Alla prossima!

THE PINK FLOYD EXHIBITION – Their mortal remains

Dal 19/01 al 01/07

MACRO, Via Nizza 138

ROMA

 

L’immagine in evidenza è stata realizzata da ©Simona Anna Gentile

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