Accadde esattamente quarantuno anni fa a Toronto, in Canada. Keith Richards, il chitarrista degli Stones, in tribunale. A guardarsi intorno, spaventato. A sudare davanti alla corte. Nessuno sapeva quale sarebbe stata la sentenza. Un gruppo di fan si accalca fuori dall’aula. FREE KEITH, recitano le loro magliette. Giornalisti li avvicinano per intervistarli.
«Non è come tutti noi.» grida alla CBC un sostenitore, nella confusione del momento. «Lui è diverso. Lui è Keith.»

Keith Richards, The Rolling Stones

E nel frattempo le frasi del giudice Lloydd Graburn sembrano dargli ragione. «Gli eroinomani devono andare in carcere solo se commettono furti per sostenere il proprio vizio,» spiega con lentezza. «O se non fanno alcuno sforzo per perderlo.»
Ma per Richards era diverso. Come rockstar aveva talmente tanti soldi che il furto era quanto di più lontano dai suoi pensieri e, da quando due anni prima era stato sorpreso in possesso di eroina, aveva dichiarato più volte di avere smesso di farne uso.

Come racconta nella sua autobiografia Life, non era stato semplice smettere. E non ci era riuscito in una volta, nemmeno dopo la morte per overdose dello storico membro della band Brian Jones. Nemmeno dopo il coma di Marianne Faithfull, compagna di Mick Jagger. Come riporta The Independent, oggi Richards è pulito. Ha smesso addirittura con l’alcol e sta cercando di tagliare anche le sigarette.

Se la mattina del 24 ottobre 1978 molti ammiratori erano davanti al tribunale a manifestare, uno di loro era andato a parlare direttamente con il giudice. A pregarlo di comprendere. Era stato a tutti i concerti degli Stones e Richards era il suo modello nella vita.
Il giudice lo aveva ascoltato, colpito da un dettaglio. Il fan era completamente cieco.

In una classifica, stilata negli anni Duemila, sulle “persone che è incredibile siano ancora vive”, Richards figurava ai primi posti. Ed è vero. Immagine della sregolatezza, negli anni Sessanta e Settanta nessuno gli avrebbe dato più di dieci anni di vita. Non ha messo da parte la cocaina prima dei 62 anni, quando, caduto da un albero in cerca di noci di cocco, si è guadagnato una commozione cerebrale. Ma mentre i vari Jones, Hendrix e Morrison ci lasciavano le penne, lui, in tour più spesso che a casa, in ospedale più spesso che in tour, restava vivo. E oggi è qui per raccontarlo.

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“Ero solito camminare per Oxford Street con un pacco di hashish delle dimensioni di uno skateboard.”, descrive in Life. E dire che gli Stones ne hanno passate di belle da quel punto di vista. Si può dire che la più grande legittimazione della droga nei testi rock sia stata compiuta da loro e dagli Who. Con brani come “Mama’s Little Helper”, in cui il Valium è l’unica consolazione di una casalinga, o “Sister Morphine”, scritta per loro da Marianne Faithfull appena uscita dal coma.

Ma è “Wild Horses” la loro canzone più toccante sul tema. I primi versi sono stati scritti da Richards come ninnananna per il figlio, le altre strofe sono opera di Jagger e il ritornello è una citazione alle prime parole che Faithfull ha pronunciato in ospedale alla vista del fidanzato. Il momento ha commosso Jagger e l’immagine dei cavalli selvaggi, a cui nello slang ci si riferisce per parlare dell’eroina, doveva aver colpito di rimando anche Richards.

Paralizzato, Richards non poteva credere alle parole del giudice. Era salvo. Fuori, i fan non riuscivano a trattenersi dall’emozione. La pena da scontare sarebbe stata un concerto di beneficenza all’Istituto Nazionale Canadese per la Cecità.

Quasi sei mesi dopo tutti i ciechi dell’Istituto ricevettero pass gratuiti per l’evento. I vedenti dovettero accamparsi per giorni davanti all’Auditorium di Oshawa per avere un biglietto. Un fan, riporta la CBC, ha raccontato in seguito: «Sono arrivato qui giovedì sera, c’era un gruppo di quattro persone e una scatola nell’angolo, davanti a tutti quanti. Qualche ora dopo la scatola ha iniziato a scuotersi e ne è uscito un tizio.»

Sei giorni dopo, ebbe luogo lo spettacolo. Non molti ebbero modo di vederlo, ma lo apprezzarono sicuramente.

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