Si è appena conclusa la 67esima edizione del Festival di Sanremo. Ha vinto l’estro e il ritmo di Francesco Gabbani, vincitore nella sezione Giovani la scorsa edizione con “Amen”, che, con la sua Occidentalis Karma, ha conquistato giorno dopo giorno la platea dell’Ariston e anche il pubblico da casa. Partita come grande favorita, la superstar Fiorella Mannoia, con la sua “Che sia benedetta”, si è dovuta “accontentare” della medaglia d’argento, mentre Ermal Meta e la sua “Vietato morire”, anche lui ex giovane della scorsa edizione, si accomodano sul gradino più basso del podio, portando a casa anche un meritatissimo Premio della Critica.

Dopo anni di ballate e struggenti canzoni d’amore, è stato l’anno della critica sociale e della riflessione, trionfa la canzone impegnata.

Noi di Artwave abbiamo seguito con interesse questo Festival e anche noi abbiamo espresso i nostri giudizi e le nostre preferenze.

Fonte: Avvenire

Il vincitore Gabbani è stato molto apprezzato anche dalla nostra redazione, grazie a questo brano, candidato ad essere un tormentone nei prossimi mesi, fresco, coinvolgente, ma che, con giochi di parole, fa ironia e critica certi vizi della società occidentale moderna. Per lui un 8 e mezzo.

Fonte: Elle

Nel nostro podio, però, Gabbani si deve accontentare della medaglia d’argento. Un 9 va al graditissimo ritorno di Paola Turci. La sua “Fatti bella per te” è stata confezionata perfettamente, ma il grande merito va alla cantautrice che ha raccontato questo inno all’auto-accettazione con grinta e grande passione.

Fonte: ItaliaPost

E il resto del podio? Sia l’elegante denuncia sulla violenza domestica di Meta che l’inno alla vita della Mannoia ricevono un bell’8. Entrambi i brani trattano temi importanti e non banali e in entrambi i casi è stata particolarmente apprezzata la capacità interpretativa di lanciare ad un pubblico mainstream come quello dell’Ariston dei messaggi molto forti e profondi. Ai due con il medesimo voto si aggiunge Fabrizio Moro, trascinante e dolce con la sua ballata rock “Portami via”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Tra i nostri promossi a pieni voti rientrano anche l’ex leader dei Subsonica Samuel, che con la sua “Vedrai” (7,5) ha dimostrato ancora una volta di essere un cantante dallo stile e il carisma unico, ed Elodie che, nonostante la “classicità” della sua “Tutta colpa mia” (7), ha calcato il palco in modo magnetico e sicuro, degno di un’artista navigata, aiutata dal suo affascinante timbro e una forza comunicativa che sa di vissuto.

Fonte: Vanity Fair

Eliminato in semifinale, riceve un 6,5 l’Ottava meraviglia di Ron, brano classico, scritto ed interpretato con gusto vintage dal cantautore. Stesso giudizio anche per Michele Bravi: la sua “Il Diario degli errori” convince, grazie ad un testo sentito e modellato in modo preciso sulla voce dell’ex vincitore di X Factor e ad un inciso che ti cattura.

Fonte: Eurofestivalnews

Ottengono la sufficienza piena altri due vincitori di talent, Chiara con “Nessun posto è casa mia” e Sergio  Sylvestre con la sua “Con te”. Visto l’enorme talento di entrambi, ci aspettavamo di più: la padovana ha portato in gara un brano elegante e ben fatto, ma piatto, specie nel ritornello, privo di quel quid che serve ad una canzone per strapparti un applauso, mentre la voce del Big Boy è risultata fortemente penalizzata da un brano senza infamia e senza lode. Sufficienti anche Marco Masini, impegnato con la sua “Spostato di un secondo”, e la giovane conduttrice Lodovica Comello, convincente con un brano semplice, orecchiabile e onesto come “Il cielo non mi basta”.

Fonte: Vanity Fair

Deludono Clementino e la sua “Ragazzi fuori” (5,5), brutta copia del bel brano portato in gara l’anno scorso, e Giusy Ferreri (5), clamorosamente eliminata in semifinale, che, nonostante la sua “Fa talmente male”, brano accattivante e altamente radiofonico, ha pagato l’eccessivo manierismo del suo timbro e la qualità non eccelsa delle sue performance live.

Fonte – Velvetbody

Bocciato il melodico un po’ antiquato Albano (5), Gigi D’Alessio e Michele Zarrillo (4,5 ad entrambi) stancano con brani che, senza dubbio, non avrebbero sfigurato nei loro primi album di carriera.

Fonte – TVNews

Le stroncature arrivano anche per i giovani. Banale Bianca Atzei e la sua “Ora esisti tu” (4), mancando ancora l’appuntamento con il grande successo, mentre un mezzo disastro lo porta a casa Alessio Bernabei (3), che, con “Nel bel mezzo di un applauso”, sembra scimmiottare se stesso e la sua “Noi siamo infinito”.

Il punto più basso del Festival? I due duetti in gara, fortunatamente e giustamente i primi eliminati. In entrambi i casi l’effetto Fedez-Michielin wannabe non ha funzionato. Se in “Togliamoci la voglia” l’affiatato duo Raige-Luzi (3) paga la bruttezza del brano, il duo Nesli-Paba (NC) ha regalato una delle performance più brutte della storia del Festival, a causa di una canzone pessima e di un’alchimia vocale ed interpretativa inesistente.

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