Amici vicini e lontani, ce l’abbiamo fatta: il Festival di Sanremo è finito! Ma soprattutto abbiamo un vincitore: Diodato (noi di Artwave ce lo aspettavamo). Il cantante trentottenne, dopo essere rimasto nelle prime posizioni della classifica per tutto il Festival, ha avuto la meglio su Francesco Gabbani e sul gruppo rivelazione di Sanremo, i Pinguini Tattici Nucleari.

Chi è Diodato?

Il cantante di origini pugliesi di gavetta ne ha fatta tanta: dall’esordio nel 2007 fino ad arrivare alle collaborazioni con Daniele Silvestri e Boosta dei Subsonica. Si è fatto conoscere, ultimamente, grazie alla colonna sonora de La dea fortuna per cui ha scritto la bellissima Che vita meravigliosa e quel palco, su cui oggi è salito da vincitore, lo aveva già calcato senza ottenere lo stesso risultato. Lo aveva studiato, aveva preso le misure di quel teatro che tanto ha regalato ad alcuni suoi colleghi e aveva provato a conquistare il pubblico con le sue canzoni e con la sua delicatissima voce per ben due volte. La prima nel 2014, classificandosi secondo nella sezione nuove proposte e la seconda con un pezzo bellissimo Adesso cantato insieme a Roy Paci nel 2018, classificandosi solo ottavo. E se non c’è due senza tre, la terza volta per Diodato ha rappresentato quella buona. Ce lo aspettavamo? La risposta è forse. Fai rumore è una canzone che invita a bruciare quei silenzi che amplificano le distanze ed è soprattutto una canzone che fin da subito ha conquistato tutti: dalla giuria demoscopica alla sala stampa e il web.

Ma c’è un “ma” che si è insinuato fin da quando un cantante è salito sul palco e ha intonato la prima nota. Quel “ma” si chiama Francesco Gabbani, che ha combattuto fino alla fine a suon di premi vinti e di passaggi radiofonici per arrivare primo. Lui, re mida dei tormentoni che tutti canticchiano e padre dei balletti con le scimmie, ha dovuto cedere il posto a un brano che non ha niente da invidiare a tante canzoni che in passato hanno fatto la storia del Festival. In tutte queste serate le esibizioni di Diodato non hanno fatto altro che confermare la sua bravura e il suo modo, impeccabile, di eseguire non solo Fai rumore, ma anche un’energica e coinvolgente cover di 24mila baci. Quindi, se vi chiedete se Diodato abbia meritato il gradino più alto del podio, la riposta molto probabilmente è sì. È sì per tanti motivi e se per adesso non sono chiari, magari col tempo li capirete.

Ma come siamo arrivati a questa vittoria?

Ci siamo arrivati dopo cinque giorni in cui abbiamo combattuto a denti stretti contro il sonno, abbiamo impostato dieci sveglie per riuscire ad abbandonare il letto e abbiamo rinunciato al piumone caldo e alla tisana delle dieci e mezza. La verità è che la realtà, in questo settantesimo Festival, ha superato le aspettative. Ci aspettavamo il trash e Morgan e Bugo ce l’hanno regalato a suon di canzoni modificate, pugni e conferenze stampa. Ci aspettavamo il twerk della Lamborghini e il suo improbabile duetto con Myss Keta, ed eccoci accontentati. Ci aspettavamo lo spettacolo e Achille Lauro ce lo ha regalato a suon di travestimenti e grandi messaggi. Ci aspettavamo le polemiche e il buon Sanremo non si è risparmiato.

In queste lunghe giornate abbiamo assistito a squalifiche, a stecche senza paragoni, a uno screzio tra Fiorello e Tiziano Ferro che si è risolto con un bel bacio che ha sugellato la pace tra i due, ma anche alla disfatta del gruppo proveniente da Amici. Insomma, per arrivare all’interminabile quinta puntata la strada è stata lunga, ma tutti insieme abbiamo portato a casa questo risultato.

La serata finale

La serata finale è iniziata in pompa magna con una ventata patriottica e un bell’Inno di Mameli suonato dalla banda dell’Arma dei Carabinieri. Tutti in piedi, prima di rimanere seduti per tutta la serata che è finita ad un orario da far invidia al concerto di Capodanno. La quinta serata è forse la meno riuscita in termini di spettacolo: niente grandi ritorni e grandi momenti amarcord se non una Boys Boys Boys cantata da una Sabrina Salerno con un’energia da far invidia ai trentenni.

La serata finale è sicuramente quella che conferma tre grandi fiori all’occhiello di questa edizione: Tiziano Ferro, Fiorello e il legame di quest’ultimo con il conduttore. Ma partiamo con il nostro Tiziano che anche questa sera ci ha fatto ricordare storie d’amore chiuse in un cassetto da anni e ci ha fatto consumare milioni di kleenex a suon di Non me lo so spiegare, Ero contentissimo e Per dirti ciao.

Grazie Tiziano per ricordarci che possiamo amare il rock e l’heavy metal, ma quando parte una tua canzone siamo tutti pronti a cantarla e a ricordarci i primi baci nel cortile di casa. Così come probabilmente Fiorello e il suo rapporto con Amadeus ci hanno ricordato di quanto questo Festival si sia basato sulla loro amicizia e su una spontaneità che è stata tradita da qualche discorso un po’ forzato e da un mash-up di cui avremmo potuto fare a meno. I due conduttori si divertono e fanno divertire: a volte lo fanno con gag molto riuscite e a volte con gag da gioco aperitivo, ma in generale piacciono e non rendono pesante la serata.

Fonte: pagina Facebook Festival di Sanremo 2020

Una serata che era partita con tutte le buone intenzioni di non arrivare a sovrapporsi a Uno mattina e all’Angelus del Papa, ma che ovviamente non ci è riuscita. Dopo una gara proseguita senza colpi di scena e con un Biagio Antonacci che ci fa rimpiangere i tempi in cui scriveva le canzoni con cui siamo cresciuti, finalmente la classifica.

Tra un “buuuuuuu” del pubblico, la grande sorpresa per il quarto posto delle Vibrazioni e l’ottavo di un Achille Lauro nelle vesti di Elisabetta I Tudor, tutto sembrava finito. E invece no. Se ai sopravvissuti di ieri è toccato il Morgangate, questa volta il pubblico non ha avuto la stessa fortuna. In un crescendo di sonno e di insofferenza, sul palco si sono alternate canzoni dei Queen cantate dal tenore Vittorio Grigolo ai Gente de zona che hanno trasformato l’Ariston in una gara di balli latino-americani.

Ma a tutto c’è una fine e alle 2:31, dopo aver consegnato il premio Sergio Bardotti a Rancore, il Giancarlo Bigazzi a Tosca e il premio Tim a Francesco Gabbani, Diodato vince il Festival.

Fonte immagine di copertina: sito ufficiale Rai
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