A metà dell’Ottocento, le fortune degli artisti francesi erano legate al Salon, un’istituzione statale che ostacolava tutte le nuove correnti, come l’impressionismo. Tra i pittori che si ribellarono alla sua autorità c’era Camille Pissarro. Quando gli chiesero: “Qual è il modo migliore per favorire l’evoluzione dell’arte francese?”, rispose: “Dare fuoco al Louvre”.

Immagine tratta dal videoclip “Le Ragazze Di Porta Venezia”

C’è qualcuno nella discografia moderna che ha deciso di combattere le convenzioni sociali, le polverose tradizioni, fiera e libera nonostante una mascherina sul volto. Stiamo parlando di M¥SS KETA, ma con lei, stavolta, ha chiamato in raccolta anche “Le Ragazze Di Porta Venezia”.
Ma chi sono questo gruppo di donne esuberanti, chiassose e così stravaganti? Artiste di ogni ambito e provenienza, con una mission fondamentale: esserci.

Immagine tratta dal videoclip “Le Ragazze Di Porta Venezia”

La canzone, che porta il featuring di Elodie, La Pina, Priestess, Roshelle e Joan Thiele, si impreziosisce ulteriormente in questo video progetto grazie alla presenza di Victoria Cabello e Martina Dell’Ombra, Noemi e Adele Nigro (Any Other), Paola Iezzi e Sofia Viscardi, Cristina Bugatty, L I M e Stephanie Glitter. Ma anche Blanca Paraiso, Bianca Bagnoli, Beba, Cazzurillo, Serena Congiu, Daphne, Rossella Essence, Giungla, Irene Graziosi, La Lau, Greta Menchi, Lilly Meraviglia, La Niña, Posh94, Fede Sala, Thais, La Trape, Cinzia Trifiletti, Ceci Tuttotonno e Yasmin, oltre alle immancabili La Cha Cha, La Iban, Miuccia Panda e La Prada.
Se avete avuto modo di leggere e conoscere almeno la metà dei presenti, avrete sicuramente capito che parliamo di donne che contano. Donne che hanno fatto della loro individualità un tratto distintivo del proprio essere e sentirsi artisti.

Immagine tratta dal videoclip “Le Ragazze Di Porta Venezia”

Le Ragazze Di Porta Venezia è il manifesto di un nuovo sentire collettivo. Non è solo Girl Power, ma un autentico momento di condivisione umana e femminile, che ha epicentro nel quartiere più eterogeneo, della città più eterogenea d’Italia: Milano. Porta Venezia però non è solo un riferimento tipalicamente meneghino, ma uno spazio di libertà che niente ha a che vedere con le sue coordinate geografiche. Uno spazio di aggregazione fra anime diverse, senza pregiudizi e ipocrisie, dove essere e apparire coincidono magicamente, tra glitter, plumage e stravaganze varie.

Queerness, clubbing, femminismo e cultura dell’accettazione si fondono tirando la linea di un percorso musicale che MYSS non ha mai abbandonato.

Immagine tratta dal videoclip “Le Ragazze Di Porta Venezia”

Noemi su Instagram definisce l’operazione un unicum italiano:

“Non si tratta solo di una canzone ma un vero e proprio manifesto della femminilità di oggi, inclusiva e post femminista”.

Il punto di vista di Noemi è probabilmente il più interessante sulla questione. Se negli anni ha comunque potuto fare esperienza di cooperazione femminile (con Amiche per l’Abruzzo e successimente Amiche in Arena), oggi aggiunge un altro tassello alla sua carriera, e parla a buon ragione di un unicum nella storia discografica recente. Non ci sono altri scopi, se non quello di creare una collettività diversa. Non ci sono fondi da raccogliere, bambini da salvare, o case da ricostruire. Questo progetto pare quasi suggerire che sì, le donne sanno lavorare insieme anche solo per l’esigenza di sentirsi gruppo. Di darsi forza. Imparare l’una dall’altra, in a feminine way.

La domanda che viene da porci adesso è: e ora? Forse è troppo presto immaginare un continuo per questo mega gruppo. Ma spero che Porta Venezia abbracci presto tutta la penisola, e continui a lavorare in questa via.

Una gang di ragazze armate di boa di struzzo e ombretti colorati ha cambiato il modo di fare arte, musica, creare contenuti e vivere la propria femminilità con consapevolezza.
E se sentite caldo è il Louvre che brucia ancora, e che continuerà a bruciare finché le ragazze saranno in piazza.

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