Sul Journal of Medical Ethics, lo psicologo Richard Bentall ha proposto di classificare la felicità come un “disturbo psichiatrico”, una patologia che deve essere curata da uno psicanalista. “La felicità è un’anomalia statistica”, sostiene Bentall. “Presenta un gruppo preciso di sintomi, è associata a una serie di anomalie cognitive e, probabilmente, riflette il funzionamento anomalo del sistema nervoso centrale”. Se ha ragione lui, Taylor Swift potrebbe avere un problema.
Soprattutto dopo il suo ultimo singolo, perché se la felicità avesse un suono, sarebbe il ritornello di “ME!”

Fonte: immagine tratta dal videoclip record di visualizzazioni “ME!”

Ma facciamo un passo indietro: è finita l’era di Reputation, nome del suo ultimo album, concepito dopo il ciclone mediatico che la coinvolse nel 2016, quando Kim, Kanye, Calvin Harris e altri nomi noti di Hollywood le andarono contro tacciandola di essere la persona cattiva che lei ha sempre negato di essere. Un periodo musicale molto cupo, caratterizzato da un mood piuttosto dark e da canzoni elettropop cantate con rabbia e spirito vendicativo. Eppure, man mano, la rabbia è andata ad esaurirsi, e ciò che n’è rimasto è una Taylor diversa, più consapevole e con le spalle più larghe. La donna dei record di vendite e visualizzazioni, infatti, è tornata alla sua forma originale, alla vera lei che la caratterizza fin dai suoi esordi. Tutta la serenità che ha acquisito nel tempo l’ha sicuramente riversata nel suo ultimo singolo: “ME!”
Il pezzo, scritto a quattro mani con Joel Little, vede la partecipazione di un cantante molto apprezzato in questi ultimi anni: stiamo parlando di Brandon Urie dei Panic! At The Disco, in radio proprio in questi giorni con il pezzo High Hopes.

Fonte: immagine tratta dal videoclip record di visualizzazioni “ME!”

Proprio loro, in una diretta Instagram, svelano il significato (non troppo celato) della canzone, definendola sia come una canzone d’amore che come un inno all’individualità di ogni persona. Insomma, un po’ tutto e niente. Hanno poi sottolineato come l’intento principale fosse quello di creare un brano divertente e da non prendere troppo sul serio. Probabilmente per finalizzare questa intenzione, la canzone, suo malgrado, assume i tratti di una colonna sonora per cartoni animati Disney. La canzone è così artificiosa che ha bisogno di molti ascolti per essere digerita completamente.

Nel video (record di visualizzazioni), Taylor e Brendon sono protagonisti di un racconto, fatto di continui cambi di scenografia, colori e ambientazioni. Immersi in atmosfere quasi oniriche, il video è stato diretto da lei stessa e da Dave Meyers, autore, tra i tanti, del video iconico No tears left to cry di Ariana Grande. Richiama non solo i classici musical americani, ma anche quel mondo platinato e laccato dei tv show anni ‘60, dove reale e surreale convivono in equilibrio perfetto. Le tonalità pastello, l’aria frizzantina, le danze e gli abiti utilizzati, compongono il quadro di un paradiso artificiale che nemmeno Baudelaire avrebbe potuto immaginare.

In un’intervista a Robin Roberts la pop star ha confessato:

“Penso che con una canzone pop si abbia la capacità di ottenere melodie che rimangono impresse nelle teste delle persone e voglio solo che la gente si senta meglio con se stessa”.

Fonte: immagine tratta dal videoclip record di visualizzazioni “ME!”

Ed è probabilmente una strada che paga, ma che sacrifica buona parte del valore artistico che il suo lavoro può avere. Ogni nota è volutamente studiata affinché ne esca trionfante un certo tipo di pop pro forma, lasciando sofferenti i contenuti che potrebbero davvero far sì che, colui che ascolta la canzone, possa sentirsi bene con sé. È proprio questo ciò che manca alla canzone: un motivo vero per esistere, oltre che per fare numeri. Un qualcosa di significante oltre il motivetto. E alla fine di tutto, ciò che è impossibile non dire, è: Cara Taylor, se hai qualcosa da dire, è arrivato il momento di dirla forte e chiaro. Perché fare brani “da non prendere troppo sul serio”, come dici tu, può pagare le bollette (di circa mezza America), può farti macinare bei risultati, ma non ti offre il prestigio della qualità. Quella non te la regala nessuno. E forse, il filone California Gurls di Katy Perry, non va più di moda da un po’. Oggi sembra solo il triste spot pubblicitario di qualche marca di benzodiazepine da bancone del discount.

 

La canzone è felice, io un po’ meno.

BOCCIATA.

(In copertina: Immagine promozionale del nuovo singolo. Credit: Valheria Rocha Photography)

 

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