Ci teniamo a sottolineare che quest’articolo è stato scritto prima dell’emergenza Coronavirus.

Per entrare nel Cavern Club di Liverpool bisogna scendere sottoterra e addentrarsi in quello che, in passato, era un vero e proprio rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale.
L’intento di Alan Sytner, colui che fondò il club nel 1957, fu proprio quello di ispirarsi al modello francese chiamato Le Caveau, riprendendone anche la vita musicale sotterranea.

La differenza, però, fu di non far suonare esclusivamente gruppi jazz ma anche blues, rock and roll band e gruppi beat.

Entrata del Cavern Club © Manuel Saad

The Beatles: il debutto

Fu nei primi anni sessanta che il successo arrivò, proprio grazie al celebre gruppo pop di fama mondiale targato The Beatles.

Quante volte si esibirono al Cavern? Ben 292 volte.

E fu proprio nel club che il gruppo di Liverpool fu catturato dall’imprenditore inglese Brian Epstein, il quale lo scaraventò, letteralmente, nel mondo del successo discografico, dando così vita alla cosiddetta “Beatlemania”.

I Beatles suonarono per l’ultima volta al Cavern nel 1963 ma nel decennio successivo, gli ospiti non furono proprio dei nomi piccoli: The Rolling Stones, The Kinks, Elton John, Black Sabbath, Queen, The Who, The Yardbirds, The Hollies e John Lee Hooker.

Tra questi, ci fu anche Cilla Black che, ai tempi, trovò un posto da guardarobiera nel locale. Proprio lì, nacque la sua amicizia con John Lennon la quale la portò, successivamente, a fare un provino agli Abbey Road Studios di Londra.

Cavern Club © Manuel Saad

Ma l’avventura di questo locale finì con la chiusura nel marzo del 1973 a causa dei lavori di costruzione per la rete sotterranea della compagnia Merseyrail.

Il Cavern Club di oggi

Successivamente ci furono numerosi progetti per la riapertura e per la riqualificazione del luogo ma riaprire il locale, scavando per riprodurre la forma dello storico locale, sarebbe stato quasi impossibile per motivi strutturali.
Tra l’altro, migliaia di mattoni degli archi della cantina originale del Cavern sono stati venduti a 5 £ l’uno con addirittura la firma di Ray McFall, l’ex proprietario del locale.

I proventi della vendita di circa 5000 mattoni sono stati devoluti alla casa dei bambini di Strawberry Field.

Il Cavern venne riaperto nell’aprile del 1984 in una forma strettamente somigliante al precedente, con gli stessi mattoni della struttura originaria.

Cavern Club © Manuel Saad

Cosa vuol dire entrare al Cavern Club oggi?

L’entrata, sorvegliata costantemente dalla sicurezza, costa 2,50 £, dopodiché è possibile scendere le scale che portano in un vero e proprio mondo sotterraneo.

Il pubblico

Incredibile ma vero, lo spettacolo parte già dai clienti stessi del club, i quali invadono qualsiasi spazio disponibile, cantando, ballando e abbracciandosi tra di loro.

Un particolare, non proprio piccolo, riguarda l’età media: 50 anni.

Proprio così, all’interno del locale, e soprattutto sotto palco, la clientela è composta principalmente da uomini e donne adulti che si scatenano come se fossero dei ventenni.
Una differenza culturale netta, con la nostra – né migliore, né peggiore -, che rimanda direttamente agli anni in cui i Beatles stavano esplodendo ed erano già una leggenda musicale vivente.

Cavern Club © Manuel Saad

Vedere questo pubblico adulto cantare a squarciagola anche le canzoni meno soft della band di Liverpool, rende l’atmosfera che si vive così piacevole da voler rimanere lì a oltranza.

Le pareti del Cavern sono piene di foto di artisti che hanno visitato e suonato nel locale. Un vero e proprio tuffo nel passato favorito anche dalle vetrine con gli strumenti originali dei Beatles.

La musica non manca mai e sono molti i gruppi e i cantautori che si esibiscono nel locale a rotazione, durante la settimana.
Il tutto parte dalle 11:30 del mattino fino a notte fonda: ci sono due sale dove poter godersi i concerti, separate da un suggestivo corridoio con i volti dei quattro artisti simbolo del club e della città inglese.

Cavern Club © Manuel Saad

Gli artisti che si esibiscono alternano canzoni celebri e non, dei Beatles, a pezzi del proprio repertorio personale. Il pubblico, come già scritto poco sopra, è parte integrante dello spettacolo: attivo, frizzante e mai statico.
Questo è un elemento fondamentale che contribuisce a rendere uno show vero, sentito e indimenticabile.

Una cosa che si nota molto, a livello di differenze culturali, è anche questo: in Italia si tende molto a lasciare spazio all’artista e di rimanere anche fermi, ancorati al terreno da una sorta di imbarazzo e, magari, uscire dalle sabbie mobili a metà del concerto.

Tornando a noi

Il cuore musicale di Liverpool batte ancora? Assolutamente sì, e non solo al Cavern Club.
L’approccio di questa città alla musica è bellissimo: locali con musica dal vivo, artisti di strada che suonano brani inediti, negozi di vinili all’interno di negozi d’abbigliamento vintage.

Al di là di questa nuvola chiamata Beatles – che sorvola la testa di chiunque nomini Liverpool -, se siete amanti della musica, e non appena la situazione d’emergenza che stiamo vivendo terminerà, il Cavern Club dovrà essere, sicuramente, uno dei luoghi musicali che dovrete visitare.

Liverpool non vi deluderà.

Cavern Club © Manuel Saad

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