Capita che, un giorno di gennaio, tu legga tra le centinaia di notizie che si affollano in rete della collaborazione tra Vinicio Capossela e Young Signorino: un briciolo di curiosità, è innegabile, i due se la conquistano. L’effetto da loro desiderato, d’altronde, era proprio questo. Il trapper (rapper? cos’altro?) che aveva colonizzato l’intera penisola nella primavera di due anni fa (noi ne scrivemmo qui) e il romanzesco cantastorie riccioluto: cos’avranno da dire, insieme? L’inedito duo, leggiamo dalla nota stampa, si è formato l’estate scorsa durante lo Sponz Fest 2019, di cui Capossela è direttore artistico da diversi anni. Il tatuatissimo Signorino era tra gli artisti chiamati a esibirsi ed è così nata l’idea di rielaborare insieme un brano del cantautore, ‘La Peste‘, contenuto nell’ultimo disco ‘Ballate per uomini e bestie’.

“+Peste” – Vinicio Capossela, Young Signorino

La peste digitale

+Peste’ e l’aggiunta – quella di Young Signorino –  mira a rappresentare plasticamente il mondo dei social, oggetto della critica del pezzo. La peste raccontata è infatti quella digitale, la quale avvelena le discussioni, infetta la possibilità di dialogo e incancrenisce le posizioni su scontri improduttivi. Capossela afferma che gli equivalenti in musica di tutto questo sono la trap e l’autotune: immaginiamo più per una sua avversione formale alla scena trap che per voler indicare nelle nuove generazioni il portatore sano del virus che aleggia online (anche perché, a ben guardare, sono invece i più grandi a alimentare certe dinamiche…). Nulla da eccepire sulla rivisitazione musicale, questo va detto: il brano di Capossela è stato riverniciato da FiloQ, produttore di fiducia di Signorino, il quale lo ha reso se possibile più esotico e quasi dub, non intaccandone però la ritmica tribale.

Vinicio, nel video girato da Daniele Martinis, diventa un monatto circondato da schermi sui quali scorrono pagine e pagine di commenti; è lui l’incaricato di trasportare i malati nei lazzaretti, o addirittura di raccogliere i corpi dei morti (digitali, s’intende). Young Signorino, invece, con la sua aria da artistoide-con-sciarpetta appare e scompare, imperturbabile, come appiccicato e freddo. L’effetto è voluto, ci mancherebbe, e egli si interfaccia con il becchino che saltella nervoso: eppure è proprio questa la misura di quanto stridente risulti nei fatti questo progetto.

Cosa abbiamo di fronte, insomma?

Una pubblicità progresso, una denuncia contro l’odio in rete? ‘+Peste‘ abbandona i contorni dell’opera artistica per vestire quelli di un monito forzato; diventa didascalica, sottolinea e indirizza l’ascolto più di quanto dovrebbe. Non basta la penna quasi stereotipata di Capossela (che ormai sembra essere diventato una specie di genere a sé stante) a portare il messaggio in profondità, tra le parole e le figure retoriche: il pezzo evapora e si sgonfia, perdendosi soprattutto quando Young Signorino interviene:

La cura non è l’aspirina

crea il tuo clima, resta in cima

che la peste si arrampica

Questo il mantra ripetuto prima di suggerire quale sia, invece, la cura:

Potere pubblicare appena tu vai via da lì

segnalare è la tua arma

dicono ti rende debole ma devi usarla

sociale senza social

questa è la cura

In sostanza potrebbe benissimo essere il testo di un jingle fatto dal Ministero per sensibilizzare all’utilizzo dei social media. Per non parlare poi della semplificazione immensa che sta dietro l’invito generico a “segnalare”: pratica che, spesso, viene usata proprio all’opposto, per aggredire qualcuno e farlo censurare da algoritmi che non sono certo in grado di stabilire la legittimità di una tale azione. Non che il nostro rapporto talvolta malato con la rete e in particolare con i social non sia un tema da affrontare, ma smuove davvero le coscienze un pezzo come questo? Come vorrebbe scardinare il quadro, desolante, di certe dinamiche alle quali ormai siamo abituati? Piuttosto, questo sì, ne tratteggia e elenca alcune manifestazioni; ma questo lo faceva già nella versione originaria.

Dopotutto il trapper è nato come fenomeno e in un certo senso è destinato a restare tale, non ci sono sciarpette che tengano e in fondo è giusto così. Lo stesso Capossela, quando lo definisce “artista dadaista”, apre in realtà il fianco a tutti i limiti della loro collaborazione: un dadaista è infatti, per definizione, qualcuno che non rientra nei canoni, li rigetta e li distrugge. Qui vorrebbe assumere invece un ruolo da cantautore, quale non è e non può essere. Quindi Capossela ha di fatto usato il personaggio-Signorino come grimaldello per aprirsi un piccolo spazio sulla tanto vituperata rete e porre le sue – peraltro sacrosante – preoccupazioni. Forse se accettiamo che il destino di Young Signorino è soltanto quello di essere sbandierato come una specie di feticcio e per creare una suggestione nell’accostamento con il cantante, questa uscita discografica assumerà un aspetto molto meno inusuale delle apparenze.

 

Immagine di copertina: © Simone Cecchetti
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