“I’m gonna give ya every inch of my love” 

Con queste parole, esattamente cinquant’anni fa, Robert Plant scandalizzava l’Inghilterra e il mondo. Anzi, forse soprattutto il mondo, perché durante l’intera carriera della band la canzone non è mai stata rilasciata come singolo nel Regno Unito. Stiamo parlando di “Whole Lotta Love“, il brano più provocatorio e controverso nella storia dei Led Zeppelin.

Ma non è così semplice. Perché, di per sé, il pezzo firmato da Jimmy Page e compari è un paradosso, e in questo articolo cercheremo di venirne a capo.

Prima, giusto qualche coordinata storica. L’anno è il 1969, gli Zeppelin avevano prodotto soltanto un album. Led Zeppelin, appunto. Un successo, nonostante le iniziali critiche negative.
Un dato ironico sull’argomento: quando il disco è uscito, la rivista specialistica
Rolling Stone ha definito “limitate” le capacità di Page e “affettata” la voce di Plant. Oggi Led Zeppelin figura al ventinovesimo posto nella loro classifica dei 500 migliori album di tutti i tempi. Ma dove non era arrivata la critica era arrivato il pubblico e, nel giro di poco, le recensioni positive avevano iniziato ad arrivare. 

E così, eccoci. Led Zeppelin era uscito da meno di un anno e già avevano seminato le idee per i futuri brani di Led Zeppelin II. Le registrazioni erano in alto mare, per una decisione presa forse dalla band, forse dalla casa discografica. Appena tornati dal tour di promozione del primo disco, gli Zep sarebbero ripartiti. Se è vero che la pubblicità è l’anima del commercio, bisognava cavalcare l’onda dell’entusiasmo prima che si spegnesse. Questa era la paura di non riuscire a ingannare il pubblico abbastanza a lungo da convincerli a comprare il secondo album. Fermarsi in Inghilterra a registrare, restare in silenzio per mesi prima di una nuova uscita discografica, sarebbe stata una perdita di tempo. Così Kramer, il tecnico del suono della band, li avrebbe seguiti in tour. E i pezzi per Led Zeppelin II sarebbero stati registrati durante il viaggio, ogni volta in uno studio diverso, con strumentazioni scarse ed equipaggiamenti deludenti.

Ma torniamo al paradosso. “Whole Lotta Love”, che usciva negli Stati Uniti il 7 Novembre del 1969, non è solo uno dei brani più provocatori nella storia del rock (celebre il verso I’m gonna give you every inch of my love, con cui Plant si riferisce ai propri genitali), non soltanto è all’avanguardia ed innovativo, ma è anche sorprendentemente classico. È blues, un blues come quelli di Chicago, come quelli di Muddy Waters. Forse fin troppo simile a quelli di Muddy Waters, visto che nell’85 li ha denunciati per plagio di “You Need Love“, un suo brano del 1962. Gli Zeppelin hanno perso la causa ma, almeno nella metafora sessuale che hanno nascosto nel testo, sono stati originali.

“Whole Lotta Love” è un canto di ribellione, di quelli che si suonano a massimo volume nella propria camera per dar fastidio ai genitori. È un simbolo di combattimento contro l’oppressione, a partire dalle sue influenze blues, ma anche nel suo testo immorale sotto il vaglio della censura. Eppure, è uno dei pezzi più celebri nella storia del rock. Uno dei più riconoscibili e dei più amati. 
“Whole Lotta Love” è una bandiera, che unisce anche quando non lo si aspetta. Mixato in tour con una lunga sezione strumentale in cui Page e il tecnico Kramer hanno provato a giocare con ogni valvola della console, a cui hanno aggiunto da vari nastri registrazioni di orgasmi di Plant, è ormai riconosciuto dalla comunità musicale come un classico. E c’è davvero da chiedersi come sia potuto succedere. Ma ce l’hanno fatta.

© Getty Images

 

Forse i Led Zeppelin non sarebbero diventati ciò che oggi rappresentano, se cinquant’anni fa fossero rimasti in Inghilterra a registrare per mesi un nuovo disco. Forse il pubblico e la critica avrebbero fatto in tempo a dimenticarli. Di certo, “Whole Lotta Love” sarebbe stato un pezzo diverso. Per questo, oggi più degli altri giorni, possiamo davvero considerarci fortunati.

Tutte le immagini da ©Wikipedia.
© riproduzione riservata