“Nonno, nonno, raccontaci ancora dell’indie, per favore!”. Scherzi a parte, per chi vive di musica nell’accezione più stretta del termine – e non come chi dice di respirare e vivere di musica solo perché se esce di casa senza le cuffiette si sente perso – la vita può sembrare un’eterna gavetta. Una volta l’indie era un calderone che raccoglieva vari generi, i cui interpreti si distinguevano per un approccio indipendente nei confronti della produzione e del marketing della propria creatura. Oggi, invece, il paese reale ha perso (se mai ce l’ha avuta) la percezione della distinzione fra artista indie che viene dal nulla e che se la cava con le proprie forze, e artista indie che fa musica definita di nicchia solo perché non la passa RDS e perché non la conosce tua cugina Mariagrazia. Indie o mainstream sono sinonimi dello stesso alibi, ossia il pressappochismo.

C’è un gran dire in questo periodo sulla rivoluzione dal basso che tocca tanto la sfera politica quanto quella artistica. Spotify ha dichiarato guerra alle etichette e agli intermediari per far sì che gli artisti accolti sulla piattaforma siano in diretto contatto con fan (e finanziatori? chissà), ma è pur vero che la considerazione che i respiriani di musica hanno per gli artisti che seguono non è cambiata di una virgola. La musica sembra ancora una cosa che fa pop! dal nulla, una magia che ci fa stare tanto bene, che screenshottiamo, che condividiamo, ma a cui non diamo il giusto valore. Si pensi al malcontento generalizzato per la scomparsa dell’app crackata di Spotify, ma anche all’uso indifferente che in molti fanno di Youtube, non consapevoli del fatto che all’artista arrivi da 0 a 1 dollaro e mezzo (per 1000 streams!) in virtù del safe harbour. Forse perché la musica è una delle arti più spalmabili a livello sociale, non presuppone che ci interfacciamo ad essa in un luogo chiuso e buio come il cinema, in uno stato di concentrazione che non può essere paragonato a quello dei concerti: il trasporto e la connessione con la sola musica e non con la rete dati è abbastanza rara.

Un musicista è veramente uno sciocco che spende tempo, risorse economiche e psichiche, è derisibile come uno di quei mestieri 2.0? Certo che no, mon dieu, ma quando mettiamo da parte il politicamente corretto ci accorgiamo che in fin dei conti lo stato attuale delle cose ci sta bene così com’è. Anche perché un social media manager fa i big money, nonostante il suo sia un mestiere che in molti non considerano tale.

Fortunatamente ci sono dei modi per uscire da questo loop dell’ipocrisia. Con il crowdfunding (lett. finanziamento collettivo) è possibile spazzare via gli ostacoli delle nostre strane dinamiche sociali per raggiungere insieme un obbiettivo. La comunicazione è diretta e richiede una risposta altrettanto diretta: “Questo è il mio progetto, quanto vale per te?”.

Ci sono vari tipi di crowdfunding: il modello donation based riguarda la raccolta di fondi per iniziative senza scopo di lucro; il modello lending based, come suggerisce la traduzione del termine inglese, è una forma di prestito a persone o imprese; con il modello equity based, che dal 2012 in Italia sta registrando un’impennata di investimenti, si può acquistare un titolo di partecipazione in una società; il modello reward based (modello di ricompensa) è quello che ci interessa, perché viene utilizzato specialmente per progetti culturali e artistici. Infatti in questo caso i finanziatori possono ricevere delle ricompense uniche e molto personalizzate, come essere menzionati nei titoli di coda del film, oppure una copia autografata dell’album. È così che il fan si lega in modo autentico e indissolubile al lavoro dell’artista. Non solo l’affetto e una doppia gratitudine: la richiesta di una maggiore trasparenza nel mercato è ciò che sta alla base di questo modello. Tutti possediamo l’accesso ad Internet e una carta di credito con cui poter effettuare in modo pratico i nostri acquisti. Ora, a portata di click e a prova di complottaro, si può controllare la crescita del progetto che abbiamo deciso di finanziare, che comunque ha un termine temporale, ossia deve assolutamente raggiungere entro una data prestabilita la cifra necessaria per la produzione dell’album.

Abbiamo chiesto ad alcuni avengers della musica indipendente i pro e i contro della loro esperienza: quale piattaforma di crowdfunding avessero scelto e perché; una volta raggiunto il traguardo pecuniario, quale fosse stato l’ostacolo burocratico più grande per la produzione dell’album; infine, se ci fossero stati ostacoli a livello di credibilità per questa scelta per molti poco ortodossa.

 

Valerio Lysander

All’inizio ero un po’ confuso per via di tutte le opzioni disponibili, ma alla fine ho scelto Kickstarter. È una delle piattaforme più utilizzate, molto accessibile, il suo layout è intuitivo, ha molto materiale di supporto da consultare per preparare una campagna di successo. In più, rispetto ad altre piattaforme, Kickstarter prende solamente il 5% delle commissioni.

Oltre al processo creativo c’è moltissima amministrazione da sbrigare; ma, più che burocrazia, le difficoltà sono relative alla promozione, al marketing e al rispetto delle tempistiche. Come musicista indipendente devi fare tutto da solo. Nelle mia pledge campaign (la campagna per la raccolta di fondi, ndr) chiedo ai miei finanziatori di aiutarmi in questa parte finale del processo. Ho prodotto e registrato le 13 tracce di tutto l’album a mie spese, una bella somma. Se la campagna avrà successo, userò il denaro raccolto per il mixaggio e il mastering finali, per l’incisione di CD e vinili, per una raccolta dei testi, per sostenere i costi di distribuzione e promozione. Perciò, denaro a parte, una parte della difficoltà sta nel gestire tutto ciò e nel compiere le scelte giuste, ad un prezzo adeguato e in tempo.

Non credo che far partire una campagna di crowdfunding renda un artista meno credibile. Anzi, potrebbe essere l’opposto: dimostra al mondo che c’è gente che crede in te e alla tua musica. In più aiuta il tuo pubblico a capire che la tua musica non è solo una magia, ma che il processo creativo richiede tempo e denaro, e che così vale anche per la registrazione e la produzione. Questo è ciò di cui parlo nel mio ultimo singolo If You Were Me You Would Be, che ho rilasciato insieme alla campagna. È un inno del musicista indipendente (o di chi lavora nell’industria creativa), che dona la sua arte a un pubblico che la prende per scontata, non realizzando il suo valore monetario.

Il singolo che ha dato il via alla campagna di Valerio ha un che di eroico

 

Max Bandicoot

Ho scelto una piattaforma chiamata KissKissBankBank, creata da una compagnia francese, perché il mio progetto è principalmente francese. Li ho scelti proprio perché ti permettono di fare progetti in varie lingue.

Il più grande ostacolo che potrei incontrare è promuovere il mio progetto al di fuori della mia fanbase, far sì che stampa e blog ne parlino, o che abbia un posto di una certa importanza sulle playlist di Spotify o Youtube.

Non penso che tolga credibilità, finché sei indipendente. Oggigiorno i fan vogliono esserti vicino e supportarti in vari modi. Il crowdfunding è un buon modo di ricevere aiuto da persone che vogliono dartelo, e che dà loro delle speciali ricompense. Riconosco che per salvaguardare la tua credibilità devi essere quanto più trasparente con i tuoi fan e far sembrare che li vuoi coinvolgere e non che vuoi solo la loro elemosina. Non penso che interferisca con la carriera, anzi, al contrario: il problema più grande per i cantautori indie è il denaro (e questo genere di campagne aiuta molto in questo senso), ma anche avere persone che parlino del tuo progetto.

 

Easymess

Ho scelto KissKissBankBank per varie ragioni. È difficile scegliere fra le tante piattaforme: la maggior parte di esse ha recensioni veramente buone, sono facili da usare. Perciò ho scelto quella di cui avevo sentito parlare meglio, in più conoscevo gente che l’aveva già usata e che ha condiviso con me la sua esperienza positiva. Dopo aver fatto un po’ di ricerche, ho scoperto che è anche una delle migliori in termini di customer service, e posso confermarlo dalla mia esperienza: è facile perdersi in questi nuovi modi di guadagnare denaro, perciò è un’ottima cosa poter fare delle domande e ottenere chiarificazioni ad ogni step del processo, essere seguito da qualcuno che controlli che ogni step sia corretto, che si assicuri che la presentazione del progetto sia resa nel miglior modo possibile per coinvolgere la gente. KissKissBankBank ha una struttura molto accessibile, non solo per chi la utilizza, ma anche per il modo in cui presenta il progetto e lo condivide attraverso link ai social media ed altri siti internet.

L’EP che ho prodotto grazie al crowdfunding è un concept EP. L’idea era di scrivere, arrangiare e registrare quattro brani in studio nel giro di una notte: 12 ore dalle 6 del mattino alle 6 del pomeriggio. Perciò era intrigante per il pubblico, ma poi, una volta esaurita la potente scarica di adrenalina per aver raggiunto la somma, la pressione per quelle poche 12 ore si faceva sentire, perché la sfida era di arrivare assolutamente impreparato, e tutto doveva avvenire in una notte. Ho organizzato il tutto da solo (nonostante la partecipazione di molti musicisti e cantautori nel processo creativo) e molto velocemente, in modo da mantenere le promesse fatte ai finanziatori; ma, una volta realizzato l’EP, il processo si è rallentato. In precedenza avevo partecipato ad un crowdfunding dall’altra parte della barricata, constatando che specialmente le band utilizzavano questo mezzo, che permetteva loro di suddividersi i compiti dell’organizzazione, ossia come/con cosa/quando ringraziare le persone che avevano contribuito al progetto. In quanto solista, è stato incredibilmente lungo: ho registrato tutte le cassette, scritto lettere di ringraziamento, preparato le buste da spedire, stampato gli adesivi, predisposto i codici per il download, e ho mandato il tutto alle 49 persone che avevano contribuito. Preparare i regali e organizzare le spedizioni è abbastanza stressante, specialmente senza un team di supporto. Nota a me stesso: la prossima volta, radunare un team che possa aiutarmi con tutta l’organizzazione, in modo tale da velocizzarla e non farla trascinare per troppo tempo dopo la fine del processo creativo.

Non penso che il crowdfunding dia meno credibilità all’artista. Semmai, può far presente ai fan che l’artista non ha mai realizzato la produzione da solo prima: dà un’immagine di “prima grande produzione”, secondo me. E questo è davvero ciò che ho percepito dal feedback. Finisce per essere una grande promozione che dà la possibilità alla gente di sentirsi parte di progetti del genere, il che penso sia la cosa più importante. Alla fine, avere 50 persone che sentono di essere parte del tuo progetto ti rende più credibile rispetto al produrre qualcosa per conto tuo ed avere meno gente a cui importa del tuo progetto.

 

The Jellyman’s Daughter

Abbiamo scelto Kickstarter perché ci sembrava molto accessibile e perché ha preso solamente il 10% delle commissioni (PledgeMusic prende invece il 15%). Kickstarter fa visualizzare anche la somma di cui hai bisogno, il che aiuta i fan a tenersi aggiornati sullo stato del progetto, quanto ti manca per raggiungere la meta, mentre invece PledgeMusic non permette di visualizzare la cifra precisa che il tuo progetto necessita, ma solamente la percentuale, che non crediamo piaccia ai finanziatori.

L’ostacolo più grande che abbiamo incontrato dopo aver ricevuto il denaro è stato quando abbiamo capito che il processo di mixaggio/mastering ci avrebbe preso più tempo del previsto e che non avevamo abbastanza soldi per coprire tutto quello che avevamo progettato. Perciò abbiamo dovuto ripianificare il budget e usare anche molti nostri risparmi. Detto ciò, non avremmo comunque potuto chiedere altro denaro, ma solamente pianificare meglio mixaggio e mastering. Che ci serva di lezione per le prossime volte.

Non pensiamo che i fan ci abbiano considerato meno credibili. Il supporto ricevuto da tutti è stato maggiore di quanto ci aspettassimo: pensiamo che tutti capiscano quanto possa essere difficile la vita di un musicista senza il supporto di un’etichetta, perciò sono ben felici di dare una mano e vedere nel concreto dove vanno a finire i loro soldi. Potrebbe essere meno credibile fare un crowdfunding troppe volte o farne uno senza avere una solida fanbase. Il nostro primo crowdfunding è stato un successo, perciò non abbiamo avuto un’esperienza negativa e tutto sommato è andato meglio di quanto avessimo sperato. Ci penseremmo due volte a farne un altro a distanza ravvicinata comunque: non vogliamo approfittarci dei nostri fan.

 

Maddy Rose

Ho utilizzato PledgeMusic per la mia campagna. È stato abbastanza complicato risolvere la questione delle ricompense. Ad esempio, quando qualcuno sceglieva un’esperienza di live performance ma proveniva dagli Stati Uniti, non era abbastanza chiaro per me come questo avrebbe potuto funzionare. Non c’era nessuno che controllasse se le offerte fossero andate a buon fine, nessuno di PledgeMusic si è mai assicurato che potessi ricompensare adeguatamente i finanziatori. Completerò tutte le richieste di ricompense (download gratuiti dell’EP, concerti casalinghi), ma il fatto che non siano state monitorate rende la questione abbastanza strana.

Credo che agli occhi del pubblico il crowdfunding possa dare la chance di entrare in contatto con l’artista e di vivere con l’artista esperienze uniche e personali. Sicuramente alla fin fine l’artista chiede denaro, ma se lo controbilanci con un vero e proprio “servizio creativo” è come pagare un biglietto di un concerto. Se c’è abbastanza interesse nell’artista e nella sua musica, e la gente vuole supportarlo, penso che le campagne di crowdfunding funzionino alla grande. Probabilmente ne farei un’altra, ma solo quando avrò un seguito maggiore, per essere sicura di raggiungere il mio obbiettivo.

 


 

We asked some avengers of indie music about the pros and cons of their experience: which crowdfunding platform they chose and why; once reached the money goal, what bureaucratic obstacle they met while producing the album; finally, if they think that crowdfunding takes credibility away from the artist.

 

Valerio Lysander

At first I was a bit confused by so many options, but eventually I chose Kickstarter. It’s one of the most used platforms, and very user friendly, its layout is quite intuitive and it has a lot of support material to use to prepare a successful campaign. Also, they only take 5% commission which is quite good compared to Others.

There’s a lot of background administration in addition to the creative process, but more than bureaucratic, the hassles are more related to promotion, marketing and respecting timelines. And as an independent musician you have to do all that on your own. In my pledge campaign I am asking my backers to help me with this final part of the process. I have produced and recorded the whole album with my own money and for 13 tracks, that was quite a big amount. If the campaign is successful, I will use the amount for the final mixing and mastering, press CDs and vynils, lyric books, to support distribution costs and help with the promotion. So, money apart, the difficult bit is taking care of all this and make the right choices trying to be cost effective and timely.

I don’t think having a crowdfunding campaign makes an artist less credible. In fact, it could be the opposite. It shows the world that you have people who believe in you and your music. Also, I reckon that it helps your audience understand that music is not just magic, but that the creative process requires time and money, and so does the practical recording and producing. This is what I talk about in my latest single If You Were Me You Would Be, that I launched together with the campaign. It’s an anthem of the independent musician (or any other person in the creative industry), giving his art to an audience that expects it for free, not understanding its monetary value.

 

Max Bandicoot

I choose a platform called KissKissBanBank, made by a French company, as my project is mainly French. I picked them especially because they let you do you projects in many languages.

The biggest obstacle I could meet is promoting the project outside of my fanbase, by getting press and blogs talking about it, or having it featured on Spotify or Youtube playlists.

I don’t think it takes credibility away, as long as your independent. Nowadays fans want to be close to you and want to support you in many ways. Crownfunding is a good way to get help from people willing to give it, and to give them special rewards for it. I reckon in order to keep your credibility safe you need to be as transparent as possible with your fans and make it sound like you want them to be involved rather than begging for money. I don’t think it interferes with any carrers. Quite the opposite, the main issue for indie songwriters is usually money, and this kind of campaign helps a lot with it, as well as having people hearing about your project more.

 

Easymess

I chose KissKissBankBank for various reasons. It is hard to make a choice as so many are out there, and most of them have some really good reviews and are easy to use. So I went for the one I had heard the most good about, and I knew people who had used it before and shared their good experience with me. After a bit of research, it also happened to be one of the best ones in terms of customer service, which is true from my experience, and when it’s easy to be lost into a new way of raising money, it’s really good to be able to ask questins at every step of the process, and be followed by someone checking if all the steps are taken correctly, making sure that the presentation of the project is put in the best way possible to get people involved. KissKissBankBank also is one of the most welcoming template, not only to use, but how the project page looks and to be shared and integrated as a link into social medias and website.

So the EP I produced thanks to the crowdfunding was a concept EP, and the idea was to write, arrange, and record 4 songs in a night in the studio : 12 hours from 6PM to 6AM. So it was intriguing for the audience, but then mostly a huge adrenaine rush, especially after being funded by people, it does give a lot of pressure on these little 12 hours, as the challenge was to come in with nothing prepared, and everything happening on the night. Organizing it on my own (despite the participation of many musicians and songwriters in the creative process), it went really fast to actually make what I promised to the helpers, and instantly really slow after the EP was done. As I had seen crowdfunding from a helper experience before, it was mostly bands using this process, chich then allowed them to share the different tasks to organize how/what/when to give back to people who contributed. As a solo artist, it was incredibly long, as I copied all the cassettes tapes, wrote thank you letters, printed the stickers, stamped the envelopes, getting the download codes ready, and getting everything sent to the 49 people who had contributed to it. I would say preparing the gifts back and organizing addresses and posting is the stressful bit, especially without a team helping. Note to myself : for the next time, gather a team who can help out with all of that organization so that it happens as fast as possible and doesn’t drag for too long after the actual creative process is over.

I do not think it actually gives less credibility to the artist. It sure does, if anything, give a reminder to the audience that the artist has not been doing the production and financing on his own for many things before, it has an image of « first big production », or « next step » in my opinion. And this is actually how I felt it from people’s feedback. It ends up being a big promotion over an extended period of time that people can miss, and it mostly give people the feeling of being part of it, which is the most important thing. At the end of the day, having 50 people who feel like they’re part of your project makes you more credible than trying hard to produce something on your own, and getting less people who actually care about the project.

 

The Jellyman’s Daughter

We chose kickstarter because it seemed really user friendly and they only took 10% (pledge for example takes 15%) they also display what amount your target is which helps fans keep up with what you’re aiming for and how far off you are, whereas you can’t see the £ goal with pledge, only the percentage which i don’t think backers prefer.

The biggest obstacle we had after receiving the money was when we realised that the mixing/mastering process was going to take longer than expected and we didn’t really have enough money to cover everything we had planned for. So we had to rebudget, and use a lot of our own money too. But having said that we wouldn’t have asked for more – but just planned the mixing/mastering better. But all these things are a learning curve and we know now for the next time.

I don’t think the fans saw us as less credible. The support from everyone was more than we expected and I think everyone realises how tough it is out there for musicians without a label and are happy to help and actually see where there money is going towards. It might be less credible if you do a crowd funding campaign too many times or do one without having built up a solid fan base. But as this was our first crowd funder and it was a success we don’t have any bad experienced from it and overall thought everything went better than we could have hoped. We’d be wary to do another one any time soon though. You don’t want take advantage of your fans.

 

Maddy Rose

I used PledgeMusic for my campaign. It was a bit complicated sorting out the certain promised offerings/experiences from my side. When someone purchased e.g. a live performance experience and was from the US, it was not too clear for me how that should work out. There was no one ever checking if my offers were completed, no one from Pledge Music ever made sure I would stick to the promised offer that people pledged for. I will still finish off every offer (sending free Downloads to EP, house concerts) but the fact that it’s not been monitored is a bit weird.

I think through the eyes of the audience it gives them the chance to get in contact with the artist and provide them with unique and personal experiences with the artist. Surely at the end of the day the artist is asking for money but through balancing it out with a creative service the audience pays just like paying entry to a gig. If there is enough interest in the artist and music and people want to support that, I find crowdfunding campaigns work magic! I would do it again but probably once I was growed a bigger following to make sure I can increase my goal

 

 

Fonte immagine in evidenza: www.gooruf.com

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