Pavimenti appiccicosi, corpi sudati, il bicchiere di birra in mano. Non solo: le poltrone di un teatro, il silenzio che circonda un’esibizione, la comunione di un’esperienza dal vivo. Con l’emergenza Coronavirus iniziata a marzo, quella dei concerti dal vivo ci sembra una dimensione lontanissima. Su Artwave vi abbiamo consigliato, consapevoli delle incolmabili differenze, dieci live da godervi sul divano (li trovate qui); tuttavia le difficoltà del comparto dello spettacolo e della cultura non si esauriscono, com’è ovvio, nel nostro dovervi rinunciare. Di pari passo allo sforzo soggettivo di ognuno, c’è quello collettivo di una vera e propria industria la quale è innervata da centinaia di migliaia di lavoratori.

Col DPCM del 4 marzo scorso il governo ha sospeso tutte le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di ogni tipo. Poco dopo, con la chiusura delle attività commerciali, anche il mondo della distribuzione ha subito un contraccolpo immediato. Nelle prime settimane sospesi tra l’irrealtà e la presa di coscienza di un dramma che si stava (e si sta) consumando, proprio la musica è stata una solida compagna del lock-down italiano. Non solo con i flash mob musicali dai balconi delle città semi-deserte, ma anche nel parallelo mondo digitale sul quale inevitabilmente ci siamo accasati: innumerevoli le dirette spontanee e quotidiane messe in piedi da artisti grandi e piccoli, in un riflesso affettivo mirato ad accorciare le distanze che si erano accentuate.

© Mauro Bonomo

Un settore in ginocchio

Ovviamente, però, non si vive solo di amore e condivisione. In parallelo con questa dimensione, se vogliamo, affettiva, l’isolamento forzato ha avuto un impatto devastante a livello economico sul comparto musicale, che già in tempi normali fa fronte alle difficoltà di proporre un prodotto volatile quale quello dell’intrattenimento e della cultura. Portare sul palco una produzione musicale, così come organizzare un festival, è un lavoro immenso che coinvolge un gran numero di professionalità. Col blocco degli eventi tutto questo si è necessariamente fermato, lasciando nell’incertezza tantissime persone e imprese. Per questo le principali associazioni che rappresentano l’intera filiera imprenditoriale della musica hanno stilato una serie di richieste urgenti. Un settore che, secondo i dati di Italia Creativa, occupa oltre 169 mila persone e vale 5 miliardi di euro. Il rischio più grande è quello di un irreversibile crollo dei fatturati, con conseguente mancanza di liquidità e lo spettro del fallimento.

Non solo: il panorama musicale italiano è costellato di  realtà anche molto piccole, che negli anni sono riuscite a mettere in piedi eventi e progetti eccezionali (pensiamo all’Ypsigrock, o a etichette come Garrincha42records, ma ce n’è innumerevoli altri). Soprattutto per queste, e per la loro ricchezza cosparsa sul territorio da nord a sud, sarebbe di vitale importanza un intervento atto a sostenerle. 

Dieci punti

I dieci punti, a firma AFI, Anem, Assomusica, FEM, FIMI e PMI, presentati questa settimana al governo Conte, mirano a salvaguardare un settore che vede come drammaticamente tangibile la possibilità di venire spazzato via. Non solo per questi due mesi di mancati guadagni, ma anche e soprattutto per l’incertezza legata al futuro. Ancora impossibile, infatti, prevedere quali saranno i tempi (e le modalità) di un ritorno alle manifestazioni con il pubblico.

Queste le dieci proposte:

1.

Aumento del fondo emergenze (Art. 89 – DL Cura Italia) a 200 milioni ed elaborazione di criteri oggettivi per la ripartizione del Fondo Emergenze di cui all’art. 89 per i settori culturali colpiti dalla pandemia; le risorse dovrebbero essere allocate prendendo come parametro di riferimento le percentuali effettive di calo di fatturato, in maniera misurabile e certa, con una quota di riparto preferenziale per quei soggetti e quelle imprese che non usufruiscono di contributi pubblici e che quindi non godono di una rete di protezione. In questa fase di azzeramento dei consumi, è essenziale e imprescindibile difendere i soggetti più vulnerabili e meno protetti dalle pubbliche istituzioni. È altresì imprescindibile non fare differenziazioni di genere, garantendo quindi il sostegno a tutti i settori dell’industria musicale, dal live, alle imprese fonografiche e all’editoria musicale.

2.

Un contributo a fondo perduto per i mesi perduti a causa del lockdown alle imprese musicali.

3.

Sospensione di tasse e contributi per le industrie del settore musica per l’esercizio 2020, posticipando le contribuzioni con un meccanismo di rateizzazione pluriennale. Ricordando che la discriminante del calo di fatturato nel periodo di emergenza non è un metro sufficiente di valutazione tenendo conto che molte fatture non vengono saldate per mancanza di liquidità e che alcuni comparti del settore musica, come il diritto d’autore e i diritti connessi, subiranno un impatto negativo ancora superiore a quello attuale nei prossimi due anni.

4.

Estensione della durata dei voucher da 12 a minimo 18 mesi per i concerti annullati (art. 88 DL Cura Italia).

5.

Creazione di un bonus cultura per le famiglie (estendendo l’attuale bonus per i diciottenni).
L’estensione del tax credit per le produzioni musicali, oggi previsto solo per l’opera prima, seconda e terza a tutte le produzioni, così come avviene nel cinema.

6.

IVA al 4% per la musica e lo spettacolo, così come avviene per i libri. La discriminazione sull’imposta è storicamente incomprensibile e lo è tutt’ora in questa fase di crisi sistemica nella quale è necessario al più preso rilanciare i consumi.

7.

L’annunciato “reddito di emergenza” deve coinvolgere anche figure anomale, contratti a chiamata e precari vari, del settore dello spettacolo ad oggi non ricompresi nell’articolo 38 relativo all’indennità ai lavoratori dello spettacolo, articolo che ha introdotto troppe variabili che esclude moltissimi lavoratori.

8.

Revisione delle pendenze erariali per gli organizzatori di spettacoli dal vivo per appianare tutte le asimmetrie nell’applicazione dell’IVA sugli spettacoli dal vivo. In particolare:

– occorre precisare che l’IVA sulle “prestazioni di spettacolo” deve essere un’IVA agevolata al 10% anche sulle operazioni funzionali e che sono connesse alla realizzazione dello spettacolo e alla connotazione artistica del medesimo (e cioè l’IVA deve essere agevolata anche per il service fonico e di luci che sono ormai imprescindibili e necessarie, come anche per i numerosi facchini che devono essere parte delle troupes);

– in deroga all’attuale sistema, per settore della musica popolare contemporanea e dei promoter in particolare chiediamo una compensazione dell’IVA rapida e immediata: la categoria deve già lavorare con contratti che i piccoli comuni onorano con 18 mesi di ritardo; almeno il rimborso IVA deve essere in questo 2020 rapido e tempestivo, entro 30/45 giorni. Ovvero articolare un sistema di compensazione funzionale ed efficiente per questa fase di crisi dovuta al Covid-19;

– superamento del regime di “Split Payment”: in questo momento di contrazione totale dei consumi diventa necessario il superamento di questo regime che ha azzerato la liquidità delle aziende, specie quelle che lavorano con la pubblica amministrazione

9.

Apertura di un tavolo tecnico di confronto con il Comitato tecnico-scientifico e la Task Force presieduta dal Dott. Colao con la presenza di una rappresentanza delle Associazioni in grado di fornire indicazioni sugli strumenti di controllo e prevenzione da adottare in futuro alla ripresa delle attività live. In questa sede dovranno anche essere studiati sistemi per la formazione del personale di sicurezza sull’utilizzo delle strumentazioni come termoscanner per la ripresa dell’attività dei concerti live.

10.

Certezza sui tempi per la ripresa delle attività ai fini di una efficace programmazione dei lavori.

 

 

immagine di copertina: © Roberto Panucci / Ypsigrock festival
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