Sembrava che il concetto di esibizione virtuale si sarebbe limitato solo agli artisti che, durante l’attuale periodo di isolamento globale, si sono esibiti dai propri profili social riempendo le nostre giornate, e invece no, si è esteso fino al più grande concerto italiano, che proprio quest’anno compie 30 anni di vita.

© Scaletta Concertone Primo Maggio 2020

Sarebbe bello poterlo immaginare solo come un modo alternativo di celebrare l’anniversario, ma la realtà ci porta con i piedi per terra, e in virtù del rispetto delle norme disposte per far fronte al COVID-19, ci viene mostrata una San Giovanni che ieri sera piangeva silenziosamente un’assenza incolmabile. Una piazza vuota, quella che negli anni passati si è sempre nutrita di masse scalpitanti di giovani riuniti per l’emozionante atmosfera di unione e fratellanza con cui la musica abbracciava letteralmente il popolo. E ritornerà a farlo.

Per la prima volta, il concerto del Primo maggio si svolge senza pubblico, con esibizioni registrate nella sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, e altre location scelte dagli artisti stessi, come la Terrazza Martini di Milano per la Nannini, Piazza Signoria a Firenze per Irene Grandi, o il Palazzo Sturm a Bassano del Grappa per Francesca Michielin.

Che venga chiamato distanziamento fisico e non sociale, dice Vasco Rossi, che apre il concerto con un messaggio registrato direttamente da casa sua. Seguono Alex Britti, Francesco Gabbani, e Lo Stato Sociale esibitosi a Piazza Maggiore a Bologna, di cui ci vengono mostrate emblematiche riprese di una città vuota (com’è giusto che sia da disposizioni). La band attenta a non occupare con attrezzature e strumenti la piazza, anche se sporadicamente circondata da pochi passanti in mascherina e non, come se fossero degli elementi cinematografici, ci offre così una particolare versione di “Una vita in vacanza”.

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Tante le esibizioni toccanti: “Bella Ciao” di Tosca; “Costruire” di Niccolò Fabi; ancor più Dardust in solitaria con il suo pianoforte nel Museo del ‘900 a Milano; Cristiano Godano dei Marlene Kuntz con una versione acustica emozionante di “La canzone che scrivo per te”; una Margherita Vicario esplosiva e anarchica in “Mandela”, che riempie d’orgoglio la voce concreta e diretta della gioventù italiana.

A chiudere, l’Orchestra Santa Cecilia ad omaggiare Ennio Morricone, e Alex Britti che, solo con la sua chitarra elettrica, si è esibito a Piazza San Giovanni rivelando la potente forza comunicativa ed evocativa della musica che, come in questo caso, non conosce ostacoli.

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Due ospiti internazionali hanno omaggiato l’Italia con la loro presenza, Sting e Patti Smith, in profondo legame con il nostro Paese da sempre e che neanche in questo caso ci hanno lasciati da soli. La Smith si era già esibita, in diretta dai social, con la figlia Jesse Paris pochi giorni fa per mostrarci la loro vicinanza e, in onore del concerto, si esibiscono nella loro significativa versione di “Grateful”, per esprimere tutta la gratitudine nei confronti dell’Italia. Sting, invece, suona “Don’t stand so close to me”, scelta abbastanza iconica, se non ironica, data la situazione.

Quest’anno è mancato ciò che rende veramente grande il concerto del Primo Maggio: il popolo, l’unione, il calore, le urla, le lacrime di emozione per un brano che sembra parlare di noi, la gioia, e ancor di più la spensieratezza.

In compenso, la musica non è mancata, le emozioni nemmeno. Questo Concertone, così particolare, non sia solo manifesto delle mancanze sopra citate, ma che sia d’esempio per un dovere cittadino a cui alcuni italiani ancora vengono meno.
Soprattutto, in un periodo in cui, ora più che mai, siamo davvero tutti responsabili delle nostre azioni: cittadini e Stato, nessuno escluso.

Immagine di copertina: © Facebook Primo Maggio Roma
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