Il 9, 11 e 13 maggio si svolgeranno le semifinali e la finale della sessantaduesima edizione dell’Eurovision Song Contest 2017. Ad ospitarlo quest’anno tocca a Kiev, conseguentemente alla vittoria dell’Ucraina lo scorso anno.

Ai non navigati potrebbero sorgere due domande:

Perché solo due semifinali e una finale? Che ne è del resto della competizione?

E perché, in generale, ancora questo Eurovision?

L’Eurovision vero e proprio, ovvero lo show che seguiremo in tv, si compone esclusivamente di due semifinali e di una finale. Negli ultimi cinque mesi le nazioni partecipanti hanno annunciato i loro campioni, scelti per selezione interna o attraverso un festival nazionale, come accade in Italia con il nostro Festival di Sanremo. I fantomatici termini di selezione interna possono risultare curiosi, se pensiamo a una nazione come la Repubblica di San Marino, che ha meno abitanti della galleria commerciale Porta di Roma il sabato pomeriggio. Difatti è successo che San Marino abbia cercato di ricorrere a dei surrogati come Tony Maiello (X-Factor), previo pagamento di una piccola tassa di 500000 euro da parte del prescelto extracomunitario, per avere onori e visibilità. Ad ogni modo i paesi partecipanti sono suddivisi in due serate; solo i migliori fra questi – dieci per ogni semifinale – potranno accedere al gran finale del 13 maggio. Le teste di serie, ovvero i Big Five, possono accedere automaticamente alla finale, insieme alla nazione ospitante: Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna e Italia fanno parte di questa categoria speciale, essendo i maggiori contribuenti dell’EBU (European Broadcasting Union). Tranquilli, tutto regolamentare, niente marchette.

Le regole per il televoto sono sempre le stesse (non si può votare per la propria nazione), come anche quelle per la canzone presentata:

Non deve durare più di 3 minuti;
Può essere di qualunque genere e cantata in qualunque lingua, anche inventata;
Non può essere cover o ispirata ad altro brano edito, pena la squalifica;
Non deve avere una scenografia o una coreografia controversa (in particolare sono vietati gli animali);
Non deve avere contenuti politici, pubblicitari, o offensivi.

Tutti e 42 i concorrenti dovranno sfidarsi sportivamente per portare a casa l’ambito premio e la possibilità di far ospitare alla propria nazione l’Eurovision l’anno prossimo.

E questa clausola ci porta a rispondere alla seconda domanda (con un’altra domanda): perché un festival che nel 2015 è stato riconosciuto dal Guinness Book of World Records come la più longeva trasmissione televisiva di competizione musicale (è in onda ogni anno dal 1956) è talmente bistrattato da alimentare la maldicenza secondo cui i paesi in gara mandino al contest le canzoni più brutte proprio perché non disposti ad accollarsi le spese per organizzare l’evento l’anno successivo in caso di vittoria? L’Eurovision non lo vuole veramente nessuno? Eppure nel 2015 c’è stata un’espansione transoceanica, con l’entrata speciale dell’Australia nella gara.

L’organizzazione è presa molto sul serio, tanto da dover fronteggiare delle controversie: la cantante russa Yuliya Samoylova era stata selezionata per rappresentare la sua nazione agli Eurovision 2017, con la canzone Flame Is Burning; ma a marzo è stato ufficializzato un divieto di accesso sul territorio ucraino nei suoi confronti di una durata di tre anni, per aver attraversato illegalmente il confine ucraino in occasione di un’esibizione in Crimea nel 2015. Secondo la legislazione ucraina, infatti, entrare in Crimea dalla Russia è illegale. Jan Ola Sand, supervisore del contest, ha tenuto a specificare: “Va contro lo spirito del concorso e la nozione di inclusività che si pone nel cuore dei suoi valori. Continueremo a dialogare con le autorità ucraine con l’obiettivo di assicurare che tutti gli artisti possano esibirsi al 62° Eurovision Song Contest a Kiev”. Ciononostante il 31 marzo 2017 il divieto di accesso nei confronti della Samoylova è stato reso definitivo, e poche settimane dopo Channel One Russia ha annunciato ufficialmente che la Russia non avrebbe partecipato alla competizione e non avrebbe più trasmesso l’evento.

Un’altra controversia minima di natura artistica ha come protagonisti i campioni norvegesi, JOWST e Aleksander Walmann. C’è stato un contenzioso fra NRK, l’emittente nazionale norvegese, e l’EBU riguardo l’abolizione della regola che proibisce l’uso di voci pre-registrate durante le performance degli artisti all’Eurovision. In Grab the Moment infatti ci sono molte “voci elettroniche”. JOWST e Walkmann si augurano che gli altri partecipanti non sollevino proteste al riguardo e che nei prossimi anni le regole della competizione si modernizzino in vista di proposte musicali più originali. Ascoltando il brano, però, le voci di corridoio (non quelle elettroniche) riguardo le canzoni brutte portate all’Eurovision a mò di curniciello sembrano trovare conferma.

Mors tua vita mea, verrebbe da dire leggendo di questi spiacevoli intoppi per le altre nazioni in gara. Quest’anno abbiamo Francesco Gabbani! Vinciamo noi! Il brano in gara è una versione modificata rispetto a quella che ha vinto la selezione sanremese: è ridotto a tre minuti come da regolamento, risultando mozzato di una strofa (“Piovono gocce di Chanel su corpi asettici” etc).

Tutto chiaro? Spiegone finale e poi filate a scrivere il promemoria sul cellulare!

Prima semifinale: 9 maggio 2017 dalle 21:00; vi parteciperanno 18 stati e voteranno anche Italia, Regno Unito e Spagna. Si esibiranno in quest’ordine: Svezia, Georgia, Australia, Albania, Belgio, Montenegro, Finlandia, Azerbaigian, Portogallo, Grecia, Polonia, Moldavia, Islanda, Repubblica Ceca, Cipro, Armenia, Slovenia e Lettonia.

Seconda semifinale: 11 maggio 2017 dalle 21:00; vi gareggeranno 18 stati (fino al ritiro della Russia le nazioni in gara avrebbero dovuto essere 19) e voteranno anche Francia, Germania e Ucraina. Si esibiranno in quest’ordine: Serbia, Austria, Russia, Repubblica di Macedonia, Malta, Romania, Paesi Bassi, Ungheria, Danimarca, Irlanda, San Marino, Croazia, Norvegia, Svizzera, Bielorussia, Bulgaria, Lituania, Estonia e Israele.

Finale: 13 maggio 2017 alle 21:00; per un totale di 26 Stati, gareggeranno i 10 paesi qualificati durante la prima semifinale, i 10 paesi qualificati durante la seconda semifinale e i 6 finalisti di diritto, ovvero Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Ucraina. Il 14 marzo 2017, a seguito di un’estrazione, è stato deciso che l’Ucraina, lo Stato organizzatore, avrebbe cantato al ventiduesimo posto.

Le semifinali saranno trasmesse su Rai 4 e la finale su Rai 1, e l’intero evento su Radio 2. Le semifinali su Rai 4 e Rai Radio 2 e la finale solo su Radio 2 saranno commentate da Andrea Delogu e Diego Passoni, mentre alla finale su Rai 1 sono stati riconfermati al commento Flavio Insinna e Federico Russo.

Un’ultima chicca per stupire i vostri invitati durante la visione dell’Eurovision: il logo dell’edizione di quest’anno rappresenta una collana di perle tradizionale ucraina, chiamata Namysto. Ma, in fondo, chi vogliamo prendere in giro? L’Eurovision è la versione istituzionalizzata dei saggi di danza di fine anno delle nostre cuginette a cui non volevamo assistere nemmeno sotto pagamento. Ma è pur sempre un’esperienza.

© riproduzione riservata