Non è necessaria la venuta messianica di un’etichetta dalle utopiche intenzioni né di un santone-artista di riferimento che faccia da spartiacque, bensì di una radicale riconversione del concetto di artista stesso. […] In una società dove i social media non sono il mezzo ma influenzano la comunicazione in sé, è possibile far fluire nuovi messaggi, creare nuovi dimensioni, costruire una rete autentica? La possibilità c’è e spetta soltanto a noi difenderla e diffonderla.

Le parole profetiche e galvanizzanti che avete appena letto sono tratte da un forte articolo di Selvaggia Vidal, Fenomenologia dell’artista moderno: il dualismo tra opportunismo e solidarietà. In questo scritto l’autrice delinea perfettamente la salute attuale della comunicazione e dell’intrattenimento, come anche degli attori che si giostrano attorno a contesti criptici e impervi. L’artista ha bisogno di luoghi accoglienti e comprensibili, stanze mentali calde e sgombre da boicottatori, corridoi di occhi, orecchie e cuore in cui si possa ancora percepire la voglia di trasmettere qualcosa al pubblico, mescolandosi con esso.

Basta poco per guardarsi alle spalle e sentirsi spaesati, sopraffatti da una sepsi pseudo-intellettuale talmente mainstream da far paura. Basta poco per demordere ed appendere al chiodo i sentimenti, eppure c’è chi non smette di crederci e rende il raro un bel modo di pensare la normalità. Come il team che ha ideato il concept di GhisAstato.

GhisAstato è un’interessantissima realtà che pone le proprie radici a Bologna. Il nome si compone in due parti: la prima, Ghisa, è un contenitore artistico, etichetta discografica e magazine, mentre Astato è ricerca di espressione, terra di mezzo tra l’artista e l’art director, agenzia di booking e circolo virtuoso per coinvolgere talenti. La narrazione di rottura è il tema principale di quest’intuizione giovane, brillante e correttamente ambiziosa: se vivere con passione può ormai essere considerato un crimine, allora ben vengano le provocazioni di questa natura.

Avanguardista è anche la scelta di lanciare un proprio format, connubio di freschezza e professionalità: battezzato come la roccia fusa che, unita ai gas, forma lingue di fuoco che seducono il collo dei vulcani, MAGMA sembra pronto a garantire un’esperienza totale ed immersiva. L’intento convince fin dall’esordio, tenutosi il 18 ottobre nel capoluogo emiliano presso il Granata. La serata è stata introdotta dalla sperimentazione audiovisiva intitolata DOG UNIT EXPERIMENTAL SOUND ed ha visto il susseguirsi delle performance di cinque poeti (Emanuela Rizzuto, Enrico Pieraccini, Matteo Polonara, Alessandro Spinelli e Giulio Ieraci), con la musica dal vivo di Alessio Ciccolo aka CiC, del rocker Mario IOB e della psichedelia singolare dei GRàVE; composta da un mix di esibizioni artistiche spazianti dai visual set, ai reading ed ai live musicali, MAGMA ha portato nell’aria il buon profumo di una scommessa seria e consapevole, senza il senno di poi, ma con l’impulso di esserci nel presente e lasciare traccia di sé, impressionare, coinvolgere, plasmare sensazioni.

MAGMA è arte, eterogeneità, connessione viscosa quanto virtuosa tra le diverse anime della scena artistica locale e regionale. Ed è show, collaborazione costruttiva, necessaria per la realizzazione di serate ricche di contenuti artistici strettamente connessi con quanto accade nel territorio che li accoglie e li forgia. Il progetto si pone in supporto allo shadowplay culturale di Bologna, scenario complesso, dinamico e ricco di presenze svariate, così come diversificato è il pubblico destinatario di queste esibizioni in continuo divenire; l’intento ultimo è la messa a punto di un’atmosfera condivisa capace di rendere protagonisti sia gli abitanti del palco sia chi vi si pone di fronte creando un contatto umano, dando loro la possibilità di parlare, dialogare, agire e concretizzarsi in più ambiti.

Una delle parole chiave diventa “umanità”: è necessario porre l’attenzione sulle nuove entità emergenti così come tra coloro che già possiedono un background consolidato, proporre appuntamenti artistici a cadenza regolare al pubblico, protagonista indiscusso di un rapporto empatico senza rivali. La pienezza distintiva del gruppo di GhisAstato si concretizza con il lancio di ::::numeR_0::::, il numero 0 del nuovo magazine GHISA in cui il breaking point – tutt’altro che anacronistico – si fa carta stampata, culla per pensieri e riflessioni, manna per spiriti irrequieti in cerca di affinità elettive. Questa prima edizione contiene proprio l’articolo citato in apertura: le pagine bianche e nere si accordano con eleganza nel contrasto cromatico, ma non si fanno la guerra, sono la resa materiale di un’ideale di buio e luce, di crescita e sfida, di evoluzione ed apertura in un mondo difficile.

La ghisa è universalmente nota per la bassa qualità ed il suo grigiore, del magma si ricorda il fervido carminio borbottante. GhisAstato abbatte etichette e definizioni con la missione di salvare, redimere, promuovere ed armonizzare emozionalmente in un progetto multicolor uno dei doni più inspiegabili e preziosi che possediamo: l’arte. Gli artisti, d’altro canto, saranno in mani sicure Al lavoro di queste giovani menti vanno i nostri migliori auguri.

Salvare, proteggere ed incentivare i luoghi fisici di ritrovo dove si sviluppano ancora network artistici senza vincolo alcuno, se non quello di emozionare, condividere, creando un’interazione orizzontale tra artista e platea. È nostro dovere ricollocarci in un quadro dove non siamo più in posa, ma abili pittori di uno scenario che può e deve riflettere i nostri istinti anche più primitivi, con l’obiettivo non facile di vincere una guerra dove sono in gioco la libertà d’espressione e il vezzo facile di cadere in opportunismi facili. La strada è lunga ma inizia da qui.

 

Per maggiori informazioni: GhisaAstato

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