Una leggenda metropolitana vuole che il centro storico di Genova sia il più grande d’Europa. Poco importa che non sia così, perché il suo fascino incastonato nel dedalo di vicoli rimane intatto. L’unica regola da tenere a mente quando vi ci si avventura, abbandonati Google Maps ed ogni cartina, è la certezza che per uscire da quel labirinto basta scendere verso il mare. Non importa come, seguendo quali strade: ad un certo punto si apre davanti agli occhi il Porto Antico. Come uno squarcio luminoso invade gli occhi e raccoglie i turisti, un vero centro nevralgico. Non solo si affaccia sul mare, ma è come lo abbracciasse.

È qui, nell’arena del mare al Porto Antico, che da qualche anno a questa parte ha trovato la sua sede il Goa Boa, ormai tra i più longevi festival estivi italiani, che in passato aveva girovagato per Genova. Nata infatti con l’intento di riconvertire luoghi abbandonati della città, la manifestazione ha da qualche tempo trovato la propria stabilità nel cuore del capoluogo ligure, proprio in mezzo al mare.

“GOA” a suggellare il legame con la città (è il codice dell’aeroporto di Genova) e “BOA” in quanto punto di riferimento, una meta per gli ascoltatori.

Caratterizzato fin dall’inizio da una certa attenzione alla scena italiana, proposta senza preconcetti e restrizioni di genere, il Goa Boa segue questa linea cercando di unire a nomi affermati anche nuove realtà emergenti. In una scena italiana nella quale le attività culturali come i festival non sono propriamente trattate coi guanti bianchi, preferendo di gran lunga puntare e sponsorizzare grandi concertoni travestiti da festival (leggasi per esempio Rock In Roma), esiste e resiste una serie di realtà che oltre all’organizzazione di manifestazioni porta avanti anche attività culturali sui territori, proprio come l’associazione Psyco – che organizza il Goa Boa.

Dialogare con il pubblico, insomma, cercando di stimolarlo e coinvolgendolo anche con l’organizzazione di contest per giovani band che mettono in palio la possibilità di esibirsi in apertura dei concerti.

Così nel tempo il festival è cresciuto gradualmente coinvolgendo – oltre ad un numero sempre maggiore di spettatori – anche artisti internazionali come Paolo Nutini, George Ezra, LCD Soundsystem, Antony And The Johnsons e tra i quali è inevitabile per una serie di motivi citare Manu Chao, protagonista di diverse edizioni, tra cui quella del 2008, per il decennale del festival e per il 60° anniversario della dichiarazione dei diritti umani: in una città che ha vissuto i drammatici giorni del G8 nel 2001, nei quali lo stesso cantante francese era stato protagonista con un concerto in sostegno del movimento no-global, il messaggio lanciato risulta anche a distanza di tempo ancora molto forte ed esplicito e testimonia un legame forte tra il festival e Genova.

Manu Chao

Dimostrazione della ricerca di nuovi filoni vitali della musica italiana (e non) è stata, l’estate scorsa, l’accoglienza di artisti come Dark Polo Gang, Ghali, Sfera EbbastaCarl Brave x Franco126, contribuendo a renderli le realtà affermate e solide che sono oggi.

E all’insegna di una spiccata italianità si preannuncia anche l’edizione di quest’anno. Oltre ai ritorni di Caparezza e Negrita, già stati da quelle parti ormai più di dieci anni fa, nelle cinque serate spalmate per il mese di luglio ci sarà spazio ancora per l’hip-hop italiano che tanta fortuna sta trovando in questi tempi: Coez, che ormai ha raggiunto il grande pubblico, il genovese Tedua, forte del successo di MowgliFrah Quintale, uno dei veri crac dell’inverno appena passato, come anche il rap “giocoso” dei Coma_Cose; e poi Motta, Ministri  entrambi in tour con i rispettivi nuovi album.

Ma la line-up si arricchirà ancora, quindi ricordatevi che tra i vicoli della vostra estate basta scendere verso il mare per arrivare al Goa Boa. 

Qui sotto trovate il programma provvisorio:

Venerdì 13.07.18

NEGRITA
KIOL

Venerdì 20.07.18

MOTTA
MINISTRI

Sabato 21.07.18

CAPAREZZA
MUDIMBI

Domenica 22.07.18

TEDUA
FRAH QUINTALE

Mercoledi 25.07.18

COEZ
COMA_COSE

 

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