Ci voleva proprio.

Jennifer Lopez e Shakira, che si sono esibite alla cinquantaquattresima edizione dell’Halftime Show del Superbowl, hanno rispettivamente 50 e 43 anni; ma quando vedi una star sul palcoscenico non ci pensi. Quando vedi una star, una vera star, che si esibisce al massimo della sua forma, vorresti solo che non se ne andasse più. Jennifer Lopez e Shakira hanno ricordato al mondo in cosa consiste quella sensazione.

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Lady Gaga aveva incantato tutti sul palco della cinquantunesima edizione, nel 2017, ma le due performance seguenti (quella di Justin Timberlake, sottotono e controverso dopo lo scandalo nel 2004 con Janet Jackson, e quella dei Maroon 5 che più mediocri non si potevano pensare) sembravano indicare un progressivo declino nell’ascendente dell’Halftime Show.

Jennifer Lopez e Shakira stracciano quella convinzione, portando con sé tutto il carisma e il fascino delle popstar che sono diventate. Il cinquantaquattresimo halftime show si conferma come uno spettacolo pop d’altri tempi, sponsorizzato persino dalla Pepsi (impossibile non pensare all’iconica pubblicità con Britney Spears, P!nk e Beyoncè nei panni di tre gladiatrici al Colosseo), che unisce i successi senza tempo delle due dive con alcune hit più moderne, meno iconiche, senza che si veda da nessuna parte la linea di demarcazione.

Pubblicità della performance
© Pagina Facebook Jennifer Lopez

Ed è guardandole che si vede quanto, nonostante i pedigree e la durata cronologica delle loro carriere, nessuna delle due sia invecchiata come artista. Si può scoprire che la coreografia di She Wolf, in cui le ballerine imitano i gesti di un animale sul sentiero di caccia, è iconica adesso come lo era nel 2009.

Che l’immagine di Shakira con una chitarra elettrica può scatenare gli stessi applausi oggi che allora. Che persino Bad Bunny, forse una delle nuove presenze musicali meno gradite del panorama moderno, può fare una figura discreta nella cover di I Like It Like That (originariamente di Cardi B), e presentarsi come un rapper di primo livello vestito d’argento dalla testa ai piedi. E che quei movimenti di bacino che ai tempi di Whenever, Wherever, hanno incantato uomini e donne di tutto il mondo, sono ancora spettacolari.

La sua coreografia utilizza un ballo, la champeta, che ha origine dalla comunità afrocolombiana di Cartagena: un tributo di Shakira alle sue origini. E forse il suo outfit iniziale, rosso rubino, potrebbe essere una citazione a Gazelle, personaggio doppiato dalla cantante nel film Disney Zootropolis. Ma chi può dirlo?

Jennifer Lopez appare su un palo da lap dance, senza preavviso, bella come la prima volta che si è vista, e i colori cambiano. I rossi e i marroni accesi di Shakira si fanno scuri, freddi, verdi e neri. Un’atmosfera completamente diversa, da club di dieci anni fa, ed il posto perfetto dove esibirsi con Love Don’t Cost A Thing e On The Floor. La protagonista di Le Ragazze Di Wall Street balla con un’energia inarrestabile, superba nel suo body argento Atelier Versace, con una coreografia frenetica e instancabile. J. Balvin è meno benvenuto, soprattutto nei suoi dozzinali abiti da domenica passata davanti alla TV, ma praticamente non lo si vede dietro ai lustrini della signora – la canzone che canta, Mi Gente, non è nemmeno del tutto sua, e rappresenta un attimo di anonimato in uno scenario altrimenti esplosivo.

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Le cantanti erano state criticate per la loro apparizione a una performance della NFL, con colleghi come Rihanna e Cardi B che rifiutavano l’offerta di esibirsi per non vendersi. Il licenziamento dell’atleta Colin Kaepernick per essersi inginocchiato durante l’inno nazionale come protesta contro l’atteggiamento violento della polizia americana rimane un atto orrendo, e giustamente criticabile.

Tuttavia sapere due cantanti latinoamericane, soprattutto se prodotte da Jay-Z, sul palco assieme non poteva tuttavia non far presagire una presa di posizione. Ecco allora che la Lopez viene accompagnata da un coro di bambini con addosso magliette ritraenti la bandiera americana – tra cui la giovane figlia Emma – cantando assieme Let’s Get Loud, con enfasi sulla frase “non c’è nessuno che possa dirvi cosa dovete fare”.

E poi canta Born In The USA di Bruce Springsteen, con addosso un mantello di piume a forma di bandiera portoricana: e il pubblico su Twitter si accorge che le strutture in cui i bambini stanno cantando somigliano a delle gabbie, e la presa di posizione della Lopez incide nella leggenda questa notte speciale.

Viene allora da temere che le dame non si incontrino, che il palco sia condiviso di nome ma non di fatto. Ma alla fine, gioia, succede – e quei pochi secondi che condividono affiancate con Waka Waka sono così belli da sperare non scompaiano mai davvero. Quasi dispiace, quando si capisce che sta finendo e che si stanno ritirando. Ma alla fine, in fondo, non importa. Sono agili, sono bellissime, sono in perfetta forma, sanno ancora cantare dopo una carriera ventennale, e sanno come usare la loro potente voce. Un Halftime Show con tutti i crismi – di nuovo. “What a time to be a Latina, scrive su twitter Mercedes Delgado (@mercedesdel9). Se lo godano tutto. Se lo meritano appieno.

Fonte immagine di copertina: pagina Facebook Shakira
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