Dal 2015 il Festival Metropolitano Bari in Jazz rappresenta una delle proposte culturali più attese e di qualità dell’estate Pugliese. Il programma della stagione 2019 ha previsto più di venti performance dal vivo per quasi due mesi di spettacoli tra i comuni dell’area di Bari e Brindisi, portando sui loro palchi artisti jazz e di musica africana, europea, brasiliana e indiana.

Tra i comuni con l’offerta più organica troviamo Fasano, in provincia di Brindisi, grazie alla collaborazione virtuosa con l’amministrazione comunale della città e il coordinamento degli eventi affidata al Consigliere comunale delegato Pier Francesco Palmariggi.

Francesco De Gregori a Fasano

I due appuntamenti più prestigiosi del programma fasanese sono stati i concerti di Francesco De Gregori il 21 luglio, con la Gaga Symphony Orchestra e lo Gnu Quartet in uno spettacolo che ha ripercorso tutti i più grandi successi di quasi cinquant’anni d’attività del cantautore e quello di Caetano Veloso il 22 luglio, che ha concluso a Fasano la sua tournée mondiale dopo Los Angeles, Chicago, New York, Boston, Miami, San Paolo del Brasile, Rio de Janeiro, Vienna, Berlino, Zurigo, Monaco di Baviera, Porto e Lisbona.

Caetano Veloso & sons a Fasano

E dopo la volta di Piazza Ciaia, teatro di questi eventi, nel mese di agosto Bari in Jazz si è trasferito al Minareto della Selva di Fasano, un esempio bellissimo di architettura eclettica in stile moresco che si presta benissimo alle atmosfere musicali orientali. E infatti qui si sono tenuti dieci concerti, tra cui Faraj Suleiman (13 agosto), il duo Mirko Signorile e Giovanna Carone feat. Daniele Sepe (10 agosto), Nicola Conte (14 agosto), Yakara Ensemble (16 agosto), la data in esclusiva nazionale della cantante afro spagnola Aziza Ibrahim (18 agosto) e il duo Redi Hasa e Michel Godard (18 agosto).

Caetano Veloso a Fasano

Abbiamo seguito per Artwave i concerti di Vitor Araújo e di The Dinner PartyVitor Araújo seduto al suo pianoforte era elettrico: muoveva le gambe, piegava la testa e con le mani faceva suonare ogni parte del pianoforte, dai tasti alle corde. Araújo è un pianista prodigio: classe 1989 nato in Brasile, sceglie il piano a nove anni per poi vincere nel 2005 un concorso nazionale come miglior pianista e miglior interprete della musica brasiliana. Sentirlo suonare, infatti, è un esercizio ipnotico che guida a una prospettiva verticale: Vitor Araújo è sul palco con gli occhi chiusi, la sua tecnica virtuosistica gli permette una resistenza che è indice della sua caratura artistica e rapisce lo spettatore, convinto dalla platea di assistere a un miracolo alieno. La performance di Araújo è un elogio alla aristocrazia della musica, grazie alla sua potenza che accompagna una tecnica eccellente. Vitor Araújo racconta il Brasile contemporaneo, affidandosi anche a riletture dei grandi compositori Villa-Lobos e Tom Jobim. Non vuole suonare solo le atmosfere della tradizione e lasciarsi guidare dalle strade già battute e di successo, intende piuttosto rivisitarle con l’elettronica e il minimalismo. Interessante una versione di “Moon river” di Henry Mancini e Johnny Mercer ansiogena, vista la scelta di rumori metallici di sottofondo, ma capace di imporre ugualmente la sua delicatezza. D’altronde è proprio questa commistione tra le due attitudini sonore a determinare la cifra stilistica di Vitor Araújo.

Vitor Araujo a Fasano

The Dinner Party è invece il trio composto da Vladimir Miller al pianoforte, Pierpaolo Martino al contrabbasso e da Adrian Northover al sax. Sì tratta di un progetto che unisce musica e letteratura: d’altronde sia l’ascoltatore che il lettore si mettono in comunicazione con l’altro partecipando a un dialogo fatto di meraviglia e interrogazione. E infatti la musica di questo trio resiste a ogni tentativo di identificazione e sistematizzazione, aprendosi a tutto ciò che è imprevedibile. Per esempio nel brano “The Window” il contrabbasso viene concepito come Mr Ramsay, il personaggio del romanzo woolfiano in “Gita al Faro“.

The Dinner Party al Minareto della Selva di Fasano

Il concerto si è articolato in tre set. In mezzo al sassofono contralto e al pianoforte dei due musicisti britannici, si è accomodato il contrabbasso di Martino che ha cucito la fantasia dei suoi colleghi. Il trio si è esibito in un dialogo serrato tra gli strumenti, mostrando avanguardia europea alternata a intervalli rilassati. Il progetto The Dinner Party rimanda a concetti chiave quali il dialogo e l’accoglienza. Ciò che più affascina del jazz è la sua capacità di abitare gli interstizi, andando oltre la soglia tra le differenze. Questo trio, che ha fatto dell’improvvisazione il suo punto di forza, utilizza un linguaggio che risulta essere sempre in viaggio. Ascolta il proprio corpo e quello dello strumento in dimensione di parità. Dopotutto il jazz può divenire in questo senso un modello per un’interazione sociale libera e non prescritta.

 

 

Immagine di copertina: Bari in Jazz ®
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